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SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: La quarta parete di Lenton a difesa della vita
SPECIALE TEATRO FESTIVAL ITALIA: La quarta parete di Lenton a difesa della vita
Nella storia del teatro il problema dell’esistenza e della funzione della quarta parete ha assunto un ruolo drammaturgico fondamentale a partire dalle avanguardie naturaliste della metà dell’Ottocento: soprattutto sul continente europeo la sua formalizzazione scenica, che ha avuto la sua origine nell’inscatolamento prospettico di matrice rinascimentale, ha rappresentato un’autonomia scenica decisiva nei confronti della resa complessiva di una drammaturgia moderna e nei confronti di chi ha contribuito con la visione al fatto teatrale. Nel secolo successivo, la rottura della quarta parete, sentita come una gabbia insopportabile da parte delle nuove e più radicali avanguardie teatrali, ha aperto di nuovo la scena a pratiche ed estetiche che si sono richiamate esplicitamente al circo ed allo spettacolo medievale. È a dir poco paradossale la modalità estetica con la quale si è inserito in questa tradizione Metthew Lenton, direttore artistico della compagnia Vanishing Point, fondata a Glasgow nel 1999 e che ha lavorato soprattutto sull’evocazione di un linguaggio scenico caratterizzato da immagini visive. Lenton ha portato a Napoli il suo nuovo spettacolo, dall’ambiguo titolo Interiors, che mostra un dettagliato interno borghese con una tavola imbandita e tanti ospiti che accorrono per la serata. Partendo da L’Interiéur, un testo di Maurice Maeterlinck, questa messa in scena di una calda ed accogliente cena in una fredda serata d’inverno è sviluppata in quest’interno borghese dalle differenti relazioni e dagli scomodi equilibri che si stabiliscono tra le interiorità dei vari personaggi. Tuttavia, la scena presenta desideri, passioni, fughe, rimorsi, rancori e delusioni che gli spettatori possono osservare (ed immaginare di sentire) attraverso una netta lastra di vetro trasparente che rende muta la scena ed incita ad una visione letteralmente ed univocamente visiva. La modalità paradossale di Lenton consiste nel fatto che la tradizione del teatro anglosassone sì è sempre mantenuta ai margini di una estetica teatrale che incorniciava totalitariamente la scena, caratterizzandosi in particolare per la presenza dell’apron stage, prolungamento del palco oltre l’arco di proscenio verso la platea. Paradossalmente, Lenton imprigiona la scena in una forma naturalisticamente compatta, ma non allontana il pubblico dalla scena perché quest’ultimo viene relegato dentro la tempesta di neve e forse associato ai pericoli degli orsi affamati e del freddo mortale. Il gioco scenico di Lenton, in cui poco funziona la presenza di una giovane ragazza che guarda la scena dall’esterno e che fa commenti sui personaggi dietro il vetro, è tutto a difesa di una scena perfetta, proprio perché mette in scena tutti i difetti umani dei protagonisti, da una platea disumana di spettatori. Infatti, quando all’inizio della serata gli ospiti sono accolti nella gabbia protettiva della scena questi possono finalmente disarmarsi (di fucili e cappotti, necessari fuori). Lenton chiede pietà per questa scena, una pietà sentita soprattutto per chi, come la ragazza (morta) che passa davanti ai vetri, non si è prontamente armato, soccombendo. Teatro Sannazaro – Napoli, 10 giugno 2009
Inserita il 13 - 06 - 09
Roberto D'Avascio
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