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La Storia teatro di cruda realtà: Lorenzo il Magnifico e il sacco di Volterra
La Storia teatro di cruda realtà: Lorenzo il Magnifico e il sacco di Volterra

Nella seconda metà del XV secolo, la città di Volterra, non lontana da Pisa, aveva fama di essere una roccaforte imprendibile e fortissima, anche per le altissime rupi su cui era edificata, ma soprattutto scomoda, nota per essere una Repubblica inquieta, che con i propri intrighi politici potesse rimettere in gioco la quiete toscana, fortemente perseguita e voluta a Firenze da Lorenzo il Magnifico, che allora deteneva il potere.

Uno scandalo finanziario con ripercussioni politiche scoppiò proprio a Volterra nel 1471. Lorenzo il Magnifico, che, come accennato, ambiva già all’unità della Toscana sotto lo scettro mediceo, lo prese a pretesto per attaccare la città, divenuta ormai scomoda a Firenze, in un momento, oltretutto, di crisi nelle alleanze di Lorenzo che miravano ad una sua definitiva caduta. Sconfiggere ed impadronirsi di Volterra lo avrebbe liberato dalle difficoltà politiche, presentandolo come un capo potente e senza rivali e soddisfacendo il desiderio di chi vedesse la città di Volterra come una minaccia politica per la quiete toscana.

Un momento quasi "inedito, per chi conosca il cosiddetto "Rinascimento" solo dai libri di scuola, dove si traccia di Firenze, del Magnifico e di tutto il periodo storico che lo riguarda, di solito, un ritratto tutto in positivo.

In tale realtà, nota a pochi, il sistema politico toscano nel suo complesso, nel momento in cui Lorenzo si trovava al potere, si dimostrava contorto e fragile. A ciò si aggiunga la scoperta nel volterrano di un minerale di grande importanza, l’allume di rocca, rarissimo in Italia e indispensabile per l’industria della lana, per la tintoria e per la fabbricazione della carta. I giacimenti reperiti nel 1470 erano imponenti tanto da poter sottrarre l’Italia dalle dipendenze dell’Oriente.

Si scatenò quindi una caccia all’oro. Le famiglie volterrane più potenti si misero una contro l’altra per riuscire ad avere nuove ed enormi ricchezze, ma il comune deliberò l’appalto per lo sfruttamento delle miniere ad una società il cui titolare era lo stesso scopritore delle miniere; il caos prese il sopravvento, l’ira venne fomentata dalle parti rimaste escluse e travolse la città. Di questo sconvolgimento Lorenzo decise di approfittare. E non volle agire da solo: aveva come alleati quasi tutti gli stati italiani tranne Siena e Venezia che promisero, sottovoce, aiuto a Volterra.

Fu guerra, improvvisa e violentissima. Un esercito di 7000 soldati e artiglieria pesante, al comando di Federico da Montefeltro, assaltò Volterra (sembra entrando in città dall’etrusca Porta Diana) nel maggio del 1472.
La città resistette per quanto poté, poi capitolò sotto la furia degli assalitori, mentre all’interno delle mura si consumavano gli ultimi tradimenti. Infine anche i contadini impugnarono le armi per difendere i propri diritti, che avrebbero perduto sotto il governo mediceo. In questo disastroso e violento sconvolgimento, la soldataglia ebbe mano libera. I vincitori si dettero al saccheggio e alle violenze, fu il regno del terrore e dell’orrore. Perfino gli alleati veneziani, giunti per difendere Volterra, si unirono ai conquistatori.

La Repubblica Volterrana cadde il 18 giugno 1472. I Medici, per immortalare la vittoria, fecero eseguire e montare sui lati estremi del Palazzo Comunale di Volterra due leoni in pietra, che ancora ivi si trovano.

Questa è la storia, a larghi tratti, come ci è stata tramandata dalle fonti. Ma le fonti storiche non sono mai esaustive e godono di inaspettati sprazzi di luce, che sono capaci di illuminare figure dominanti, come quella di Lorenzo il Magnifico, di giusta luce, scoprendone le nascoste trame e le imperdonabili, inevitabili nefandezze nell'esercizio violento del potere.

Agli occhi di chi abbia sempre considerato il Magnifico come tale, è un duro colpo, quindi, il recente momento in cui dagli archivi di Stato di Mantova sono emersi ben trentasette documenti inediti del 1472, riguardanti la guerra di Lorenzo contro Volterra, per la preziosa mano del Professor Rodolfo Signorini, neoeletto Socio Corrispondente della prestigiosa "Accademia dei Sepolti" di Volterra, Presidente dell'Accademia Virgiliana di Mantova, Aquila d’argento del Tirolo, Commendatore e Virgilio d’oro.

L'Accademia dei Sepolti, il 16 giugno 2011, nella festa delle Patrone S.S. Attinia e Graciniana, ha organizzato un Convegno, in seno al quale, in una conferenza appositamente concepita, il prof. Signorini ha rivelato al pubblico questi inediti preziosi, dei quali seguirà una pubblicazione.

Scrive Simone Domenico Migliorini, Volterrano appassionato ed indiscutibile  protagonista della vita Culturale della città, soprattutto con il Festival Internazionale del Teatro Romano, "Il verso, l'afflato, il canto", che mette in scena ogni anno nel prezioso Sito Archeologico toscano, sotto la propria competente e sentita Direzione Artistica:

"Dal 21 marzo al 29 giugno di quell'anno 1472 il segretario del Duca d'Urbino, Francesco Frendilacqua, insieme ad altri, scrive giornalmente a Ludovico II Gonzaga narrando gli avvenimenti, le strategie politiche e le strategie militari, facendo nomi e cognomi di traditori, di personaggi inediti, di chi si fosse ribellato, descrivendo il massacro fino all'ultima goccia di sangue. Documenti di grande fascino che contribuiscono ancor di più a far luce su questo eccidio che ha segnato vergognosamente lo splendore del Rinascimento toscano.

Da questi documenti rumoreggiano vivi i colpi di cannone sparati notte e giorno sulla città, le grida delle donne, si parla addirittura della costruzione di una strada sotterranea ad opera degli occupanti, per raggiungere le mura, “fino a toccarle con la mano”, si ode il tonfo di Paolo Inghirami, detto “il Pecorino”, traditore dei volterrani, spinto giù dalla Torre del Porcellino, in piazza dei Priori; si odono i suoi lamenti nel quarto d'ora che ci impiegò a morire, per poi essere trascinato lungo le strade dalla folla inferocita. Si fanno nomi e cognomi dei  responsabili, c'è il rammarico di Federigo da Montefeltro, che non avrebbe voluto il saccheggio.

Pagine si storia viva ed inedita, che pulsano drammatiche e che rivelano, se ce ne fosse stato ancora bisogno, nel dettaglio quei giorni drammatici per la città di Volterra che segnarono per sempre l'onorabilità di Lorenzo e del Montefeltro, della politica che partorì, sì, il Rinascimento, ma anche a colpi di eccidi e di vite umane. La prima guerra della storia toscana con fini così esplicitamente politici ed economici, dove il diverbio sulle cave di allume diventa solo un pretesto, uno spunto, una scusa per occupare la città.

Il Machiavelli, il Guicciardini, il Savonarola e molti altri avrebbero criticato questo cruento gesto, deciso e messo in atto da colui che fu ed è ancora conosciuto spesso solo come "il Magnifico Lorenzo".

I cittadini volterrani dell'epoca ci hanno lasciato poesie struggenti e racconti raccapriccianti: “Per tutto il giorno e scorsa nè a donne nè ai luoghi pii si perdonò e i soldati così quelli che l'avevano male difesa, come quelli che l'avevano combattuta, delle sue sostanze la spogliarono. (Nicolò Machiavelli, Storie Fiorentine).
“(...) A sacco, a sacco, forte ognun gridaua e tutti parevan chani arrabiati. (...)”(Guerra di Volterra 441-442).

Se infine vogliamo aggiungere il fascino del passaggio premonitore di una cometa nei giorni di Gennaio successivi al Natale 1490 e la scossa di terremoto il giorno stesso in cui finì la guerra, potremmo sottolineare e confortarci del fatto che la Natura e il Divino presero le parti della città assediata, restituendocene il tragico quadro contornato anche di fascino e leggenda, per quando di affascinante ci possa essere sia in una guerra, che nel massacro gratuito di vite umane solo per politica e interesse.

Grazie, dunque, al prof, Rodolfo Signorini, che conobbi in una splendida giornata di qualche anno fa al Vittoriale di Gardone Riviera, entrambi ospiti di Giordano Bruno Guerri presidente del Museo Dannunziano, in quanto ci occupavamo di dare risalto al centenario del "Forse che si Forse che no", ultimo romanzo scritto dal Vate e ambientato nelle nostre due città, a cui si deve questa importante scoperta.

Un pensiero vada anche agli amici che con me "ordirono" qualche anno fa la celebrazione di una Messa per le vittime del Sacco, che ebbe eco internazionale: a Franco Porretti, a Mons. Bertelli, a Don Bocci, che, ne sono certo, sarebbero   entusiasti della scoperta dell' Illustre Prof. Signorini."

...Ovvero, "quando la Storia dei Grandi diventa teatro di cuda realtà".

Natalia Di Bartolo

[Nella foto in alto: Giorgio Vasari: ritratto di Lorenzo de' Medici, detto "il Magnifico"; nelle foto in basso, lo stemma dell'Accademia Volterrana dei Sepolti, il Palazzo dei Priori  ed il Teatro Romano, sede annuale del Festival "Il verso, l'afflato, il canto", a Volterra (PI)]

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Inserita il 22 - 06 - 11
Natalia Di Bartolo
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