|
Nella suggestiva cornice del Real Albergo dei Poveri, recentemente restaurato, è andata in scena, in prima assoluta per il Napoli Teatro Festival Italia, lo spettacolo Viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando principe di Napoli, riscrittura di Carlo Presotto e della sua compagnia de La Tempesta di William Shakespeare. Rappresentata per la prima volta presso la corte inglese di Giacomo I Stuart nell’estate del 1611 in occasione del fidanzamento della figlia del re, Elisabetta, e di Federico V, elettore palatino del Reno, La Tempesta è l’ultima opera interamente dovuta a Shakespeare e parte della critica l’ha considerata il uso testamento umano e teatrale. Si tratta di un testo estremamente complesso, che è stato portato in scena in tutte le epoche storiche dal Seicento ad oggi, con mille varianti ed altrettante riscritture.
Per l’occasione il Real Albergo dei Poveri diventa un’isola piena di suoni strani, di spiriti che volteggiano, di favole che vengono raccontate e di tempeste che si materializzano improvvisamente. Il pubblico napoletano è accorso ad assistere alle nozze di Ferdinando, principe di Napoli, ed è accolto in un lungo e poco illuminato corridoio che procede parallelo alla facciata dello storico palazzo che ospita la rappresentazione. Due spiriti – in realtà si tratta di un Ariel sdoppiato in un maschio ed un femmina – dirigono il pubblico e lo attraversano. Ad un’estremità si vede Prospero che legge, all’altra un altro Prospero addormentato, in un angolo un mantello sospeso nell’aria. C’era di magia, di sortilegi, di incantesimi. Dopotutto quattro secoli fa Shakespeare faceva dono di questa rappresentazione ad un monarca come Giacomo I, che era un noto cultore di demonologia. I due Ariel prendono poi il mantello e lo mettono sulla spalle del padrone dell’isola, che si sveglia, attraversa la sala, si rivolge al pubblico invitandolo a seguirlo. Con questa scena rituale si entra nello spettacolo, si partecipa all’incantesimo, si attraversa un sogno. Si tratta di un incipit molto suggestivo che sembra suggerire uno spettacolo itinerante.
Alla fine del corridoio, che si articola in alcune curve, si sbuca finalmente sull’isola. Comincia il naufragio degli spettatori che sono invitati alle nozze del loro principe. Ma la storia è ancora lunga e piena di pericoli. Si calpesta l’erba di un cortile, gli spiriti continuano a volteggiare, una leggera musica cantilenante pervade l’atmosfera. Al centro di questo spazio si apre la scena: quattro alti pali di legno, accostati a formare un totem, si aprono stendendosi sulla terra e rivelando la figura di Prospero, vestito dello stesso blu del mare che racconta la tempesta da lui scatenata per far naufragare sulla sua isola il fratello, che lo aveva spodestato dal suo ducato di Milano, e il re di Napoli con la sua famiglia, che aveva appoggiato quel progetto criminale e fratricida. La scena è molto suggestiva perché il mantello di Prospero, che racconta la sua tragica storia, si sviluppa nelle onde del mare che avvolge con violenza la nave, metaforicamente rappresentata da un modellino che sovrasta nel vuoto la sua testa. Magia in azione.
La scena si sposta ancora. Si penetra sempre più nel cuore di tenebra dell’isola. Si procede, accompagnati dagli spiriti come da un mostruoso Caliban, verso l’antro in cui vive Prospero, il suo regno ridotto a dimensione familiare. Gli spettatori si accalcano per prendere posto sui seggiolini di un platea montata davanti alla nuova scena. Sembra di essere spettatori in un vecchio teatro greco all’aria aperta, partecipando ad un rito teatrale che procede con un sua coerenza e continuità. Ma sembra anche di assiste ad un dramma a tappe dell’espressionismo tedesco, un cui la scansione narrativa viene segmentata continuamente. La scena è particolarmente efficace: un cerchio tracciato nel terreno ad indicare la circolarità dell’isola e allo stesso tempo la proprietà di Prospero ed al centro il ponte di una nave, nella cui parte inferiore è scavato l’antro del mago.
Se la prima parte della messa in scena è particolarmente caratterizzata da una dimensione magica, la seconda restituisce una prospettiva più legata alla terra ed ai rapporti di potere. Da Ariel si passa a Caliban, schiavizzato da colui che ha preso possesso dell’isola. Dall’acqua della tempesta si passa alla terreno con cui si costruisce la scena ed al fuoco delle baracche dei burattinai che stanno per arrivare. Dai suoni meravigliosi dell’isola si passa ai disegni carichi di colore che Prospero produce su delle tele bianche per raccontare alla figlia Miranda la storia del suo spodestamento e della loro fuga in mare: la magia di Prospero è rossa, la figlia Miranda è blu, Antonio, fratello usurpatore, è nero, la tempesta è verde. Poi la giovane fanciulla, che appare vestita di bianco perché è la futura sposa, si addormenta per risvegliarsi insieme al bel Ferdinando. Si ammirano, si scrutano ed infine si promettono amore.
La parte più interessante della messa in scena arriva a questo punto, quando la sapiente e articolata regia scenica di Carlo Precotto, accompagnata dalla buona interpretazione dell’intera compagnia, mostra tutta la dimensione meta-teatrale dell’allestimento, portando al centro della scena due baracche di burattini per raccontare l’episodio relativo al naufragio del re di Napoli e di suo fratello, del duca di Milano e di Gonzalo, un vecchio ed onesto consigliere. Come indica il titolo della messa in scena, questa è la storia di Miranda e Ferdinando. È stata completamente tagliato la vicenda di Trinculo e Stefano, mentre i burattini che parlano in napoletano ed in milanese raccontano l’ennesimo tentativo di usurpare il potere da parte di un fratello. Ma questi burattini sono su un’isola in cui un banchetto imbandito delle più succulente leccornie è soltanto un illusione. La dimensione meta-teatrale, particolarmente analizzata dagli studi di Agostino Lombardo su quest’opera shakespeariana, trasforma Alonso, re di Napoli, in una burattinaia che muove un fantoccio, Gonzalo in un bambino capace di dire le più semplice verità sull’uomo, il potere, la giustizia, e mostra infine la scissione di Prospero in quattro individui.
La scena finale è costituita dal matrimonio tra i giovani principi. Ritorna la pace e l’armonia. Le baracche esplodono in fuochi d’artificio. Prospero rinuncia ai suoi poteri e decide di tornare a casa. Viaggio, naufragio e nozze completano il percorso di formazione del giovane eroe a cui è ricordato che “nessun uomo è un’isola”, nessuno è completo in sé, ma tutti devono relazionarsi agli altri ed al mondo, come su una scacchiera, che Ferdinando ha costruito per la sua sposa.
Inserita il 22 - 06 - 08
Fonte: Roberto D'Avascio
|