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SPECIALE TEATRO FESTIVAL ITALIA - Cirillo, inseguitore inseguito dalla vita
SPECIALE TEATRO FESTIVAL ITALIA   Cirillo, inseguitore inseguito dalla vita
L’inseguitore, uno spettacolo scritto da Tiziano Scarpa e realizzato dalla sapiente regia di Arturo Cirillo, è andato in scena nel restaurato San Ferdinando di Napoli per il Teatro Festival Italia. La vita è fatta spesso di inseguimenti, rincorse, appostamenti, pedinamenti e questi possono portare a loro volta a conferme, smarrimenti, sorprese. Si insegue sempre qualcuno. Oppure si è inseguiti. Ci si guarda dietro. Si nascondono le proprie tracce, oppure si lasciano visibili di proposito. Altre volte chi insegue è in realtà inseguito, non riuscendo a svelare il mistero della propria vita e quindi rincorrendola incessantemente. Senza sosta. Quest’ultima ipotesi sembra alla base dello spettacolo. Aloisio è un vecchio sfatto che indossa un impermeabile consumato e che si apposta nei luoghi nascosti di una misteriosa città per inseguire individui presi di mira. Nella prima scena si mette ad inseguire un giovane calvo dal passo veloce. Una volta accortosi del pedinamento, questi si ferma e colpisce con una testata il suo malcapitato inseguitore che finisce dolorante disteso sulla strada. Lo spettacolo racconta questi inseguimenti attraverso corse, fughe, attese, smarrimenti. Aloisio, interpretato con grande bravura dallo stesso Cirillo, si ferma davanti al carcere ed insegue giovani sbandati. Un giorno si imbatte in Nic, un ragazzo appena uscito di galera dopo tre anni di reclusione per avere ucciso un uomo. Lo segue per diversi chilometri, poi comincia a parlargli. Nic resta stranamente incuriosito dallo strambo personaggio che lo perseguita. Aloisio riesce a portarlo a pranzo, ma il ragazzo picchia il cameriere e i due sono costretti a scappare senza pagare il conto. Aloisio gli offre poi la possibilità di cantare canzoni per turisti giapponesi per guadagnarsi qualche soldo, ma il ragazzo trasforma Volare in Trombare e ’O sole mio in Porco Dio, scatenando le ire del gestore del locale, che per interrompere la sua performance resta fulminato dai fili elettrici. A differenza della sfrontata violenza del giovane, interpretato da Michelangelo Dalisi, Aloisio sembra una figura di grande umanità, pronto ad alleviare le sofferenze del prossimo (magistrale il suo impermeabile, da cui è capace di tirar fuori della colla per incollare scarpe, una paletta per uccidere le zanzare, dell’acqua ossigenata per disinfettare), ma anche misteriosa ed enigmatica. Perché insegue le persone? Cosa vuole da loro? Perché li aiuta? La verità finale, forse la parte più debole della magistrale messa in scena, è la scoperta di una figlia spastica alla quale Aloisio sembra dedicare tutte le cure possibili, fino a cercare per lei un possibile amante che le faccia godere per una volta le gioie del sesso, mettendola magari in cinta. Il protagonista insegue la vita attraverso una splendida scenografia: una città fatta di viadotti, strade provinciali, tunnel, sottopassaggi che si sviluppano tra le quinte sceniche di un grigio monocolore. Rumori di automobili, clacson e sgommate di auto in perenne corsa circondano questa scena di periferia urbana. Pannelli scorrono orizzontalmente e verticalmente nel ricostruire le strade in cui si insegue, ma anche i punti di sosta, come i tavolini di un bar in cui incontrare il paesaggio più bello, una simpatica ragazza che serve il caffè con (umana) gentilezza. Aloisio afferma di essere colui che può indicare i paesaggi più belli della città perché è necessario sprofondare nell’azzurro. Tuttavia sembra che inseguire la vita (e con essa la possibilità dell’amore e della solidarietà), attraverso pedinamenti e rincorse senza meta, sia una pia illusione ed infatti Aloisio afferma di essere un maniaco delle illusioni. Cirillo sembra suggerire che è la vita, con la sua violenza e le sue sconfitte, ad inseguirci. Quella del vecchio inseguitore è in realtà una fuga, forse infinita, dalla vita, dalla sua vita di reietto che bada ad una figlia invalida con la forza della disperazione. Sempre correndo, senza sosta. Lo spettacolo, che inizia con la fine di un inseguimento, termina forse con la ripresa di una nuova corsa, tuttavia questa volta senza direzione.
Inserita il 12 - 06 - 08
Roberto D'Avascio
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