Anche quest'anno riparte “Arrevuoto”, progetto prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e curato da Roberta Carlotto e Maurizio Braucci, arrivato alla sua quinta edizione.
“Arrevuoto” è il teatro per e dei ragazzini, coinvolge infatti diverse scuole e associazioni del territorio napoletano attraverso dieci laboratori condotti da dieci guide che hanno firmato le regie dei cinque spettacoli finali che hanno come traccia tematica comune il successo e l'apparire con i suoi lati positivi e negativi: “I masnadieri” di Friedrich Schiller regia di Sergio Longobardi e Andrea Saggiomo, assistenti Mirko Calemme e Christian Giroso; “Le Mammelle di Tiresia” di Guillaume Apollinaire regia di Maria Teresa Cesaroni e Anita Mosca, assistenti Vincenzo Nemolato, Giovanni Vastarella e Giani Jasar; “Un marziano a Napoli” tratto da “Un marziano a Roma” di Antonio Flaiano regia di Antonio Calone e Nicola Laieta, assistenti Valeria Pollice e Tonino Stornaiuolo; “Superercole e la città nera” tratto da “Ercole e la città nera” di Friedrich Durrenmatt regia di Marta Gilmore e Emanuele Valenti, assistenti Giuseppina Cervizzi e Pasquale De Martino; “Eden teatro” di Raffaele Viviani regia di Antonella Monetti e Sara Sole Notarbartolo assistenti Rosario Esposito La Rossa e Emanuela Miano. Quest'anno, infatti, le guide sono affiancate da giovani ragazzi che vengono dalle esperienze passate di “Arrevuoto” tra cui gli attori di Punta Corsara.
Alcuni spettacoli debuttano al Teatro Pierrot di Ponticelli, altri all'Auditorium di Scampia a partire dal 5 Marzo per poi finire con una sorta di lunga “maratona” in cui tutti gli spettacoli andranno in scena al Teatro San Ferdinando il 16 Marzo a partire dalle ore 10:00.
“Arrevuoto” fa venire in mente il famoso pensiero di Socrate sulla maieutica, l'arte dell'ostetrica, quello, cioè, non di insegnare per nozioni, ma aiutare colui che ascolta a “partorire”, tirare fuori, quello che già possiede dentro di sé e quindi cominciare ad imparare partendo proprio da se stessi.
Attraverso il gioco del teatro e la finzione scenica i ragazzi, di classi sociali, lingue ed etnie differenti, si incontrano, comunicano, stringono amicizie compiendo insieme un importante percorso pedagogico che forse li spingerà a cancellare la paura e il sospetto verso l'altro e a riscoprirsi protagonisti del presente e del futuro: questo fa di “Arrevuoto” un progetto che ritorna nel sociale.
Un tempo le nonne “arrevutavano” giacche e cappotti consunti, li rivoltavano restituendogli un nuovo aspetto, nuova vita. “Arrevuoto” è un mettere sotto sopra dando spazio alla fantasia, arrevutanno anime e pensieri; così come il cappotto si trasformava nelle mani delle nonne allo stesso modo si rinnova e si riaccende attaverso il linguaggio del teatro lo spirito critico di questi adolescenti.
“Arrevuoto” non è, infatti, sinonimo di rivoluzione perché con la rivoluzione si fa una tabula rasa e si riparte da zero, con il teatro di “Arrevuoto” si riparte da quello che già c'è, dal dialetto, dai riti, dalle parolacce dai rumori, dalle urla di rabbia e dagli schiamazzi perché anche questo è parte dell'identità di un popolo e come dice Salvatore Palomba (in un'intervista sul libro “Arrevuoto-Scampia Napoli”) “se si perde l'identità, si perde la capacità di ritrovare i sentimenti”; allo stesso modo sono concesse, talvolta, le parolacce sul palco perché questo è “il modo dei ragazzini di restituire agli adulti il loro mondo” come dice spesso Marco Martinelli(che ha curato la drammaturgia di “Arrevuoto”per i primi tre anni) quando spiega il senso di questo progetto.
Ci auguriamo quindi che “Arrevuoto” continui a portare “movimenti” di anime, pensieri e sentimenti nella nostra città e a farla ripartire attraverso l'incontro e il confronto di arte, cultura e società.