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SPECIALE TEATRO-FESTIVAL-ITALIA :Claudio Bernardo e Identificazione di una donna
SPECIALE TEATRO FESTIVAL ITALIA :Claudio Bernardo e Identificazione di una donna
Lui la vede danzare. La rincorre. Nel reale o nella fantasia, cerca un sé che è nell’altro. Desiderio, incontro, lontananza. Un’idea, quasi un film. Da testi di Rainer Maria Rilke, Michelangelo Antonioni e Claudio Bernardo, quest’ultimo, coreografo brasiliano, porta in scena a Napoli, sullo storico palcoscenico di Eduardo de Filippo, il San Ferdinando, una creazione di As Palavras - Cie Claudio Bernardo in coproduzione con Théâtre de la Place, Charleroi Danse. Questa prima nazionale si ispira fin dal titolo al film di Antonioni del 1982, presentato a Cannes e che è valso al regista il Premio del 35° Anniversario. Nel film Niccolò, regista in cerca di un volto femminile per un film, incontra Mavi, e ne nasce una relazione che si sfilaccia presto. Mavi approfitta di una sosta durante un viaggio in autostrada, per dileguarsi nella nebbia. Lui nelle sceneggiature che seguiranno la cercherà, raccontando un viaggio nella luce. Nato a Fortaleza, in Brasile, nel 1986 Claudio Bernardo si è trasferito in Europa, alla scuola di Maurice Bejart a Bruxelles, dove comincia a creare. Da allora vive e lavora in Belgio, dove ha fondato, nel 1996, la compagnia di danza As Palavras. In Identificazione di una Donna, ideato, diretto e interpretato da lui stesso, il coreografo ballerino racconta una storia simile a quella del film di Antonioni, per arrivare al suo film personale. Sulla scena oltre al grande schermo, elementi che alludono al film, la pellicola che cade da un tavolo, oggetti-feticcio, metaforico ambiente per un assolo di danza che dura quasi un’ora. In realtà non è solo danza. Espressione della memoria trasenunte, proiezioni del desiderio, corse sulla spiaggia e lettere forse mai spedite, a ribadire la natura effimera di un’opera d’arte destinata a scomparire con il corpo del suo creatore. Lui stesso, nel programma di sala racconta il prestesto “Una ventina d’anni fa, a Bruxelles, vidi una donna danzare un assolo sui Capricci di Paganini. Era, credo, una delle sue ultime creazioni. La sua danza è rimasta nella mia memoria e nel mio essere, e molti anni dopo mi ha portato ad andare alla ricerca di questa coreografa e della sua opera, a ricostruire quella creazione e anche un pezzo di storia della danza. Quando finalmente incontrai questa danzatrice, proponendole il progetto, lei fu colta dal desiderio di tornare sulla scena, ma dopo tre giorni di prove abbandonò l’idea: chiudendo una porta, ne aprì, per il mio lavoro, molte altre verso una serie di interrogativi”. Amore, platonico o passionale, coesistenza di entrambi nella proiezione, che proiezione davvero è, su uno schermo in cui come ricordi ancestrali appaiono momenti di intimità mai raggiunta, strade verso il mare e fra i campi, lungo i quali lui e lei si inseguono, senza raggiungersi davvero mai. Bernardo decide così di raccontare la sua ricerca dell’identificazione in questa donna, con domande sull’isolamento dell’artista, sulla mancanza di ispirazione e sulla paura della creazione. Un pannello con la scritta ARTISTA diventa luogo metaforico della rabbia contro se stesso, contro cui, intervallando i capricci di Paganini, il danzatore si scaglia, provocando accecanti bagliori di un’identificazione che non arriva. La imita nel ballo, la cerca nella movenza, nei passi nevrotici, nell’affanno di qualcosa che non si trova. E in fondo qualcosa sfugge, in uno spettacolo in cui l’artista sfiora, arriva vicino all’oggetto del suo desiderio, ma finisce poi per allontanarcisi irrimediabilmente, catturato forse dal crudele, a volte narcisistico fascino dell’idea, in un piccolo ma dannatamente pericoloso desiderio dell ’irraggiungibile, Icaro di se stesso che, come il regista nel film di Antonioni, cerca il sublime in un viaggio verso il sole. Un sogno impossibile.
Inserita il 08 - 06 - 09
Renzo Francabandera
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