SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: L’accento struggente della Madre Luna
In un inquieto ed inquietante interno ruccelliano, in un ambiente in cui ogni elemento ci parla di tragedia, quella che forse già si è consumata, quella che certo è prossima a venire, e perfino il nostro sguardo sembra porsi in relazione con la morte - morte che incombe in ogni accento e in ogni gesto, già tetro presagio per cui non c’è riscatto - il tempo perde consistenza e si distende in forma di sudario quasi abbracciato a quella croce grande e storta, parete di fondo e fonda prospettiva, da cui un Cristo, a noi assai vicino, che veste in jeans e mostra il ventre piatto, anche stanotte è sceso barcollando, perdendo fede e vita nell’attesa.
Nel primigenio ed onfalico rapporto, una madre e suo figlio si guardano nel cuore e Madre Luna, con l’intensità propria di una lingua esatta, che cambia in versi la muffa che addolora, ci narra questo amore, questa elezione che inebria e fa speciali, questa jattura che crea nuove Cassandre, creature in attesa nell’angoscia, occhi sgranati verso Troia in fiamme, vedove sole offese dal destino ed è apparenza il pretesto civile e cronachistico, qui non si parla, si badi, di morti sulla strada, di discoteche e di terre senza leggi, ma della vita che scorre senza senso ed intreccia emozioni, vincoli e speranze.
Consapevole della possibile deriva retorica che pur avrebbe potuto travolgere il testo e l’argomento, Fortunato Calvino, autore e regista della pièce, organizza una messinscena asciutta e minimale, misura con sapienza volumi, luci ed ombre, e crea una Madre Luna struggente e sempre viva, affidando il ruolo della protagonista ad Antonella Morea, attrice forte e sanguigna che, investendo tutto il plot di naturale vitalità spontanea, dal dolore ricava rabbia scura e dal ricordo l’ingenua tenerezza di un sorriso, entrando così in sinergica armonia col bravo Ivano Schiavi, giovane attore nel ruolo di suo figlio che, temerario adolescente come tanti, di colpo esperisce quello che vien poi, il duro e incomputabile disperdersi nel niente.
Nuovo Teatro Nuovo - Napoli, 18 giugno 2009