SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: 'Mi vida gira', e gira a vuoto
E’ forse il tempo di porci le domande: basta davvero un argomento serio, benché non sempre originale, per applaudire qualsiasi messinscena? E’ sufficiente toccar intime corde di una condivisa fragilità emotiva per riscattare esiti drammaturgici di discutibile qualità? Insomma, il fatto che Mi vida gira alrededor de 500 metros tratti un argomento serio quale è quello della violenza consumata tra le mura domestiche, violenza che rimane avvolta quasi sempre dal silenzio omertoso e gregarista di una società maschilista, sessista e fondata sull’ipocrisia, garantisce in sé l’apprezzamento di quanto realizzato sulla scena?
Attenzione, la riflessione non è assolutamente sterile ed oziosa, facciamo l’esempio proprio di Mi vida: un’interpretazione insopportabilmente urlata (perfino incomprensibilmente microfonata, come se la pièce si svolgesse nel mezzo di una piazza e non in un teatro di medie dimensioni), un testo più convincente nei presupposti teorici che nella stesura definitiva, una regia senza infamia e senza lode, che rinuncia a qualsiasi intuizione funzionale a potenziare l’impatto emotivo del progetto, negandone quindi gli stessi motivi ispiratori, bisogna considerarli aspetti, indubbiamente negativi, riscattati dalla cifra sociale che muove l’operazione e gli dà importanza? E se così ci imponessero di fare, non avremmo, forse, un teatro orribilmente di teatralità mutilato?
Infine, una notazione che sarebbe di folclore, se non intaccasse drammaticamente, invece, sia la resa della messinscena, sia la dignità della manifestazione stessa: a pochi metri dal Teatro Nuovo - ancora oggi inspiegabilmente privo di insonorizzazione - e contemporaneamente alla performance della produzione Arena/Teatro Atroz ospite del Teatro Festival Italia, aveva luogo un concerto popolare che, presumibilmente, grazie ad un permesso ricevuto dall’amministrazione cittadina distratta sulle coordinate del buon senso, si sovrapponeva allo spettacolo medesimo, rendendo vieppiù ostiche sia l’esecuzione che la fruizione dello stesso, causando, dunque, un danno considerevole alla compagnia iberica, al Teatro Nuovo e al pubblico coinvolto in sala, che ha ascoltato per circa un’ora il pop attiguo, piuttosto che la voce degli attori sulla scena.
Teatro Nuovo - Napoli, 26 giugno 2009