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Sofocle rivisitato da Branciaroli
Sofocle rivisitato da Branciaroli
Franco Branciaroli, goloso di ruoli sempre più multipli, come ha fatto con un Don Chisciotte assai divertente per la sua voce capace di rievocare sia Carmelo Bene che Vittorio Gasmann, appare al Teatro Strehler di Milano dal 13 al 30 aprile in Edipo Re, diretto dal regista Antonio Calenda. Si muovono sul palcoscenico assieme al protagonista Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo, Filippo De Toro, Luca Fiorino e Luigi Rizzo. L'operazione è prodotta dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in tandem col Teatro de Gli Incamminati e Teatro di Messina. La novità sta nel fatto che Branciaroli convoglia in sé i ruoli di Edipo, Giocasta e Tiresia: il progetto dello spettacolo si basa infatti su una rilettura dell’originale sofocleo, scritto probabilmente nel 430 a.C. e integrato dai sunti teorici di diversi studiosi, in particolare Sigmund Freud e René Girard. Freud riteneva che Edipo Re prefigurasse la metodologia che consente l’esplorazione dell’inconscio, ovvero la psicoanalisi. Perciò Antonio Calenda evoca nello spettacolo la messa in scena di una ricerca che ripercorre all’indietro il tempo per riafferrare il senso vero e profondo di un passato che è stato frainteso. Edipo appare freudianamente disteso sul celebre lettino mentre, attraverso indizi disseminati nel suo vissuto, ricostruisce e riscrive con parole di atroce verità il proprio percorso esistenziale, individuando finalmente le radici del proprio conflitto interiore. L’assunto di René Girard illumina invece certe dinamiche sociali e di gruppo. Gli individui, secondo questo antropologo e filosofo contemporaneo, tendono tutti a desiderare il medesimo oggetto e questa “indifferenziazione” genera quasi sempre un sentimento di rabbia e scontro diffusi. Per uscire da tali dinamiche di rivalità e di crisi, la comunità si unisce contro una vittima sacrificale, un capro espiatorio che la purificherà e che, una volta immolato, sarà investito di sacralità. Edipo è un esempio emblematico di tale dinamica. Il sacrificio, l’espulsione dalla comunità, avviene dopo un lungo e sofferto itinerario di conoscenza. Un itinerario che nella messinscena si svolge quasi fra sonno e veglia del protagonista, con il Coro che funge da ponte fra queste due dimensioni, un coro tutto maschile che fa da eco e moderno, incisivo commento. "In un mondo smarrito, minaccioso, delle cui ombre sentiamo l’incombere" commenta Antonio Calenda, "è stato emblematico rielaborare il percorso dal buio verso la chiarezza compiuto da Edipo: un percorso nella coscienza che allo stesso tempo è individuale, di intima analisi, collettivo… Ed è stato importante poterlo condividere assieme ad un artista consapevole come Franco Branciaroli, con il quale abbiamo affrontato recentemente l’indagine di un altro problematico personaggio, il Galileo di Brecht. In questo Edipo Re abbiamo tratteggiato il protagonista evocando echi di teoremi freudiani, un viaggio fra le ombre e l’ignoto della psiche: perciò in questo Edipo si condensano, quasi come in momenti di trance, più personaggi della tragedia, come Edipo, Tiresia, e Giocasta, a dimostrare che nella sua carne si convogliano tutte le radici della colpa". “Edipo" spiega Branciaroli, "è l’eroe tragico che non sa chi è: tutto gli casca addosso perché tutto è già avvenuto. Questa conoscenza di sé avviene attraverso il dolore: il dolore è la caratteristica di Edipo, dunque. Lui dice che nessuno ha un dolore più grande del suo. Infatti appena egli conosce, diventa cieco: la cecità, come il dolore, nella cultura greca è strettamente legata alla conoscenza”. La scenografia di Pier Paolo Bisleri cela e rivela personaggi dietro velati neri, una scatola, uno spazio quasi mentale in cui Edipo è rinchiuso. Le luci di Gigi Saccomandi ribadiscono la dialettica fra luce e buio, chiarezza e mistero. Completano l’allestimento i costumi di Stefano Nicolao e le musiche di Germano Mazzocchetti. Significativo l’apporto della traduzione di un autore contemporaneo quale Raul Montanari, che sviluppa la tragedia con precisione, senza retorica e con una forte aderenza a Sofocle. Dopo il Piccolo di Milano, lo spettacolo sarà in scena a Torino, al Teatro Carignano dal 4 al 16 maggio 2010. (le foto sono di Tommaso LePera)
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Inserita il 12 - 04 - 10
Daniela Cohen
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