Santarcangelo 39. Fra rilancio e domande sull'arte
Come quelle signore che arrivate ai quaranta si ostinano fino all’ultimo mese a dire che sono sulla trentina. Sarebbe così se non fosse che Chiara Guidi l’età ha deciso di metterla proprio nel nome dell’evento: Santarcangelo 39.
Sicuramente non per ostentazione della storia, ma per quell’esigenza che la memoria e le origini aiutino a spiegare i passi e le direzioni. Qui dove tutto partì, quarant’anni fa appunto, con Flavio Nicolini, cui si deve la fondazione del festival nel 1971 insieme all'allora sindaco Romeo Donati.
Quello iniziato è un percorso triennale con la direzione affidata a turno a tre soggetti importanti del territorio: quest’anno tocca appunto a Chiara Guidi per la Socìetas Raffaello Sanzio, che si avvale della collaborazione di Massimo Simonini, direttore del Festival AngelicA di Bologna, e di Silvia Bottiroli, del coordinamento critico-organizzativo; nei prossimi due anni il progetto triennale Santarcangelo 2009-2011 vedrà avvicendarsi Enrico Casagrande/Motus nel 2010 e Ermanna Montanari/Teatro delle Albe nel 2011.
La scommessa di un Festival Internazionale del Teatro in Piazza nel paese che risuona si compone, nella nuova idea di festival, di appuntamenti scelti nei luoghi più belli di tutto il paese (limitando le escursioni fuori città che negli anni passati erano risultate un po’ dispersive) e della continuazione dell’esperimenti di teatro diffuso, affidato a centinaia di gruppi in strada per Santarcangelo Immensa, quelli selezionati tramite un bando che ha raccolto 210 proposte provenienti in gran parte dal territorio, ma anche da oltralpe, con una compagnia che giungerà perfino dalla Cina grazie a un gemellaggio attivato dal Comune di Rimini.
Dal 3 al 12 luglio è così: un programma generatosi fra teatro e musica che si offre come un’unica “drammaturgia” innervata nei luoghi più intimi del paese. Il cuore pulsante è il Centro Festival sotto i portici del Palazzo Comunale in Piazza Ganganelli, dove vengono ospitati anche il punto informazioni e gli incontri di Radio Gun Gun, luogo d’incontro, ristoro, sosta e informazione per spettatori e artisti.
Dopo il primo fine settimana è possibile tracciare un primo bilancio. Innanzitutto il pubblico: pare generale la constatazione di un ritorno importante di pubblico, spettatori, incuriositi, trascinati, sulle vie in salita del borgo. Gente che sembra contenta di un festival che offre la modalità dello spettacolo breve. Si passeggia, si decide cosa vedere da che ora a che ora. Spettacoli che durano in media 20 minuti e che permettono nella stessa serata di vedere 3-4 cose lasciando uno spazio importante al rapporto con la città, con il circostante.
Molto seguiti e sempre sold out gli spettacoli di sperimentazione di Richard Maxwell e Alvin Lucier, i nomi di richiamo del primo fine settimana. Ricerca del primo fra teatro e musica, del secondo sul musicale vero, cui la parola tende quando svuotata del significato. E’ la registrazione in loop del significante a portare Lucier ad arrivare ad una traccia di puro suono partendo da quella di una frase. Burrows e Fargion divertono il pubblico con il loro nonsense. Scambi di parole a ritmo forsennato, giochi di corpo attorcigliati a verba volantes. Molto interessante ed applaudito.
Poi i giovani, alle prese con piccole performances o studi per lavori più ampi: Felix Thorn, con le sue macchine sonore, Filippo Tappi, creatore di una dark room all’interno della quale lasciare libere le proprie emozioni più profonde, Yoshimasa Kato e Yuichi Ito, giovani artisti giapponesi che fanno danzare l’amido trasformandolo in forme ancestrali;
e gli italiani, Kinkaleri, con un interessante estratto del prossimo lavoro su Le Serve giocato con il tema del flusso di coscienza affidato ad una ventriloqua, Masque Teatro, con una notevole performer che dà corpo ad inquietudini ambientali, ancrochè il lavoro rimanga un po’ distante e con una chiusa distonica, Muta Imago, con il loro studio esteticamente e psicologicamente raffinato.
Questo nei luoghi storici della città, nelle case. Ma appena si esce si viene risucchiati per le strade dalle visioni di Santarcangelo Immensa, oltre 200 compagnie da tutto il mondo con spettacoli di strada. Le giornate si chiudono ogni sera a mezzanotte con una performance di luci a cura di Apparati Effimeri sull'arco di piazza Ganganelli.
Inizia ora il secondo fine settimana: Lawrence D. “Butch” Morris, presenta l’evento unico Coro di Poeti. Conduction ® N° 185/I, una drammaturgia che trasforma la poesia in musica. Lo spettacolo avrà luogo a Villa Torlonia di San Mauro Pascoli, residenza di famiglia del poeta che ha fatto da sfondo alla celebre immagine della "cavallina storna".
Di voce in voce fino a quella assoluta di Arnoldo Foà, che alle 20 al Lavatoio presenta, in forma esclusiva, Achab e la balena, lettura di brani tratti dal Moby Dick di Melville.
Poi è la stessa direttrice del Festival, Chiara Guidi, a presentare Il Teatro Anatomico Infantile, l’esperienza che lei e il compositore elettroacustico statunitense Scott Gibbons realizzano insieme a un gruppo di bambini dai sette ai dodici anni, basato sui gesti improvvisati dei piccoli, liberi di muoversi nello spazio e di toccare, smontare e lacerare oggetti e congegni alla scoperta della loro anatomia. Il glottologo e linguista Giancarlo Schirru pronuncia l’alfabeto fonetico internazionale, Rodolfo Sacchettini, critico teatrale, introduce il radiodramma Omaggio a Joyce musicato da Luciano Berio e commentato da Umberto Eco, e Romeo Castellucci presenta a Radio Gun Gun le fotografie di Alexey Titarenko scelte come immagine del festival.
Niente male!