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SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: La Fedra flamenca di Narros
SPECIALE TEATRO FESTIVAL ITALIA: La Fedra flamenca di Narros
Corre in moto, fugge da chiunque lo cerchi, compreso se stesso. Via dall’amore della matrigna, via dalla maledizione del padre, via da tutto quello che, suo malgrado e contro ogni sua volontà, il giovane e bellissimo Ippolito attira su di sé, vittima di tutto quello che è altro da sé. Per questo diventato mito. E davvero vien da pensare che abbia ragione Grotowski quando parlava di una sorta di immortalità del mitologico, proprio perché connaturato all'umano, e del modo in cui la nostra epoca può ancora cercare in esso ragioni di qualcosa che continua ad essere, senza esserci. Miguel Narros, fra i maggiori registi teatrali spagnoli, porta la tragedia di Fedra ad incontrare i modi di vivere e di relazionarsi con gli altri propri dell’epoca attuale. La regina di Atene, una delle figure femminili più complesse della produzione di Euripide, è condotta ad affrontare il contemporaneo in una versione coreutica tutta giocata sulle note del flamenco, una rivisitazione gitana in cui si annodano, ai drammi individuali dei protagonisti, parola, danza e musica. Questa versione non è né quella di Euripide, né di Seneca, né di Racine; ma di ciascuna di queste incorpora il respiro, nell’adattamento e regia di Miguel Narros, coprodotto da Napoli Teatro Festival Italia, Producciones Faraute, Macandé, Festival de Mérida, in prima assoluta lo scorso fine settimana presso il Mercadante per il Napoli Teatro Festival Italia. Come legge Narros il personaggio mitico della moglie di Teseo, che si innamora del suo figliastro in assenza del marito? Dalle sue stesse parole la spiegazione: «Fedra non può vivere, non può respirare, parla fra sé e sé, lasciando i suoi pensieri alla solitudine della notte. Nei suoi passi sonnambuli incontra Ippolito, anch'egli non riesce a dormire. Con questi elementi abbiamo creato il nucleo della tragedia per rappresentarla come un’opera flamenca. I personaggi protagonisti di questa storia sono gitani. Un coro di giovani canterà il dominio dell’amore sugli uomini di tutti i paesi, le età e le condizioni; Questa danza avviene nel XXI secolo. Gli esseri umani non cambiano, ma si trasformano i comportamenti. Lo spazio è quello della tragedia». E così è. Il pathos tragico resta. È evidente che l’inserimento di un balletto puro nel programma di un festival non ha di per sé bisogno di spiegazioni alla luce delle sempre maggiori contaminazioni fra i generi. La musica gitana, è innegabile, suona strana, inizialmente. Quasi distonica. Ma poi no. Poi si capisce che è grido dell'anima. Sangue e passione. D’altronde è lo stesso coreografo andaluso Latorre che ce lo conferma: «Perché sorprendersi. Il mito di Fedra è un mito che nasce nel Mediterraneo, come la cultura del flamenco, è tutto parte di un insieme di segni di cultura e spettacolo che si intrecciano da millenni». D’altronde Narros ha portato anche di recente in scena una Medea con caratteristiche narrative analoghe, quindi davvero la sorpresa si riduce al nulla. Il pubblico (tre sere, tutto esaurito) omaggia gli artisti con un delirio di applausi e chiamate. E indiscutibile è la classe e la tecnica assoluta di Lola Greco, madrilena, ex prima ballerina del Ballet Nacional de España, assai nota al pubblico meneghino per la sua interpretazione delle danze popolari dei «Vespri siciliani» di Verdi alla Scala. La bailaora domina essendo dominata dalle passioni, dall’irrefrenabile voglia, quella gamba che avvince a sè il busto del figliastro desiderato in modo così fuori dagli schemi. Fedra è una donna fuori dagli schemi, reinterpretarla in danza è cosa che, in fondo, rispettando non una filologia teatrale, ma sicuramente una filologia del personaggio, è assolutamente plausibile. Il furore coreutico dell’insieme di ballerini e cantanti gitani di primissima caratura, rende alla fine merito ad una scelta per alcuni discutibile circa l’organicità dello spettacolo entro il cartellone di un festival di teatro. Ma se è festival di più linguaggi, che tale sia: nessuno scandalo per una performance di flamenco di primo livello. Forse sono altri gli spettacoli esili in cartellone, su cui si poteva fare scelta più oculata, andando anche oltre Napoli, per restituire un'altra Napoli. Teatro Mercadante - Napoli, 14 giugno 2009
Inserita il 16 - 06 - 09
Renzo Francabandera
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