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E se l'attore è anche soldato
E se l attore è anche soldato
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Nel primo anno del secondo decennio del terzo millennio abbiamo tanti anniversari da ricordare e altrettanti da aspettare. Tre pochi anni ricorre il centenario dall’inizio della Grande Guerra, quest’anno addirittura ricorre il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Che c’entra con la valigia dell’attore direte voi! C’entra e come, perché anche gli attori hanno combattuto al fronte e perché è bello ricordare quello che tanti attori e attrici hanno fatto per alleviare le sofferenze spirituali dei soldati e far loro dimenticare per qualche minuto il pensiero della morte e della sofferenza. Pensiamo per esempio a Gustavo Modena, patriota e attore, cui è dedicato un teatro genovese, a sua moglie, Giulia Calame, che per amor suo abbandonò una famiglia nobile e combattè sulle barricate romane del Risorgimento accanto a Cristina di Belgioioso e Jessie White Mario. Più recentemente, pensiamo a una particolare organizzazione che si chiamava “Il teatro del Soldato” fondato da un gruppo di artisti tra cui Sabatino Lopez, che durante la prima guerra mondiale lavorava per portare il teatro al fronte. Uno degli attori che lo diresse fu Cesco Baseggio, grandissimo interprete goldoniano, di cui nel 2011 ricorrerà il quarantennale dalla morte. Baseggio era nato a Venezia ne. 1897, era figlio di un violinista e nel 1913 era entrato a far parte della compagnia di Fosco Giacchetti. Tre anni dopo andò in guerra e si mise in luce dirigendo in Albania il Teatro del Soldato che arrivava nelle retrovie nei giorni di riposo. C’era di tutto: fini dicitori, commedianti, artisti di varietà, prestigiatori, funamboli, sciantose, guitti. Una volta arrivò persino Eleonora Duse, tutta vestita di nero e applauditissima. Ci lavorarono anche una giovanissima Giuditta Rissone, prima moglie di Vittorio de Sica e molti altri, tra cui Emma Gramatica, Giulio Tempesti, Margherita Laderchi, Ada Nosotti. Solo nell’estate del 1917 furono organizzate dietro alla fronte della II e III armata complessivamente 150 rappresentazioni. “La brevità dei giorni e il delinare della stagione verso i freddi e le piogge”, si legge sul Giornale di Udine dell’8 ottobre 1917, impediscono per ora la continuazione di queste recite, che si svolgevano all’aperto davanti a gran masse di quattro, cinque, e persino seimila soldati. Mai il più piccolo inconveniente turbò la precisione e la regolarità degli spettacoli”. Per avere un’idea di come tali intrattenimenti venissero organizzati prima del 1917 si può leggere il bel saggio di G. Reina, dal titolo "Noi che tignemmo il mondo di sanguigno”, Ausonia, Roma, 1919. E’ un ricordo dovuto a tutti gli attori che hanno combattuto accanto ai nostri soldati e vestendo i panni di personaggi noti e sconosciuti, per portare la luce in un mondo di tenebra.
Inserita il 06 - 02 - 10
Simonetta Ronco
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