SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: L'amore voluttuoso e semplice di Ali Zaidi
Journeys of love and more love, spettacolo dell’artista Ali Zaidi – indiano di nascita, pakistano per immigrazione, inglese per caso – è andato in scena in una grande sala del Convitto Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele II, presentandosi in una miscela di odori, sapori, parole ed immagini come una installazione 'live' con intermezzi commestibili. Si è trattato, infatti, di una performance teatrale strutturata lungo una tavolata imbandita di cibi e bevande, fronteggiata da uno spazio percorso da quattro attori e da un fondo bianco su cui sono state proiettate immagini e sequenze video per raccontare la storia apolide e migrante del regista-cuoco-performer Ali Zaidi.
Questa storia è narrata, però, soprattutto dalla contaminazione dei sapori che vengono proposti al gusto ed all’olfatto degli spettatori, invitati a gustare una vicenda che parte dall’India, si sposta in Pakistan, poi in Bangladesh, infine in Inghilterra e poi ancora in India a Bombay. Sul fondo della sala interventi video di Ian Chambers, noto teorico del post-colonialismo, e Marino Niola, importante antropologo napoletano, hanno spiegato la nostra modernità come caratterizzata in positivo dai fenomeni migratori, capaci di mettere in discussione la gerarchia sociale e culturale esistente nei paesi occidentali attraverso nuove sintesi ibride e meticce. Il cibo diventa, quindi, l’emblema di questo nuovo sguardo post-coloniale che contamina con rivoluzionario amore – e sempre con più amore – e che ci parla di un nuovo modo di porre la questione dell’ospitalità e del sentirsi a casa, di cui Derrida tanto ha discusso nei saggi della sua ultima ed illuminante produzione filosofica.
Tuttavia la bellezza del messaggio, la delicatezza del racconto, la seduzione dei profumi, non riescono a fare diventare questa amorevole performance uno specifico teatrale capace di imporre sulla scena una qualche idea di drammaturgia. Il discorso scenico non riesce mai a compattarsi in segno teatrale. La contaminazione delle culture, dei sapori, delle lingue e delle culture ci affascina perché ci spinge alla condivisone, alla pace ed alla tolleranza, ma la messa in scena di tutto questo fallisce nella sua scrittura scenica e nell’elaborazione del suo linguaggio – il teatro è già di per sé una contaminazione di ruoli, generi e stili – perché spesso queste sono artaudianamente caratterizzate da conflitto, violenza ed intolleranza.
Convitto Vittorio Emanuele II – Napoli, 23 giugno 2009