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SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: Gramsci a Turi tra onanismi ronconiani
SPECIALE TEATRO FESTIVAL ITALIA: Gramsci a Turi tra onanismi ronconiani
La gracile figura del sardo Antonio Gramsci, vittima dell’intramontabile arroganza del fascismo, la collocheremmo senz’ombra di dubbio nel Pantheon ideale dei giusti senza patria, uomini di ingegno e di passione, per un’intera vita animati da quell’insopprimibile slancio che solo la coerenza dà alla convinzione, determinando così la rara tempra del saggio vocato al più alto sentire, che ha nelle domande, giammai nelle risposte, il momento più serio e dinamico di ogni riflessione; ecco perché, al termine del progetto drammaturgico realizzato da Daniele Salvo, il regista, ed Antonio Tarantino, l’autore, non sappiamo precisare se l’origine di tanta cocente amarezza sia da rintracciare nelle aspettative troppo alte da noi riposte in questo Gramsci a Turi o sia da addebitare alle temperature troppo alte che impietosamente avvampavano il pubblico recluso nel San Ferdinando, nuovissimo Teatro del centro cittadino, forse inadeguato ad ospitare un Festival estivo dacché assolutamente privo dei più elementari sistemi di ventilazione e condizionamento necessari in certe circostanze. Così, mentre in platea facevamo esperienza di un calore afoso e senza soluzione, per una bizzarra burla del destino sul palco prendevano corpo personaggi ed attori del tutto privi di calore, pupazzi di una pièce organizzata intorno ad un’idea che ci rivela Salvo come regista più ronconiano di Ronconi, ineccepibile maestro di leziosissimi nitori, di un’eleganza che tedia all’infinito e che non crea, abile, da un lato, ad azzerare e render nulla la lezione d’impegno civile e politico che pure si poteva scorgere nel testo di Antonio Tarantino, dall’altro a proporre una noiosissima e ripetitiva messinscena algida ed iperestetica che, dopo aver catturato per dieci minuti la nostra attenzione ed il nostro insopprimibile amore per il bello, ci abbandonava per due lunghissime ore in un deliquio comatoso per cui non c’è perdono. Al didascalismo smodato di tutta l’azione drammaturgica seguiva, come degno corollario a rinverdir la noia, un’impostazione interpretativa sforzata ed accademica, fatta di enfasi e gonfi patetismi nella voce rotta, che assimilava un po’ tutti gli attori, contratti in una gestualità tristemente ingessata e ripetitiva come il resto, un’impostazione che toccava, in alcuni casi, picchi imbarazzanti di ridondante platealità performativa, come nel caso di Francesco Colella, un Piero Sraffa magniloquente e finto fino a sembrare involontaria caricatura dell’attore d’accademia, o di Melania Giglio, una Tatiana Suhucht che, invece di emozionarci, in quanto figura vicina al Gramsci uomo più che al Gramsci politico e scrittore, si perde in insostenibili declamazioni stentoree, mancando l’occasione propizia per tratteggiare con la potenziale sensibilità del suo ruolo gli aspetti più vivi ed umani di un punto di riferimento essenziale del dibattito culturale della seconda metà del ‘900. Teatro San Ferdinando - Napoli, 15 giugno 2009
Inserita il 17 - 06 - 09
Claudio Finelli
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I Commenti degli Utenti

intendevo dire che mi trovo pienamente d'accordo con elena.
e non posso fare a meno di chiedermi come si possa non riconoscere la bravura degli attori in questione..bisogna essere ciechi, o quantomeno pieni di pregiudizi.
24 - 06 - 09 - di: PAOLAGIGLIO -
mi trovo pienamente d'accordo.
Attori bravissimi, spettacolo commovente.
Bravi davvero. Tutti.
24 - 06 - 09 - di: PAOLAGIGLIO -
Come osi criticarmi?
Non entro nel merito dello spettacolo (che non ho visto) ma della squallida vicenda scaturita dal legittimo e corretto esercizio del diritto di critica : a parte tutte le considerazioni sulla pochezza intellettuale di chi non accetta critiche al suo lavoro, vedo affiorare refoli di "cesaro-berlusconismo" negli atteggiamenti degli esponenti della compagnia. Sì, ora risponderanno come il personaggio verdoniano che , serrando il pugno, gridava "Io 'so communista così!!!"),senza pero' convincerci.Criticate, gente, criticate : qualcosa resterà....
21 - 06 - 09 - di: GABRIO -
Commossi per Gramsci o per lo spettacolo??
A quanto pare lo spettacolo "Gramsci a Turi" ha diviso il pubblico e la critica!! Chi si è commosso e chi è scappato via. Dico la mia poiché ho visto anche io lo spettacolo, anche se sono tra quelli che hanno resistito fino alla fine. Mi trovo per lo più d'accordo, ma non su tutto, con la critica di teatro.org, soprattutto sul fatto che la messinscena era piuttosto noiosa e scontata, mi pare che questa sia stata anche l'opinione prevalente degli "addetti ai lavori" sulle terrazze del dopo festival. Quello che secondo me non è stato messo in evidenza è che la commozione e le emozioni erano legate al personaggio di Gramsci e non al modo in cui lo spettacolo lo rappresenta. E' una cosa che succede spesso agli spettatori "di sinistra" quella di identificarsi con la storia e con i suoi valori perdendo di vista il valore della messinscena. Ecco secondo me questo è il caso di un lavoro che fa leva sull'argomento, sul quale se sei di sinistra sei per forza d'accordo, ma il giudizio teatrale giustamente non può fermarsi all'argomento, ma deve tener conto di "come" è stato rappresentato.
21 - 06 - 09 - di: BRULIG -
Gramsci aTuri uno spettacolo che mi ha toccato nel profondo
Ho potuto assistere alla prima del "GRAMSCI A TURI" al San Ferdinando e mi trovo d'accordo con la critica solo ed esclusivamente per quanto riguarda il caldo soffocante che ho sopportato. Per il resto mi sento di dissentire profondamente in quanto lo spettacolo è stato emozionante, recitato egregiamente, costruito in maniera fine ed elegante e mi ha restituito oltre ad avermi commosso fino alle lacrime, il testo originale. Mi domando da spettatrice come si possa aver scritto una critica tanto cieca, sullo stile registico che tutto mi è sembrato tranne che "ronconiano", ed alla oggettiva bravura di tutti gli attori. Forse siamo talmente abituati a vedere spettacoli scadenti e mediocri che quando assistiamo ad uno spettacolo assolutamente ben fatto non riusciamo a capirlo?
Elena Fuganti
21 - 06 - 09 - di: MARABIA -
TRA ONANISMI DI CRITICI OCCASIONALI
Che tristezza!
CARMELO BENE diceva che il critico è qualcuno che dorme in un letto altrui.
Quando poi il critico in questione si impegna ad offendere gratuitamente, in tono aulico, professorale ed ampolloso, il lavoro, la fatica e la dedizione di un gruppo di professionisti dalle pagine di un sito internet , con l’aiuto di amici e conoscenti, è scandaloso , ai limiti della diffamazione.
Il signore in questione è un giovane trentaseienne, mandato probabilmente da qualcuno con l’intento preciso di affossare il mio lavoro. Forse il teatro che il nostro ama è quello dei giovani maestri del nudo teatrale italiano. Se il signor Finelli non ama Luca Ronconi, indiscusso maestro del teatro mondiale, è un problema suo. Io non sono Ronconi né tantomeno sono “ronconiano” come lui afferma per aver letto troppo frettolosamente il programma di sala.
Il gruppo di attori che lui definisce “accademici” sono tra i più interessanti e preparati attori della scena italiana, plurisegnalati e pluripremiati in Italia e all’ estero, a livelli altissimi.
Per carità, le critiche si accettano. Sempre. Quando però si tramutano in offese livorose e personalistiche, è necessario difendere il proprio lavoro e i propri collaboratori. Chi mi conosce sa quanta serietà, dedizione, rispetto e professionalità impieghi nel mio lavoro. Il “Gramsci a Turi” è stato un vero successo di pubblico e di critica. Se il signor Finelli non si è emozionato è un problema suo. Che lui non abbia compreso la sincerità e la verità di un lavoro come questo è un problema suo. Certo è inaudito che il sig. Finelli scriva il falso, parlando al plurale e generalizzando le proprie impressioni. Si tratta in questo caso di malafede o di incompetenza.
Certo mi domando cosa c’è sotto?? La critica del vostro sito è stata l’unica critica negativa da noi ricevuta al Gramsci ed ha toni molto supponenti e distruttivi. Gli attacchi sono ad personam.
C’è un mandante ?
Per amore di verità , moltissimi spettatori, di ogni età, sono venuti nei camerini emozionatissimi, profondamente commossi , ringraziando per lo spettacolo.
Anche all’incontro con il pubblico è stato così.
Così è successo per il mio “Edipo a Colono” in scena al Teatro Greco di Siracusa, con Giorgio Albertazzi, visto da più di 8.000 spettatori a sera per 40 repliche. Lo spettacolo ha battuto ogni record di presenze ed incassi. Ma certamente il signor Finelli avrebbe saputo fare meglio.
Ne sono sicuro.
Che un giovane critico riversi una tal mole di incomprensibile livore e frustrazione personale sul lavoro e la fatica altrui è cosa molto preoccupante.
Le nuove generazioni dovrebbero essere migliori ed indicare nuove strade, non affogare nelle proprie frustrazioni personali, nei clientelismi e nei propri livori.
Il vero onanismo e servilismo è quello del signor Finelli e dei suoi amici che continuano ad offendere un serio gruppo di lavoro dalle pagine di un sito internet che dovrebbe scegliere con più attenzione i propri collaboratori e non dovrebbe ammettere simili tristi vicende.

19 - 06 - 09 - di: DANIELE.SALVO -
ciò che trovo ASSURDO, signora Giglio...
è che lei si permetta di attaccare in modo così aggressivo, perentorio e minaccioso, ma soprattutto con quest'aria da supponente (leggi: "vorrei dare uno sguardo ai vostri curricula") una redazione giornalistica.

Questo atteggiamento "superiore", che lei riconferma nel citare "firme ben più prestigiose", ci mostra quale servilismo e pochezza vi sia dietro la sua concezione di teatro e giornalismo.

Avrebbe reagito allo stesso modo, peraltro estremamente maleducato, se la stessa recensione fosse arrivata dalla sua firma "ben più prestigiosa"? Credo di no, signora.

Una critica negativa non piace a nessuno, ma d'altra parte incassarla con eleganza è prerogativa di pochi.

Si vergogni.
Si vergogni.
Si vergogni.

19 - 06 - 09 - di: ANTONIA LATINELLI -
amichetti............................
Prima di darmi consigli sulle mie reazioni la invito a considerare alcuni dati:
1) il suo amico non ha fatto una critica serena , dandoci dei segaioli nel titolo della stessa( il fatto che ricopra le sue volgarità con termini pseudo letterari non nasconde la volgarità del pensiero) .... dunque perchè mai la mia reazione dovrebbe essere serena ed equilibrata?
2) Il suo amico non sa che io sono anche il produttore esecutivo del Gramsci a Turi e quindi, per difendere il mio lavoro e quello dei miei colleghi, sono autorizzata ad usare il tono che ritengo più opportuno rispetto a chi nel titolo di una critica ci da dei segaioli.
3) la sera del 15 il caldo era effettivamente insostenibile e so benissimo che ALCUNE PERSONE hanno laciato la sala.
Non molte , ALCUNE. Lamentatevene con l'organizzazione del festival. Io non so che farci. Comunque nessuno dei teatri in questione è dotato di aria condizionata (Mercadante e San carlo compresi).
4)Detto questo non capisco perchè dare a noi dei segaioli è una critica legittima , ma la mia reazione sarebbe invece spropositata e denoterebbe il fatto che io non credo nella qualità del mio spettacolo..... BAH .
5) Come ho già detto preferirei continuare questa discussione di persona e soprattutto vorrei continuarla dopo aver dato uno sguardo ai vostri curricula.
Vi attendo amichetti, vi attendo.
18 - 06 - 09 - di: FAHRENHEIT 451 TEATRO -
Il senso del dissenso
Ogni artista dovrebbe misurarsi serenamente col dissenso: è l'unico modo per crescere, salvo che non si ritenga di aver raggiunto già le dimensioni massime, come la rana di Esopo.

Al Teatro Festival Italia il dissenso sullo spettacolo "Gramsci a Turi" è stato abbastanza corposo; per quanto mi è stato riferito un certo numero di persone avrebbero lasciato la sala durante la rappresentazione.

Questo non esclude che lo spettacolo sia legittimamente piaciuto ad altri, né stabilisce un valore assoluto dell'opera. Credo tuttavia che un artista consapevole dovrebbe accogliere la critica come strumento fertile di dialettica; e che viceversa una reazione così smisurata di rifiuto potrebbe suggerire qualche titubanza in prima persona sul valore dell'opera.
18 - 06 - 09 - di: EDGARDO BELLINI -
Gramsci a Turi spettacolo bellissimo!
ho assistito allo spettacolo nell'ultima sera di repliche.Come il folto pubblico presente in sala mi sono emozionata e commossa nel vedere uno spettacolo così chiaro e sincero nell'intento di rendere omaggio alla figura di Gramsci,ma anche di ricordare allo spettatore come può essere piccola questa italietta quando ci si genuflette davanti ai potenti e si soffoca con la forza chi non ci piace.Sarebbe un peccato che la redazione di questo portale dedicato al teatro , mandasse in giro i critici a mozzare le teste di giovani registi senza un motivo, se non quello di salire in cattedra e prendere appunti su tutto quello che secondo loro non va...per fortuna a teatro funziona il passaparola... quindi io, che lo spettacolo l'ho visto e ascoltato, posso consigliare a tutti di non perderlo quando, e ci auguriamo presto, la compagnia lo riprenderà. federica bern
18 - 06 - 09 - di: FEDERICABERN -
MISERABILI CON LA PENNA FACILE
Grazie a Dio, firme molto più prestigiose della sua hanno recensito meravigliosamente bene il nostro lavoro. Tanto per farle alcuni esempi: Franco Quadri (La Repubblica), Stefano De stefano (Corriere), Rossella Battisti (L'Unità) .
Ma d'altronde lei non è il primo nè l'ultimo miserabile dall'insulto facile che noi sottereremo con la qualità ed il successo del nostro lavoro.
Se ne ha il coraggio mi contatti, saprò dirle altre due o tre cose.
Melania Giglio
18 - 06 - 09 - di: FAHRENHEIT 451 TEATRO -

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