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Special NUDI: Pulcinella racconta... la Camorra
Special NUDI: Pulcinella racconta... la Camorra

Una standing ovation ha chiuso il quarto appuntamento del Festival NUDI - Nuove Drammaturgie Indipendenti. Tutti in piedi ad applaudire la performance del Pulcinella Roberto Capaldo, che ha portato in scena il pluripremiato “Morra”. La rappresentazione è stata insignita del Premio Borsellino 2008 per l’impegno sociale e civile come spettacolo teatrale dell’anno, riconoscimento già attribuito a: Dario Fo (2007), Franca Rame (2006), Beppe Grillo (2005). Ancora. Premio Calandra 2007, come miglior spettacolo e regia, e spettacolo italiano all’XI International Turkey Theatre Festival.

Morra racconta la Camorra e quella guerra silenziosa che, da anni, ha fatto migliaia di vittime, spesso innocenti, colpevoli solo di vivere in luoghi dove la speranza non ha mai messo piede. Un Pulcinella contemporaneo, in modo dissacrante e ironico, racconta la storia di Ernesto, giovane lavoratore di Scampìa, il quartiere degradato di Napoli, ucciso per mano della Camorra, ma che con essa non aveva niente a che fare. Ernesto è vittima di una guerra “non riconosciuta”, che sparge sangue al centro della civilissima Europa.

Morra è il racconto dell’abitudine a giustificare tutto, anche la violenza, che accompagna, in modo poetico, l’animo di Napoli. Pulcinella parla di “quei tre o quattro fatti che conosce”, che noi tutti, in fondo, conosciamo, “perché le voci girano, perché l’abbiamo letto sui giornali”.

Roberto Capaldo indossa la maschera di Pulcinella, e non è più lui in quanto tale, ma diviene l’istrionico interprete che Napoli da sempre elegge ad anima della città, simbolo egli stesso e testimone della decadenza civica di quella che era una delle corti reali più importanti dell’800. La messa in scena è un monologo serrato, con i tempi morti dei cambi di maschera colmati dal ritmo di una batteria, che scandisce la vita e la musica delle parole. 

Pregevole la mimica di Capaldo, un artista completo, che con giochi di parole, espressioni, salti e coinvolgimenti dialettici ha entusiasmato il pubblico. Un teatro povero di scenografia ma ricco di simbolismo. Sul palco, tre valigie di cartone, di grandezze diverse, sono disposte in modo tale da ricordare alcuni quartieri di Napoli. Un Pulcinella marionetta, adagiato su un telo rosso ai piedi del bagaglio che personifica Scampìa, ricorda l’omicidio di Ernesto. Come a voler dire che c’è qualcuno che muove i fili della vita altrui, e ne decide le sorti.

Capaldo ha raccontato una Napoli contemporanea, figlia di un'Italia complice dello spargimento del suo stesso sangue, attraverso gli occhi di un Pulcinella che vive nell'animo di ogni oppresso dalle mafie. In fin dei conti, ridere di qualcuno o di qualcosa, ha la stessa forza distruttrice di una mandria di cavalli al galoppo. Ridere delle mafie significa essere liberi e dimostrare che la violenza non è poi così forte, ma sbatte contro un muro di gomma e ricade al suolo impantanandosi nelle sabbie mobili della dignità.

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Autore foto: Giorgio Ventricelli
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Inserita il 02 - 09 - 11
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