SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: Marthaler e Viebrock, l'estetica della noia
L’estetica della noia ha toccato la sua vetta in chiusura di festival con Riesenbutzbach – Una colonia permanente, lo spettacolo di Christoph Marthaler e Anna Viebrock rappresentato all’Auditorium Domenico Scarlatti della Rai di Napoli. La lunga messa in scena della durata di quasi due ore e mezza ha proposto una visione apocalittica della nostra società contemporanea, caratterizzata da dinamiche sociali basate sulla paura e su ossessioni paranoiche, da un'antropologia definita da violenti sistemi di vigilanza e di controllo, da un’etica definitivamente consegnata alle speculazioni finanziarie e al prezzo che ogni cosa può e deve avere per esistere.
Tuttavia la prospettiva più sconvolgente che questo spettacolo propone è la sua visione apocalittica dell’idea di teatro. Se il mondo è lacerato dal consumismo, la scena teatrale sembra diventare il luogo nel quale il tempo non può e non deve essere denaro ed in cui una assoluta gratuità scenica pervade i personaggi, le azioni, la trama. L’azione consumista della realtà sociale sembra sublimarsi in una lunga, inutile, volutamente prolungata contemplazione della scena da parte degli attori da una parte e degli spettatori dall’altra.
Se è vero che, davanti allo sfacelo dei valori ed alla crisi di qualunque forma di contestazione alla logica economica tardo-capitalista del consumo a tutti i costi, il teatro sembra opporsi col suo gesto gratuito, simulato e trascendente, sembra tuttavia percorrere una strada che porta ad una pericolosa estetica della noia. Noia totale perché diviene sapientemente e fatalmente un'autentica ed articolata drammaturgia, un'attenta scrittura della scena. Lo spettatore, che si stiracchia nella poltrona, che si gira verso uno sguardo di complicità, che sbuffa inesorabilmente e che anticipa il finale – un finale immobile, assente, provocatoriamente senza climax – con un applauso liberatorio, prontamente stroncato in sala dai sostenitori più rigorosi di questo progetto estetico, diventa il terminale di un percorso avanguardistico che sembra racchiudere diversi lavori italiani ed internazionali di questo Festival. Ebbene, a questo spettatore, gravato da tale pesante fardello ed osservato continuamente dallo stesso spettacolo, dovrebbe andare l’applauso finale di una messa in scena recitata da canzoni e da azioni teatrali ed immobilizzata in incubo nel quale si è consapevoli di essere e tuttavia di non sapervi uscire.
Auditorium Domenico Scarlatti – Napoli, 25 giugno 2009