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INTRAMONTABILE “CENERENTOLA” ALL’ARCIMBOLDI
INTRAMONTABILE “CENERENTOLA” ALL’ARCIMBOLDI
Presentata con una affollata e vivace conferenza stampa il 3 dicembre nel cuore di Milano, presso il Mondadori Multicenter, ‘Cenerentola’, il musical tratto dalla più bella e intramontabile favola di Charles Perrault poi rielaborata dai fratelli Grimm anche se di origini più antiche, di scena al Teatro Arcimboldi di Milano dal 10 al 20 dicembre. Nella sua brillante introduzione il regista Massimo Romeo Piparo si è chiesto il perché del costante successo di questa fiaba e non solo tra i bambini. I numeri fatti registrare dai film, dalle versioni teatrali e da quelle televisive sono eccezionali: basti pensare che la versione per la TV americana prodotta dalla CBS nel 1958 è stata vista da 60 milioni di telespettatori (circa il 60% della popolazione Usa dell’epoca). Non è quindi sufficiente il ‘sogno’ - elemento fondante di tutte le fiabe - a spiegarne il successo in ogni epoca e Paese, in Cenerentola c’è qualcosa di più: l’anelito alla giustizia, il desiderio di rivincita dei poveri, degli umili e delle vittime delle angherie dei potenti e c’è soprattutto la speranza che la realtà possa infine essere diversa da certi squallori quotidiani. Per virtù di una fata benefica? Sì e no perché la fata deve esserci, ma è la ‘nostra speranza’ senza la quale non potremo mutare mai nulla. Bello e significativo al riguardo uno dei principali passaggi dello spettacolo di cui si lascia la sorpresa. Musical che si preannuncia ricco e classico, ma senza gli eccessi di tante produzioni similari. Sarà perché il Teatro nella nostra tradizione è sempre e soprattutto ‘Carro di Trespi’ per cui gli allestimenti scenici devono essere di facile trasporto e montaggio (basti vedere gli spostamenti della compagnia dopo Milano: sette piazze tra il 31 dicembre e il 28 gennaio). Situazione che finisce per valorizzare la bravura degli attori e del regista concentrando su questi l’attenzione dello spettatore e non sugli effetti speciali della scenografia, mettendo così in luce creatività, cultura scenica e fantasia. I costumi di Santuzza Calì sono poi garanzia di eleganza e di una ricchezza fantastica contenuta nei limiti della sobrietà. La Cenerentola di Roberta Lanfranchi e il Principe di Antonio Cupo ridanno caratteri ‘europei’, latini in particolare, ai due personaggi, facendoli uscire dall’iconografia disneyana. Se sulla scena saranno bravi - e non ne dubitiamo - quanto in conferenza sono stati simpatici e ‘alla mano’, gli spettatori ammireranno un’interpretazione superba. Lanfranchi e Cupo, pur essendo approdati al musical da esperienze diverse, sono espressione di una nuova linfa nel melodramma italiano che comincia ad affiancare alle produzioni dei ‘Teatri mito’ e degli ‘Autori mito’ nuove esperienze, interpreti della cultura e delle sensibilità odierne, facendolo tornare a essere quel genere popolare che era in origine. Non resta che andare a teatro e sognare. L’occasione è anche propizia per far divenire qualche sogno realtà: infatti chi assisterà a ‘Cenerentola’ potrà contribuire alla campagna a favore dei “bambini stregone” destinata a sostenere oltre 500 bimbi congolesi abbandonati dalle famiglie ed emarginati dalla società con l’assurda accusa di essere posseduti dal demonio.
Inserita il 04 - 12 - 09
Wanda Castelnuovo
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