SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: Lalala... ma il gioco no, non va
Dichiarata la glossolalia come evocazione del dirsi e raccontarsi, per immagini s’intende, siamo condotti in uno spazio assai costretto, tra pacchi di cartone, quali esiti tangibili della dismissione, uno spazio che si innerva su quello che non c’è, sull’ombra di lustrini e di paillettes che sono già l’eco sbiadita di un tempo e di un amore, così il nostro sguardo fissa il muto turbinare dei riflessi, nell’apparire a tratti di un’idea, di un’impressione, di un’epoca dorata e ormai sepolta.
Complessivamente, il monodramma di Jana Pavlic, offrendoci come la Tosca dello stesso autore un’altra incursione nell’universo femminile e nel suo immaginario, può esser considerata un’operazione solo parzialmente riuscita, infatti se è vero che il progetto conserva un suo innegabile grado di fascinazione se analizzato come una sorta di tableau vivant dei nostri tempi, quasi un’installazione d’arte che si atteggia a pièce, è anche vero che Lalala... sembra esser dotata di un’esilissima cifra drammaturgica e teatrale, ragion per cui l’impressione che se ne riceve conduce piuttosto ad un’insolita sospensione di giudizio che ad una netta presa di posizione relativamente alle intenzioni dell’autore e del regista.
Insomma, bisogna dirlo senza reticenze e rimarcando l’ottima prova artistica di Marinka Stern, si tratta di un prodotto forse poco adatto a dirsi rappresentativo del teatro contemporaneo sloveno, sembra piuttosto un abbozzo, un accenno, seppure ben riuscito, di una rappresentazione vera e propria, perfino l’elemento evocativo, su cui si fonda l’intero lavoro allestito da Matej Filipic, viene ingiustamente mortificato e ridimensionato dall’assenza di una messinscena strutturata e costruita, dall’assoluta mancanza di un respiro più ampio dell’intera operazione, una responsabilità senz’altro grave che, ripartita equamente tra regista ed autore, depotenzia e vanifica qualsiasi aspettativa riposta nel progetto.
Teatro Sannazaro - Napoli, 19 giugno 2009