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SPECIALE TEATRO FESTIVAL ITALIA - Vargas, il sogno, la memoria e il presagio
La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente: da questa folgorante ed acuta dichiarazione, tratta dal Libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa, sembra nascere l’ultima fatica drammaturgica di Enrique Vargas (nella foto), ideatore e regista geniale di Cosa deve fare Napoli per rimanere in equilibrio sopra un uovo, esperimento artistico di significativa potenza evocativa che, distinguendosi dalle tante performance che millantano intenti di ricerca, sembra davvero ridefinire uno spazio ed una dimensione altra in cui gli spettatori, sospesi, come solo la bellezza consente, oltre il tempo ed oltre lo spazio, si fanno involontari attanti di un viaggio sperimentale, simbolico e relazionale di assoluta efficacia catartica.
Un’esperienza metaesistenziale di ineguagliabile cifra estetica, ancor più che un evento teatrale, perché se è vero che il teatro è luogo di finzione e di artistica resurrezione di quanto è perso, nell’opera di Vargas il teatro è esperienza in fieri, è ricomposizione e ricostruzione di una personale planimetria emotiva, repechage di una cromosomica fantasmagoria dell’essere che riemerge, miracolosamente, dalle tenebre ctonie dell’inespresso, attraverso stimoli e percezioni visive che si risolvono nella ritualità onirica di un’allucinata rivelazione metafisico-jodorowskyana, quasi fossero visioni e suggestioni antiche, sepolte nella memoria ancestrale e condivisa della terra.
Ipnotizzati da simile incanto sensoriale, gli spettatori seguono il percorso predisposto dal Teatro de Los Sentidos proprio come fosse un gioco, un gioco che discute il senso della vita e della morte con la leggerezza e l’impegno di chi conosce la precaria condizione dell’essere umano, di chi, conscio di quanto insegnatoci da J. Huizinga, avverte l’ambigua ed anfibola essenza di ogni esperienza ludica ed è in grado di interpretare e di far propria l’urgenza lirica ed investigativa degli artisti di Vargas: tentare un bizzarro e malinconico corpo a corpo con la fragile realtà della nostra oscura immanenza al fine di riscoprire, in virtù dell’intrinseca natura poetica e gnoseologica dell’operazione, la complessa trama di eventi, immagini, suoni e percezioni che, in sequenza astratta ed antropologicamente complessa, sono alla base dell’interazione tra diverse genti e diverse culture, fieramente libere di conservare la propria identità pur nella sana reciprocità delle società sincretiche.
Napoli, Teatro Festival - Sala del Lazzaretto, 13 giugno 2008