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Il grande Teatro in Musica ed in Prosa
Da Sofocle a Verdi, da Aristofane a Rossini...e così via...

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SALOME' 'carnalità e lascivia-escatologia e sacralità' di Oscar Wilde ( II )
SALOME   carnalità e lascivia escatologia e sacralità  di Oscar Wilde ( II )

Prosegue Simone Domenico Migliorini nelle sue note di regia della Salomé di Osca Wilde: "La “mia” Salomè di Wilde non è una sfida: è un esigenza. Un’ esigenza di poesia, di bellezza, di eros, di turbamento...Salomè nasce dall'esigenza di non aver mai visto rappresentata la piece in modo appagante. Nessuna, tra le Salomè alle quali ho assistito, mi ha dato le emozioni provate alla lettura. Forse è l'effetto della poesia: la metafora  disvelata pubblicamente, invece, rischia di perdere la propria caratteristica ed il proprio fascino. A mio avviso, Salomè va assolutamente analizzata dal punto di vista del suo autore e cioè da un doppio punto di vista: estetizzante l’uno e di grande turbamento interiore l’altro, che lo indusse addirittura al componimento di getto in una lingua, il francese, che non era la propria lingua.

Salomè è una grande piece poetica ed estetica, divenuta mitica ancor prima che Wilde ne riscrivesse la storia attingendo a piene mani dal Vangelo, dal Cantico dei Cantici, dai passi più belli che palesano un amore per il Divino, che poi non è altro, in definitiva, che amore per la vita, per la bellezza... per Salomè.

Ho colto un senso di denuncia in Wilde, una denuncia dell'esteriorità, del pettegolezzo, dell'ignoranza, dell'ipocrisia: Giudei e Nazareni, che discutono non tanto sui fondamenti della religione, su che cosa spinge a credere o non credere, ma sull'esistenza degli Angeli, sul Messia che è venuto, secondo alcuni, o non è venuto, secondo altri, discutono su una fede che sembra avere bisogno di rivelazioni. Appare la ricerca di una fede che sia giustificata dal raziocinio, dalla testimonianza. Ma la Fede, come la pulsione sessuale, e proprio qui sta lo “scandalo” nel paragone!, non ha bisogno di raziocinio: la Fede, come l'Amore, è incondizionata.

Per quanto sono stato in grado di percepire, Wilde critica l’esteriorità del mondo, il pettegolezzo che induce alla divisione etnica, religiosa, alla ferocia; lo critica con lo sberleffo, con l'eleganza e l'intelligenza che tutti conosciamo in lui, ma anche con amarezza, per quel dramma interiore che sta vivendo legato alla sua sessualità che lo porterà alla prigionia, per l'ipocrisia di chi sta a discutere sull'esistenza degli Angeli, appunto, di chi aggrappa la propria Fede alle apparenze ed alle apparizioni e non riesce a cogliere e a concentrarsi sul senso della vita, della bellezza, dell'eros, dell'amore, dello spirito. Nessuno pare esercitare mente e spirito se non per basare i propri convincimenti sulle sciocchezze più o meno dimostrabili e sui propri bisogni primari.

I protagonisti di questa opera, per me, rappresentano, invece, le contraddizioni dell'animo di Wilde, le sue domande i suoi interrogativi. I personaggi principali appaiono indomabili, una forza della natura, che attraverso il desiderio, la lussuria, l'innamoramento, la fede, l'eros, il potere, la morte e l'assassinio, rappresentano le sfaccettature universali e il mistero più intimo e profondo del nostro esistere.

Salomè appare, quindi, opera estremamente complessa: racchiude in un atto l'universo interiore ed esteriore della vita dietro quell'apparente nullità del plot di cui si diceva…è un capolavoro “evanescente”.

Quanto alla messa in scena, ho concepito Salomè come una “rappresentazione sensoriale”: vorrei restituire la poesia al sentire del pubblico; ho previsto, dunque, un “pubblico comparsa”, che partecipi attivamente all'evento, che indossi una maschera, un accessorio, un mantello, per poter accedere al banchetto di Erode. Si accomoderà sulla scenografia, sui tappeti, i cuscini i divani le sedie; potrà bere, mangiare, ascoltare la musica, ballare... verrà dotato di una cuffia per compenetrarsi meglio nell'opera senza distrazioni:  nei tempi del 3D, del dolby surround, nei tempi dei videogiochi, dell'I-pod, dei giochi di ruolo, il pubblico vuole compenetrarsi nella storia, è alla ricerca del proprio essere, come in una società tribale cosmopolita.  I bisogni dell'uomo sono sempre gli stessi, identificarsi, distinguersi, mostrare al mondo il proprio amore per la vita, al di fuori degli schemi imposti dalla società. Tale “tribalità contemporanea”,  fatta di tatuaggi e piercing, in effetti esiste, in fondo espressa, come quelle antiche, attraverso costumi e trucchi e danze folkloristiche. Se ne deduce come ci sia voglia di evasione dall'assillante televisivo e mediatico, voglia e bisogno di se stessi e degli altri, di corpi, di occhi, di mani, di scambio di pelle e di emozioni. C'è necessità biologica di ritrovarsi, di uscire dal ruolo recitato ogni giorno, per far capire che siamo altro. C'è voglia di stupirsi, commuoversi, divertirsi, da protagonisti attivi e non subire passivamente le imposizioni spesso a scopo nemmeno educativo ma meramente commerciale di un film, di uno spettacolo, di una conferenza, di un libro...

Salomè mi permette questo “scandalo”: far vivere sulla pelle del pubblico l'emozione, la commozione, l'eros, il turbamento della poesia, grazie anche alle risorse tecnologiche. Mi permette di sottolineare come nella bellezza, nell'eros si racchiuda l'essenza dell'esistenza, il nostro essere divino; come l'eros quasi antropofago di Salomè rappresenti un ricongiungimento con la spiritualità ancestrale presente in ciascuno di noi, credenti o meno; come l'eros, l'abbandono dei sensi rappresenti, sì, il desiderio di eternarsi della specie e la sua deviazione lussuriosa, ma sia anche la porta che dia accesso alla conoscenza di sé, del proprio io più profondo, senza vergogna.

Questa è  “la mia Salomè”. Le musiche del maestro David Dainelli sono il marchio di fabbrica delle nostre produzioni così come le coreografie del maetro Alberto Canestro. Gli allievi di NABA, Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano, con la supervisione, i consigli e l'affetto di Margherita Palli, che ringrazio, hanno svolto un lavoro che mi sentirei di definire eccellente, quanto a scene e costumi. I ragazzi si sono espressi con estremo impegno in decine di bozzetti: era difficile trovare “la cifra” che volevo, era difficile fare dei “non” costumi, difficile realizzare tutto con i pochissimi denari a disposizione…A loro vada una lode incondizionata: sono stati bravissimi, non si sono scoraggiati mai di fronte ai miei dinieghi. Mi corre l’obbligo di ringraziarli: quando si porta a compimento un lavoro così, dove ciascuno ha messo in gioco la propria mente e la propria carne, si provano e si concretizzano un senso di condivisione, di commozione, un legame di amicizia che rimarrà indissolubile, e si sente di poter dire “vi voglio bene!” senza paura di esagerare. Vi voglio bene ragazzi! Lavorare anche a distanza, con voi è una gioia per l'anima e sono grato ad Antonella Cirigliano che ci ha offerto con la Palli, anche quest'anno, tale impagabile possibilità; sono grato a Alice de Bortoli che ha accettato di mettersi in gioco, per la seconda volta con la sua dolce professionalità di scenografa e la sua cara amicizia. Anche a questo serve il nostro Festival: a rinsaldare amicizie ed essere di aiuto nella formazione di professionalità. A tutti coloro che hanno collaborato con me a che la Salomé nascesse: Grazie! “

Cosa aggiungere da parte di chi scrive, testimone e portavoce di tanto lavoro? Che se e quando si vuole fare "Grande Teatro" del "Teatro dei Grandi", non resta che prendere esempio.

 

( II ) Fine

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Festival Internazionale Teatro Romano Volterra "Il Verso, l'Afflato, il Canto"
3-5 Agosto 2011, ore 21.45

SALOME' 'carnalità e lascivia-escatologia e sacralità' di e da Oscar Wilde

regia: Simone Migliorini
musiche: David Dainelli
coreografie: Alberto Canestro
assistente alla regia sabina guillet
disegno luci e fonica claudio volterrani

francesca signorini  salomé
simone migliorini  erode
diego ribechini  jokanan
alba grigatti  erodiade, giovane siriaco
domenico belcari   paggio di Erodiade, un giudeo, un nazzareno
giulio ricci
eva bartoli
angelo cobino
annagrazia benassai
antonino mammino
sabina guillet
irene marino
giusi caccavo


in collaborazione con Triennio di Scenografia di NABA
coordinamento Margherita Palli (Direttrice Triennio)
Supervisione Scene e Costumi
Alice De Bortoli (Docente Triennio)

 

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Natalia Di Bartolo
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