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Il grande Teatro in Musica ed in Prosa
Da Sofocle a Verdi, da Aristofane a Rossini...e così via...

La Rubrica è curata da Natalia Di Bartolo.
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SALOME' 'carnalità e lascivia-escatologia e sacralità' di Oscar Wilde ( I )
SALOME   carnalità e lascivia escatologia e sacralità  di Oscar Wilde ( I )
La locandina dello spettacolo

Ancora una volta le note di regia del Direttore Artistico del IX Festival del Teatro Romano di Volterra, Simone Domenico Migliorini, regista ed attore, risultato e testimonianza di un lavoro lungamente meditato, costante ed intensissimo di preparazione allo spettacolo “Salomè "carnalità e lascivia-escatologia e sacralità " di Oscar Wilde”, in scena nell’incomparabile cornice archeologica del Teatro Romano di Volterra (PI), il 3 e 5 agosto 2011,  nell’ambito della programmazione del Festival Internazionale “Il Verso, l’Afflato, il Canto”, approdano alla mia Rubrica d’Opera in Opera qui su Teatro.org, il Portale del Teatro Italiano. Tale programmazione, infatti, si dimostra ogni anno più matura e vissuta, sentita e partecipata, tra corpo e spirito, tra difficoltà ed ispirazione, tra studio intenso e lotta per la riuscita.

Un lavoro non facile, quindi, questa Salomé, per le giuste ambizioni di uno dei più validi Registi ed Interpreti del nostro migliore Teatro di Prosa. Tale “Teatro dei Grandi” vive ancora a Volterra con caparbia forza e soprattutto grazie ad una passione ed un impegno che ho il piacere e l’onore di condividere intellettualmente e spiritualmente con il protagonista, in un intenso scambio di idee e pareri, nella lunga gestazione e nell’approssimarsi della nascita dei suoi Lavori, che si distinguono per capacità, immedesimazione ed Amore per l’Arte, per il Teatro, quello “vero”, cioè quello “ragionato”, letto, scritto, parlato, recitato, declamato, respirato, discusso, meditato, partorito con dolore e finalmente in scena, sognato, voluto, accarezzato col pensiero e con il sentimento, come un figlio.

Simone Domenico Migliorimi, quindi, esprime in queste note le proprie considerazioni e le svela prima della messa in scena della Salomé. Tali note, intercalate da profonde considerazioni sull’Arte di Oscar Wilde, che l’Artista volterrano ha sviscerato, studiato, interpretato e portato in scena, ricoprendo sul palcoscenico anche il ruolo di Erode, ci rendono vivo e profondamente sentito, in un divenire spasmodico e di raro impegno morale e materiale, uno spaccato di come un lavoro teatrale da mettere in scena possa essere scelto e concepito, come vi si possa “scavare dentro”, fino all’arrendersi inevitabile di fronte all’insondabile e per certi versi inesplorato universo del Genio che ne sia l'Autore. Scelto quest'anno, non a caso, Oscar Wilde, in un progetto di Cultura e di promozione di questa presso un pubblico che ne risulti, già prima e poi fin dall’inizio dello spettacolo, ineluttabilmente e pienamente coinvolto, con premeditata azione di provocata immedesimazione e appositamente voluta possibilità di protagonismo.

Così scrive il Migliorini, intanto, riguardo alla scelta della Salomé ed all’interpretazione del complesso sentire di Oscar Wilde: “ Non lasciamoci ingannare dall'estetismo di Wilde: sarebbe come lasciarsi ingannare da quello di D'Annunzio. Wilde usa l'estetica come una maschera, per mascherare e alleggerire i propri turbamenti, che sono i turbamenti di ognuno di noi. Egli li elabora, li mette in fila, dà loro forma e colore come ogni artista,  ma dentro c'è Lui, ci siamo noi. Tanto più in Salomè, che scrisse di getto in una notte, in francese... Nel rappresentare la Salomè non possiamo soffermarci al “plot”, all'esercizio di stile: esso è solo un pretesto, è solo un marchio di fabbrica. Con Salomè Wilde ci consegna la sintesi del proprio pensiero, della propria filosofia, del proprio intendere la vita. Con Salomè Wilde ci mette di fronte ai nostri interrogativi, alle nostre pulsioni più recondite, più ancestrali.

Wilde è contro il materialismo, un materialismo innaturale e selvaggio; con la sua Salomè Wilde ci scandalizza, non tanto per la leggendaria Danza dei sette veli, o per le parole o gli atteggiamenti dei personaggi, ma perché ci mette di fronte ad un'aspra critica all'ipocrisia materialistica con la quale si razionalizzano le pulsioni erotiche, si razionalizzano gesti politici anche crudeli, si razionalizza la fede, distruggendo i sentimenti e l'anima di ciascuno di noi. Un materialismo che certo non salva Wilde in prima persona dal giudizio e dal carcere, condannandolo per omosessualità. In una società antica o primitiva, sarebbe perfino passato inosservato; il perbenismo materialista, invece, lo condanna, distruggendolo, annientandolo.

Ciò nonostante, il genio anglosassone, dotato di ironia disperata, di intelligenza visionaria, di gusto per il bello e per il buono, perdona tutti e tutto ciò che è umano; nel nostro caso della Salomè, anche l'umana ferocia di Erode, l'umana perversione di Erodiade. Ammette anche la Fede, quella gigantesca, fin troppo ostentata, ma Fede autentica, non diversificata e appoggiata su teorie materialistiche dell' esistenza del Divino: una Fede "di pancia" e di spirito come il desiderio sessuale di Salomè, che è all'estremo della pulsione incontrollata, selvaggia ed inconsapevole. L’incontrollata pulsione lesbica del Giovane Siriaco (da me, in questa messa in scena dell’agosto 2011, trasformato in donna) per Salomè, rispetto alla pulsione più controllata e razionale del Paggio di Erodiade per il Giovane Siriaco, risulta vincente anche se la Giovane si ucciderà dopo aver baciato la sua desiderata ed il Paggio, invece, resterà a interrogarsi sul perchè, di questo gesto incontrollato.

Si è molto discusso e si continua a farlo su quale personaggio “rappresenti” l’Autore in quest'opera. Io credo che Wilde si sia esplicitamente autocitato proprio nella figura del Giovane Siriaco e questa conclusione si ricava, come io ho voluto fare,  traducendolo in personaggio femminile; oppure si potrebbe ottenere traducendo Salomè in personaggio maschile…Ma ho pensato che sarebbe stata più pertinente la prima soluzione: come la giovane aveva intrapreso un flirt con il Paggio ma poi improvvisamente si era innamorata di Salomè, Wilde si era sposato e poi improvvisamente si era innamorato di un uomo… suicidandosi metaforicamente venendo allo scoperto: sapeva perfettamente che sarebbe finita così, in un “suicidio civile”.

Ma Wilde è anche nelle parole del Paggio: “(…) Gli piaceva specchiarsi nel torrente, l'ho rimproverato per questo (…)” allude, forse, all'estetismo esasperato proprio dello Scrittore, incessantemente alla ricerca del bello; il che lo ha portato a considerare belle anche persone dello stesso sesso, e a desiderare di possedere tutto ciò che è bello e dà gioia alla vita: gli uomini, le donne, gli smeraldi grandi di erode o i pavoni bianchi, o tutto l'elenco di pietre e oggetti preziosi dei quali Erode è disposto a disfarsi pur di non uccidere un innocente. Ma di fronte agli immensi tesori, la pulsione per la carne e per lo spirito sono le più forti; di fronte alla possibilità di possedere una persona, la sua testa prima ancora del suo corpo, egli, comunque, preferisce rinunciare a tutte le ricchezza del mondo.

Il Tutto è guidato dalla Luna: l'intera Opera è scandita dalla presenza del corpo celeste, quasi fosse essa stessa la Divinità, o meglio il comune denominatore delle Divinità di tutte le credenze: la Luna appare una sintesi di Dio e regola, con la propria luce ed i propri molteplici aspetti, la vita sulla terra dei mortali.

 


I (Segue)

 

Inserita il 02 - 08 - 11
Natalia Di Bartolo
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