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Il grande Teatro in Musica ed in Prosa
Da Sofocle a Verdi, da Aristofane a Rossini...e così via...

La Rubrica è curata da Natalia Di Bartolo.
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Teatro Pirandello: un ELISIR d'amore e di coraggio
Teatro Pirandello: un ELISIR d amore e di coraggio
Agrigento, Teatro Pirandello, L'Elisir d'Amore: un duetto

“L’Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti (1797-1848), composta dall’autore nel 1832 in soli quattordici giorni (comprendenti pure la settimana impiegata per la stesura del libretto da parte di Felice Romani dal testo che Eugène Scribe aveva scritto per il musicista francese Auber e da cui è tratto il Melodramma) è un’Opera nota per la sua “leggerezza” ed il lieto, partecipe ascolto del pubblico, che viene coinvolto da una Musica brillante ed orecchiabile, che ritorna in mente con facilità, nei suoi passaggi più famosi. E’ anche uno scrigno sfarzoso e luccicante per la splendida Aria melanconica “Una furtiva lagrima”, cavallo di battaglia di generazioni di Tenori, che non smentisce la natura propriamente drammatica che animava l’ispirazione preponderante del genio Bergamasco. Tutto ciò è indubbio ed ampiamente comprovato, ma c’è sempre un “ma”, che in questo caso, ci piace immaginare nascondersi, infido, tra le pieghe del ricco mantello del dottor Dulcamara, ciarlatano tra il medico ed il mago, produttore del magico elisir, il personaggio “perno” della trama dell’Opera: la difficoltà di esecuzione.

Proprio per la caratteristica di “Melodramma giocoso” dell’”Elisir d’amore”, può sembrare che sulla scena, dal vivo, tutto possa e debba filare liscio, così come si ascolta nelle migliori esecuzioni registrate. Magari così fosse, soprattutto per gli esecutori! Sceglierlo poi, così come è avvenuto il 18, 19 e 20 novembre 2011 quale Opera d’”impatto” per riaprire al pubblico il Teatro Pirandello con una Stagione Lirico- Sinfonica “ufficiale”, l“Agrigento all’Opera”, risulta essere davvero un atto di estremo “coraggio”, che l’ELISIR donizettiano  pare sia stato capace di donare, insieme all’amore. E tale coraggio è da riconoscere senza alcun dubbio all’Amministrazione Agrigentina, guidata dal Sindaco Marco Zambuto, che si è affidata alla comprovata e perizia professionale ed organizzativa del M° Onofrio Claudio Gallina, il quale, con meritevole azione divulgativa e non indifferenti difficoltà e sacrifici, “porta” da tempo il Teatro d’Opera nelle “piazze” meno conosciute, ma non per questo meno esigenti…e che adesso, finalmente, approda ad Agrigento con un ambizioso e lodevole progetto di “Produzione teatrale”, che (come auspichiamo accada negli anni a venire) potrà essere in grado di porre il teatro agrigentino alla stregua dei teatri d’Opera più prestigiosi.

Dunque, dopo innumerevoli anni di “silenzio musicale”,  il Teatro Pirandello si anima, si veste di luci, di colori; in esso risuonano, prima dello spettacolo, fra le quinte, le quasi dimenticate sonorità dei vocalizzi degli interpreti;  nel golfo mistico l’accordatura degli strumenti. Si apre al pubblico, che, nonostante la pioggia battente, attende di entrare finalmente nel “Teatro d’Opera ritrovato” della città dei Templi.

Ed ecco allora venir fuori, come dalla sfera di cristallo che il suddetto Dulcamara porta in mano al proprio ingresso in scena dalla platea, un allestimento gradevole, colorato, coordinato da una regia vivace, affidata a Francesca Pipi su un’idea d’ambientazione curiosamente orientale, supportato anche dalla gradevolezza scenica di un cast prevalentemente “giovane”: le due “Adina”, Aude Prya Engel e Sabrina Colombe, che si sono alternate nelle tre serate: vocalità diverse, ma tutte da scoprire nel proprio evolversi futuro; il Nemorino dall’apprezzabile registro medio-grave di Spero Bongiolatti, il due Sergenti Belcore, anch’essi in alternanza,  di Giovanni Di Mare e Salvo Terrazzino, dal bel giovane timbro baritonale da cui trarre sempre il meglio, il Dulcamara esperiente e disinvolto sulla scena di Gerardo Spinelli, la voce squillante e graziosa della Giannetta di Antonella Infantino.

Tutti gli Artisti hanno dato il meglio di sé e soprattutto nelle parti più difficili dell’Opera, che non sono, checché se ne dica, le arie più celebri, quali la suddetta “Una furtiva lagrima” di Nemorino o “Della Regina Isotta”, “Prendi, per me sei libero” e “Chiedi all’aura lusinghiera” di Amina, bensì i tremendi duetti e concertati che si susseguono nell’Opera come spumeggianti fuochi d’artificio…ma da tenere bene in pugno: basta che sfugga una nota a qualcuno degli interpreti per “sfasarsi” e non andare più insieme, né fra di loro né con l’orchestra: riprendersi è difficilissimo, impossibile, a volte, in poche battute: si rischia l’osso del collo e gli artisti tutti lo sanno. Che dire poi dei “diabolici” recitativi? Trappole mortali. Ebbene: i Nostri si sono dati da fare davvero soprattutto in quelle parti e questo è assolutamente lodevole, perché sarebbe faciloneria e scorrettezza (però a volte accade!) prendere per il naso il pubblico cantando come registrazioni le arie famose e poi pasticciando nelle parti d’insieme e nei recitativi, con la scusa che “tanto, soprattutto quando c’è il coro che copre, nessuno se ne accorge”. Il pubblico se ne accorge, eccome! Tant’è vero che quello di Agrigento si è ben accorto di attenzione spasmodica e precisione degli interpreti proprio in tali parti, che costituiscono in realtà l’impianto portante e dunque anche le fondamenta, ancora pienamente ottocentesche e meravigliosamente “italiane”, dell’intera Opera ed ha gradito, con sentiti, ripetuti applausi a scena aperta.

Il Coro “Luigi Pirandello”, poi, una vera “scoperta”:  espressivo in scena, a tratti decisamente “sonoro”, ma corretto dalla prima all’ultima nota e comprensibile dalla prima all’ultima parola: attributo, quest’ultimo, di rarità assoluta, in qualsivoglia Coro di qualsivoglia anche grande e celebre Teatro. E vai a scoprire che dietro tutto questo impegno, Coro compreso, si cela l’opera paziente, ininterrotta e davvero ponderosa del M° Concertatore e Direttore d’Orchestra Giuseppe Messina, alla guida di una Mediterranea Chamber Orchestra “Città di Agrigento” che, dopo aver carburato alle prime battute, funziona come un orologio, con nota di merito ai solisti. Ogni Direttore d’Orchestra, in buca, compie un lavoro improbo ed il pubblico, a volte, forse perché lo vede poco, lo considera una “maglia dell’ingranaggio”. Invece è la colonna portante, il motore ininterrotto, il faro che guida, il respiro che dà i fiati, l’occhio e le mani vigili sempre, spasmodicamente, su tutto e su tutti. Questo è stato il M°. Messina per l’Elisir d’Amore ad Agrigento e per questo, dopo aver goduto dei tempi perfetti della concertazione e della grande professionalità della direzione, ci sentiamo di ringraziarlo.

Il Teatro si è andato riempiendo fino alla fine dello spettacolo; gli applausi sono stati scroscianti, al pari di quelli che pareva ormai fossero, al Pirandello, destinati esclusivamente alla Prosa. L’Opera è tornata, dunque, ad Agrigento. Speriamo che ci resti: questo arduo compito è ormai destinato soprattutto al pubblico ed agli abbonamenti, che si spera raggiungano il tutto esaurito ed aiutino a finanziare l’ambizioso ma fattibile Progetto, che si è, con l’Elisir, ormai avviato positivamente; speriamo di assistere a sempre più raffinati allestimenti e che si parli delle produzioni del Pirandello a sempre più alti livelli, ce lo auguriamo e lo auguriamo alla città di Agrigento ed a tutti i suoi melomani e appassionati, per moltissimi anni a venire.

 

Natalia Di Bartolo

per "Penna per Artisti" ©, Agenzia di Scritti d'Arte per l'Arte

 

 

Inserita il 20 - 11 - 11
Natalia Di Bartolo
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