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D'Opera in Opera
Il grande Teatro in Musica ed in Prosa
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La Rubrica è curata da Natalia Di Bartolo.
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BERGAMO, 2008: 'LA FAVORITE' di Donizetti, note di regia di LAMBERTO PUGGELLI
BERGAMO, 2008: 'LA FAVORITE' di Donizetti, note di regia di LAMBERTO PUGGELLI
"Della Favorita avevo un lontanissimo ricordo per uno spettacolo visto a Venezia – il maestro Labroca mormorava in quinta: «Bah, queste operacce!» – ma l’ultimo atto mi era piaciuto …
Ascoltandola ora in una incisione del ’74 con le splendide voci della Cossotto, Pavarotti, Ghiaurov, Bacquier, De Palma, Cotrubas, l’opera mi appare come un compatto affresco musicale già ‘verdiano’ nella concertazione di grandi sentimenti nonostante una vicenda squinternata e pressoché incomprensibile.

Tanto più miracolosa appare l’unità strutturale quando si sappia che l’opera nasce quasi come un ‘collage’ sulle macerie de L’Ange de Nisida con l’inserimento di brani dell’Adelaide, di un’aria del Duca d’Alba e di soli due pezzi scritti appositamente per il quarto atto.

Leggendo poi attentamente il libretto italiano tradotto in maniera sciagurata da Francesco Jannetti le incongruenze appaiono gigantesche: il tenore psicolabile e sciocco, lei sgualdrina ipocrita, ipocrita e cinico senza grandezza il re: e soprattutto chi è quell’invasato frate che urla e scomunica ed è padre del tenore e della moglie del re? E come mai ciascuno ignora tutto di tutti, anche delle proprie vicende familiari?

Poi leggo il libretto originale di Royer e Vaëz, con un linguaggio molto più dignitoso e credibile, e la storia acquista un po’ di sensatezza; e il frate Baldassarre, rappresentante del papa, non è il padre dei due!

L’opera come appare nello spartito francese che noi rappresenteremo al Bergamo Musica Festival 2008 è melodrammaturgicamente vitale – a condizione di seguire il fiume carsico del grande dramma di sentimenti, asciugato dalla spettacolarità ridondante: passare insomma da una ‘rappresentazione degli effetti’ ad una ‘rappresentazione degli affetti’.

Si comincia a lavorare con Paolo Bregni sulla scenografia: ma la documentazione pittorica sul Trecento castigliano (diverso dagli altissimi esiti degli affreschi e della scultura lignea catalana corsa) è inesistente né ci aiuta risalire all’architettura, al mondo arabo, al gotico internazionale: la grande pittura romantica dell’Ottocento ci risulta prevaricante oltre che poco rigorosa alla nostra ispirazione, rischierebbe di esaltare solo l’aspetto da grand opéra, mentre qua occorre una figuratività evocatrice scevra di troppo acceso colorismo ed una plasticità realistica che si concentri in pochi segni simbolici di comprensibile emblematicità.

Il Trecento! Mi cantano in testa i versi di Dante e Petrarca e la lingua sapida di Boccaccio e il mondo ferrigno e gentile, amoroso e religioso, di quell’epoca nell’Europa che esce dal Medioevo. Chi ha interpretato figurativamente quel mondo nell’Ottocento di Donizetti? Un nome nasce nella memoria, illustratore romantico della Spagna e di Dante: Gustave Doré. E Paolo, che possiede straordinarie capacità di ‘incisore’ disegna tavole in bianco e nero che sembrano uscite dai taccuini di Doré.

E non li tradurremo in scenografia costruita e distribuita spazialmente, ma saranno solo grandi fondali e trasparenti sipari dipinti con antica sapienza che potranno comparire solo per ‘dirci’ con stile appropriato una didascalia, per darci una indicazione di un luogo spazio-temporale che poi deve ‘concentrarsi’ in un ‘luogo dell’anima’.

Ma quali sono questi ‘luoghi’ metaforici e significanti? Il trono e il potere, la spada e l’onore, la danza e la società di corte, ma due soltanto sono intrinseci ed indispensabili al senso e allo stile: la ‘croce’ – misticismo e ascesi, sublimazione dell’Amore nel Massimo Fattore, pulsione verso la Purificazione e la Morte come superamento di sé – e il ‘talamo’-Amore per tutto ciò che è umano, carne, sangue, colore, vita, pulsione di Morte come ritorno nell’utero caldo e riappropriazione di sé.

Tutta l’opera si potrebbe rappresentare semplicemente e comprensibilmente così: come un lungo flash-back negli occhi di Fernand accanto alle tombe del chiostro, un ‘viaggio’ dalla corece alla croce attraverso le prove e i martirî dell’amore.

Per le danze del secondo atto non ci sono indicazioni descrittive ma solo è segnato «pas de trois» – e tre sono i cantanti protagonisti – e «pas de six» – i personaggi dell’opera sono appunto sei – e non chiederò certo al coreografo una traduzione in balletto della vicenda, della trama, ma una libera interpretazione del conflitto fra eros e theos, fra ethos e pathos.

E ho chiesto a Carlo Savi che i costumi alludano, al di là dell’archeologia, ad una precisa storicità, ma permettano anche, nelle scene solistiche, ai protagonisti di uscire dalla ritualità delle funzioni e dei comportamenti per darci nelle immagini e nella gestualità – una veste semplicissima, un semplicissimo saio, una romantica e semplicissima camicia – l’umanità e la verità che Donizetti, al di là della storia, ci ha saputo dare nella terrena sublimità e nella concreta astrazione della musica."

Lamberto Puggelli

Teatro Donizetti, Bergamo:
Stagione lirica e di balletto 2008 dedicata a Leyla Gencer

«Rea son io, pregar non oso»
Umani delitti e divini castighi nel realismo storico del teatro romantico.

Gaetano Donizetti
LA FAVORITE

Venerdì 19 settembre ore 20.30
Domenica 21 settembre ore 15.30

[Nella foto, il regista teatrale Lamberto Puggelli]

Inserita il 10 - 09 - 08
Fonte: Natalia Di Bartolo

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