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'Santa Bàrbera', prima nazionale al Teatro Donizetti di Bergamo
Santa Bàrbera , prima nazionale al Teatro Donizetti di Bergamo
Una prima nazionale tra arte e teatro. Tra gli affreschi di Lorenzo Lotto e il teatro di Laura Curino e Roberto Tarasco. E’ “Santa Bàrbera” - dalla “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varazze - la nuova produzione firmata dal teatro Donizetti (in collaborazione con l’Associazione Muse e Associazione sant’Agostino) che andrà in scena in prima nazionale mercoledì 9 aprile alle 20.30 al teatro Donizetti, nell’ambito della rassegna di Altri Percorsi. Il testo è stato scritto da Laura Curino e Roberto Tarasco che firma anche la regia. L’assistente scenografa è Catherine Chanoux, le luci sono di Alessandro Bigatti, fonico Riccardo di Gianni. . Un nuovo spettacolo che nasce dall’incontro con un’opera d’arte, ovvero il ciclo d’affreschi dedicati alla santa che Lorenzo Lotto dipinse nel 1524 nella cappella Suardi a Trescore Balneario, che proprio per l’occasione, la famiglia Suardi ha permesso all’artista e al regista di visitare gli affreschi per approfondire la storia della martire. Sul palcoscenico, Laura Curino che, in una commistione di linguaggi, racconterà la storia di questa ragazzina. Uno spettacolo che è racconto, narrazione. Laura Curino ha un posto importante in quella corrente del teatro italiano che interpreta il lavoro scenico come racconto, come storia di vite vissute. Considerata come una delle attrici più interessanti della sua generazione e nota per spettacoli come Olivetti, Geografie e Una stanza tutta per me può essere considerata come una delle pioniere del teatro di narrazione (fenomeno esploso negli anni Novanta a partire da Racconto del Vajont di Marco Paolini) che racconta storie vere o immaginarie legate alla tradizione. E proprio su questo filone si inserisce anche Santa Bàrbera, che debutta in prima nazionale sul palcoscenico del teatro bergamasco: la favola nera di una martire-ragazzina, ma anche un racconto d’amore, di fede e intolleranza. Una storia leggendaria di una santa sua malgrado: Bàrbera è un’adolescente qualunque, con un padre amorevole ma possessivo che la vorrebbe chiusa in una torre. Conosce la fede e presto inizia la sua ribellione verso un padre persecutore. Precipita così in un incubo fatto di percosse e prigione fino alla morte. Una prima nazionale, “una svolta importante per il teatro Donizetti- precisa l’assessore allo Spettacolo Enrico Fusi, - per il teatro Donizetti che non ha mai prodotto spettacoli di prosa”, nata sulla scia de “La leggenda Aurea”, portata in scena nel 2005 nella ex chiesa sant’Agostino dal teatro della Tosse, e che vede oggi, in “santa Bàrbera” la continuazione di quel progetto. Tre anni fa fra i patner coinvolti in quel progetto di Altri Percorsi c’era anche la rassegna di teatro sacro DeSidera, curata dal centro Nicolò Rezzara. “Da quella collaborazione – spiega Maria Grazia Panigada, responsabile dei cartelloni di Prosa e Altri Percorsi del teatro Donizetti - nacque l’idea di un progetto coraggioso che coinvolgesse uno dei luoghi più preziosi della nostra provincia, l’Oratorio della famiglia Suardi di Trescore affrescato da Lorenzo Lotto. Grande fu l’emozione mia e di Gabriele Allevi, direttore di DeSidera, quando Laura Curino accettò la sfida di mettere in scena il racconto di santa Bàrbera. E un grazie particolare va alla contessa Benedetta Suardi e a Marco Antonio Solari per la disponibilità mostrata nel permettere la realizzazione dello spettacolo”. Il testo, creato per l’occasione da Laura Curino e dal regista Roberto Tarasco, si sviluppa a partire da due fonti principali: da un lato appunto la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze che racconta la vita di questa di questa martire, e dall’altro il racconto che Lorenzo Lotto fa della storia di santa Bàrbera attraverso i suoi affreschi custoditi nella piccola cappella dell’Oratorio Suardi a Trescore Balneario. Uno spazio piccolissimo quello della Cappella eppure, come afferma Laura Curino “gli affreschi del Lotto esplodono meraviglia. Si resta storditi. Prima incantati, poi attoniti. L’opera, che pareva innocente, è invece attraversata alla crudeltà della storia di Bàrbera. Sono rimasta forse un’ora a guardare. E quel che mi restava impresso era la sensazione del male incombente che attraversa le visioni più limpide. Un male quotidiano, banale, crudele. Racconto Barbara, o Bàrbera come viene chiamata nella Leggenda, per raccontare di questa ferocia sotterranea, cercando di trasferire nel racconto un po’ della grandezza di quegli affreschi”. Ed è proprio questo equilibrio tra arte e racconto, tra meraviglia e leggenda, tra innocenza e crudeltà, che ha spinto Laura Curino e Roberto Tarasco a mettere in scena uno spettacolo che raccontasse la via della santa attraverso i tratti lievi e i colori di Lorenzo Lotto, in una sovrapposizione di testi e lingue: dalla narrazione classica, in italiano antico (quello della Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze) alla lingua inglese che santa Bàrbera pronuncia prima di morire (le sue parole ripropongono il manifesto dei “ravers”, i ragazzi che organizzano feste musicali, spesso illegali, nei capannoni industriali abbandonati), ai richiami a Pulp Fiction. “E’ una suggestione che deriva direttamente dagli affreschi.- spiega Roberto Tarasco - Lotto usa colori tenui e vivaci per raccontare torture raccapriccianti. Le guardie che presidiano la piazza durante il martirio non sono mammalucchi con il caftano e la scimitarra ma due robusti lanzichenecchi con la divisa bianca e sbuffi turchese che sembrano ali: angeli che bruciano con bestiale crudeltà una ragazzina….come non pensare ad Arancia meccanica o Pulp Fiction?” Perché questo miscuglio di linguaggi? Perchè, in fondo, la storia di Santa Bàrbera – leggenda raccontata nel 1500 – non è poi così lontana. “E’ in realtà purtroppo attualissima. – conclude Tarasco – Basti pensare al caso di Hina, sgozzata dal padre o ad altre simili tragedie che hanno insanguinato le cronache degli ultimi anni. Il problema del conflitto generazionale che sfocia in tragedia brutale non è cosa di mille anni fa”. E per Laura Curino e Roberto Tarasco il momento clou del conflitto generazionale è stato il ’68: per questo il Jesus di Bàrbera è una via di mezzo tra Che Guevara e Jim Morrison (e la musica che accompagna il finale è “The End” dei Doors in versione strumentale): santa Bàrbera, una ragazzina, una martire. Tra Lorenzo Lotto, una leggenda e il Sessantotto. Dopo il palcoscenico di Bergamo, lo spettacolo partirà per una tourneè che toccherà alcune piazze italiane, ancora in via di definizione. Il primo appuntamento, dopo il teatro Donizetti, è in calendario domenica 4 maggio nell’ex stabilimento Olivetti a Vibracco (Ivrea). Prima dello spettacolo, alle 18, nella sala Riccardi del teatro Donizetti, nell’ambito del ciclo d’incontri “Fuoriscena” si terrà l’incontro “Quadri scenici: dagli affreschi di Lorenzo Lotto alla narrazione teatrale”. Ne parleranno Gerardo Guccini, docente di Drammaturgia all’Università di Bologna, e l’attrice Laura Curino. I biglietti sono in prevendita alla biglietteria del teatro Donizetti aperta dal lunedì al sabato dalle 13 alle 20.30 oppure online sul sito www.ticketone.it. Costo del biglietto: (posto unico) 14 euro; ridotto 11 euro; 6.50 euro (giovani card, family card). Per info: www.teatrodonizetti.it; 035/4160602. STORIA DI SANTA BÀRBERA Santa Bàrbera è una ragazza d’oriente, di grande bellezza. Suo padre Dioscoro la rinchiude in una torre per scoraggiare la sua voglia di indipendenza. Quando Dioscoro scopre che è seguace di Jesus vuole ucciderla, ma Bàrbera viene miracolosamente portata lontano da lui. Allora il padre la denuncia alle autorità che la sottopongono a tortura. Bàrbera rifiuta di rinunciare ai suoi ideali e i giudici ordinano al padre di ucciderla lui stesso: ma Dioscoro è immediatamente colpito da un fulmine e ridotto in cenere. Questa leggenda compare per la prima volta nel VII secolo e a quanto pare fu scritta come racconto religioso di fantasia. Dal IX secolo in poi il culto di Santa Bàrbera si diffuse moltissimo: a causa della sorte di suo padre la santa fu invocata contro il pericolo dei fulmini. Oggi è la protettrice di minatori, geologi, pompieri, architetti e campanari.
Inserita il 05 - 04 - 08
Petra Motta
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