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'Santa Giovanna dei macelli' ronconianamente brechtiana
Santa Giovanna dei macelli  ronconianamente brechtiana

Affollata, ma soprattutto ricca di spunti, idee e riflessioni la conferenza stampa di presentazione di 'Santa Giovanna dei macelli' in prima nazionale il 28 febbraio 2012 al Piccolo Teatro Grassi - sede storica e culla del Piccolo Teatro di Milano, oggi dotato di tre prestigiose sale - dove sarà in scena fino al 5 aprile 2012.
L’opera - risultato di una coproduzione tra il Piccolo e “The State Academic Maly Theatre of Russia - Mosca” con cui è in atto da lungo tempo un sodalizio culturale vivace e proficuo (tra l’altro la pièce sarà in scena al Maly Theatre di Mosca il 21 e 22 aprile prossimi in occasione del Festival Ute) in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - detto in parole povere è figlia di Luca Ronconi, regista di chiara fama, che per la prima volta mette in scena Brecht.
Certo che senza nulla togliere in contenuto, calore e chiarezza agli altri interventi sentire parlare Luca Ronconi è come andare a lezione di teatro, di un teatro che diventa vita e che coinvolge chi lo ascolta quasi che toccasse anche a lui recitare tanto diviene palpabile la semplice e complessa vis emotivo-intellettuale che aleggia.
E non è solo il lavoro teatrale che si materializza con la voglia e il desiderio di rappresentare un Brecht al di fuori dei canoni classici cui è legato, ma soprattutto la volontà, pur allontanandosi dall’ortodossia e togliendo apparenze e ridondanze, di restituire integro, anche se essenziale, il contenuto e il messaggio brechtiano, scegliendo a bella posta la più raccolta delle tre sale del Piccolo quasi ventre materno, fonte di vita.
Un concentrato di Brecht, un ‘bonsai’ di Brecht - scherza il nostro regista dotato di un piacevole, fresco e quasi fanciullesco umorismo - cui sono state lasciate integre le radici malgrado la ricca sfrondatura di rami in eccedenza per significare che il contenuto è salvo.
Un unicum, quindi, questo adattamento con 12 attori e 16 allievi del I corso della scuola del Piccolo che forma non solo nelle aule, ma aiuta a traghettare gli alunni sul palco: esperienza meravigliosa per i giovani scelti i quali porteranno per tutta la vita non solo professionale le stimmate di tale evento.
Non solo le canzoni tradizionali brechtiane, ma anche musiche diverse, italiane - come Ronconi rivela, ma è meglio lasciare la gradevole sorpresa di scoprire ritmi nostrani - e una rappresentazione anche negli abiti fuori dell’oggi e del tempo in cui l’opera è ambientata, il 1929: da notare come il regista parli della crisi del ’29 come di un’attesa, la catastrofe arriva a fine opera. Singolare il fatto che sia andata in onda prima come radiodramma nel 1932 a Radio Berlino mentre è del 1959 il debutto a teatro, tre anni dopo la scomparsa di Brecht.
E ancora il coinvolgimento di cineasti da parte di Ronconi tanto allergico alla fotografia da non “avere mai fatto foto neanche al proprio cane”…
Sarà interessante vedere come vengono giocati i temi dell’ambiguità e del manicheismo che radicalizza bene e male nella pièce e in un personaggio come Giovanna il cui precedente illustre è quella Giovanna d’Arco che nella storia letteraria ha subito un destino vario e diverso: strega, baldracca e sacrilega in Shakespeare, protagonista di storie d’amore in Schiller e per altri ancora santa contadina.

Inserita il 24 - 02 - 12
Wanda Castelnuovo
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