Presto Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini al Teatro Verdi di Salerno
DOPPIAEFFE - COMPAGNIA DI PROSA MARIANO RIGILLO presenta MARIANO RIGILLO E ANNA TERESA ROSSINI in ROMOLO IL GRANDE al Teatro Verdi di Salerno.
E' una commedia storica che non si attiene alla storia di Friedrich Dürrenmatt. La traduzione è di Aloisio Rendi.
Si esibiranno NICOLA D’ERAMO, MARTINO DUANE, LUCIANO D’AMICO, PIETRO FAIELLA, NORMA MARTELLI, LILIANA MASSARI, FRANCESCO CUTRUPI, DAVIDE D’ANTONIO, FRANCESCO FRANGIPANE, ANTONIO FORNARI, LORENZO PRATICO', ALFREDO TROIANO.
Le repliche dello spettacolo "Romolo il Grande" ci saranno già da giovedì 6 novembre fino a sabato 8 novembre 2008 (ore 21) e solo domenica 9 novembre 2008 (ore 18.30).
Le scene e i costumi sono di LORENZO GHIGLIA, le musiche di LINO PATRUNO, il disegno luci di LUIGI ASCIONE. Regia di ROBERTO GUICCIARDINI.
Mariano Rigillo è da sempre interprete di testi importanti che si evidenziano per messe in scena innovative e apprezzate.
L’allestimento di Romolo il Grande si basa sull’omonimo testo di Friedrick Durrenmatt, scrittore svizzero che ha sempre fatto scalpore per il taglio non troppo “politicamente corretto” dei suoi romanzi, caratteristica mantenuta viva da Roberto Guicciardini che ne cura la regia.
"Comico - sottolinea Roberto Guicciardini - e insieme pessimistico, Romolo il Grande è, come recita il sottotitolo, una commedia storica che non si attiene alla storia, rappresentando il Tardo Impero Romano alla vigilia della sua caduta. Un impero che era riuscito a sopravvivere basandosi sull’ideale di uno stato autoritario oppressivo e violento, è ora allo sfacelo e il suo Imperatore, per tutta risposta si consacra unicamente all’allevamento di polli.
Inutili gli appelli dell’Imperatrice che vuole risvegliare le ambizioni del regale consorte. A corte gli unici funzionari ancora efficienti sono il cuoco e i due camerieri, mentre l’esercito invasore si appressa sempre di più.
Situazioni comiche e satira amara si incrociano verso un epilogo inaspettato. Alla testa dell’Impero c’è un uomo che non vuole più corrispondere alle aspettative, disprezzato da tutti per la sua manifesta debolezza nel comando.
In realtà, la maschera del pazzo è solo una simulazione infatti Romolo vuole esprimere il proprio rifiuto per il mondo in cui vive perché non crede più negli ideali su cui si basa.
In scena c’è soprattutto un mondo grottesco che non può più essere superato agendo e trasformando, come auspicava Brecht nella sua drammaturgia, ma può solo essere sofferto e sopportato.
Romolo è Grande perché è l’unico a riconoscere il carattere grottesco della realtà e decidere di recitare il ruolo di clown.
Di Romolo vanno colte ironia e autoironia le difese più efficaci contro la disperazione e il senso di impotenza.
Quest’ideale di eroismo è proposto in maniera divertente facendo uso di gags cabarettistiche e di esagerazioni grottesche, in un linguaggio insieme espressivo e di grande effetto.”