TEATRO DI ROMA – ELLEDIEFFE presentano La compagnia di teatro di Luca De Filippo in FILUMENA MARTURANO di Eduardo De Filippo,con LINA SASTRI, LUCA DE FILIPPO, regia FRANCESCO ROSI. Repliche da martedì 3 a sabato 7 febbraio 2009 (ore 21) e domenica 8 febbraio (ore 18.30)al Teatro Verdi di Salerno.
Filumena Marturano, donna del popolo, ex prostituta, tolta dal postribolo da un napoletano borghese e benestante, Domenico Soriano, tenuta per venticinque anni nella casa di lui come amante, pur se in condizioni di inferiorità; autrice di uno stratagemma per farsi sposare “in extremis” dall’uomo che vuol porre fine al legame perché si è innamorato di una giovane che vuole sposare, è una delle commedie che Eduardo definiva “commedie sociali”.
Rappresentata per la prima volta al Politeama di Napoli il 7 novembre 1946, Filumena Marturano è, trai testi eduardiani, il più rappresentato in tutto il mondo.
Filumena conduce il filo del dramma con la sapienza e la determinazione dovute al sentimento di una maternità tenuta segreta per anni e poi rivelata. Ha tre figli, avuti da tre uomini diversi; li ha voluti, li ha cresciuti, li ha assistiti, rimanendo nell’ombra senza mai rivelarsi come madre. Solo di uno è sicura la paternità: il figlio di Domenico Soriano, che non lo saprà fino a quando Filumena non gli svelerà di essere padre, senza rivelargli di chi perché «i figli sono figli e devono essere tutti uguali».
La commedia di Eduardo porta al pubblico il problema dei diritti dei figli illegittimi, mentre l’Assemblea Costituente svolgeva un dibattito sulla famiglia e sulla prole nata fuori dal matrimonio.
Il 23 aprile 1947 viene approvato l’articolo che stabilisce il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire e educare anche i figli nati fuori dall’unione matrimoniale. Nel febbraio del 1955 verrà approvata la legge che abolirà l’uso dell’espressione “figlio di N.N.”
«Dimmelo chi è mio figlio, la carne mia, il sangue mio. Me lo devi dire, per te stessa, per non dare l’impressione che fai un ricatto, io ti sposo lo stesso, te lo giuro». Domenico Soriano non rinuncia a conoscere di chi dei tre è padre. Filumena ha vinto la battaglia, ma non cede: «Ti ho voluto bene con tutta la forza della vita mia e come hai voluto tu. Agli occhi miei tu eri un Dio. E ancora ti voglio bene, forse meglio di prima: non me lo chiedere più. Tu devi essere forte. Perché per il bene che ti voglio, perciò ti ho detto non piangere, perché in un momento di debolezza… E sarebbe la nostra rovina, specialmente la tua, soprattutto per te io non te lo dico. Cominceresti a pensare: e perché non glielo posso dire che sono il padre? E gli altri due che sono, che diritto hanno?.... L’inferno. E noi ci dobbiamo solamente voler bene… Abbiamo tanto bisogno di volerci bene, tutti quanti».
Domenico Soriano sposa Filumena Marturano, i tre figli si chiameranno Soriano, avranno gli stessi diritti e lo stesso amore.