SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA: Domatissima bisbetica al maschile
Un appunto nell’introdurre lo spazio dedicato alla prima della Bisbetica Domata messa in scena dalla compagnia di danza Korper: ritardare di mezz’ora circa l’inizio dello spettacolo, quando lo stesso è previsto vada in scena in un orario così poco feriale (22.30!), è di per sé un biglietto da visita assai poco felice, che ci indispone già prima che si levi il sipario sulla pièce, soprattutto se consideriamo che il progetto, parte del gradevole Napoli Fringe Festival 2009, è comunque calato in un contesto che, almeno sulla carta (speranze vane ormai), dovrebbe conservare l’ineccepibile rigore di un Festival di grande serietà.
L’immagine proposta dalla messinscena è, sin dalle prime note e dai primi passi, potente e suggestiva: coloratissime figure si muovono nello spazio astratto di un acquario postmoderno, evocazioni glam e arditi ammiccamenti proiettano lo spettatore nella dimensione fisica e sensuale della guerra-seduzione, della passione che genera frizioni, dell’eterno gioco-conflitto tra ruoli e posizioni, alla ricerca di un piacere che ora è possesso, ora è servitù, ora è dominio ora è cieco amore, sebbene, ci consta ohimé notarlo, l’intero meccanismo, potenzialmente tanto interessante, sembra imbrigliarsi in una scelta musicale che si ripete e stanca, che anestetizza ogni emozione nell’omogeneità del suono, un’omogeneità che, nel reiterato offrirsi, nega nei fatti la tenzone tra i personaggi in scena e devitalizza ogni sussulto de-erotizzando il gesto.
Nel complesso, l’operazione sembra concretamente venir meno alle promesse, il presupposto innegabilmente stimolante, cioè quello di affidare a bravi, ma non sempre coordinati, danzatori uomini anche i personaggi femminili, in ossequio non solo alla tradizione del teatro elisabettiano, ma anche dichiaratamente in linea con la precisa volontà di sondare effetti altri dell’energia dei corpi, viene inspiegabilmente deprivato di qualsiasi valore aggiunto eversivo e trasgressivo, diventando espediente sterile ed estetizzante, conseguenza perfino un po’ noiosa di una sorta di dandismo trito, visivo e improduttivo che si consuma in sé, che non infrange realmente alcun codice espressivo, forse perché non ha coraggio, forse perché non ha la forza, forse perché non ha sufficiente controllo del mezzo artistico performativo.
Teatro Sannazaro - Napoli, 22 giugno 2009