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I 100 anni di Alessandro Fersen
I 100 anni di Alessandro Fersen

Il 5 Dicembre 2011, oggi Alessandro Fersen ha compiuto 100 anni.
Non c’è più. Si dice. Non è vero chi ha dato resta.
Alcuni, venendo, vogliono risvegli dal coma in cui la storia prepotente precipita le vite. Fersen venne, per insuflare coscienza dell’essere. E non basta a chi è “sveglio” esserlo. Sa, e vuole che altri trovino, si trovino.  Alcuni impegnano l’esistenza a cercare la breccia che dia vita alla vita. Paiono nel quotidiano lontani. Sono guide di conoscenza.   E cercano per l’ essenza il luogo. L’essenza la posseggono. Ma è necessario il gesto e per quel gesto: il luogo. Fersen individuò nel Teatro il “luogo” dove è possibile esprimere il gesto e in questo spazio ritrovare per ognuno ed ogni cosa la “sacralità” . L’origine. L’eterno che sta nelle parti apparenti.
Genova di per sé è misteriosamente luogo di forza. In questa terra si sono manifestate persone ed eventi che hanno segnato la storia mischiando azioni e parole, astrazioni e lotte. Pensiero. Fersen  ha respirato Genova, ne ha restituito fiato e forma. Ha mosso le esistenze. E Genova lo festeggia nel suo centesimo compleanno: vivo. Perché nel “…mistico segreto delle parole, possiedi le cose”. Genova è stata posseduta. Genova possiede il suo nome: Fersen, ne restituisce integro il segreto.
Come deve essere non per rispetto ma per il sacro dell’esistenza riconoscibilmente eterna Fersen è vivo. E nominiamo i nomi:
Il Teatro Akropolis ha dato “festa”nel suo luogo di ricerca, di espressione, di essenza.
La Fondazione Alessandro Fersen di Roma, il direttore Pasquale Pesce.
Il Museo Biblioteca dell’Attore di Genova, il presidente  Giandomenico Ricaldone.
 

Molte persone che seguono il lavoro di Akropolis e la sua ricerca legata a Fersen. Il municipio VI 
 di Sestri Ponente, il presidente Stefano Bernini che riconosce  e valorizza l’alto significato della ricerca teatrale. L’ assessore alla cultura della Provincia di Genova, Anna Maria Dagnino.
Carlo Angelino, docente di Filosofia estetica dell'Università di Genova
Maria Dolores Pesce - docente di storia del teatro dell'Università di Torino e critica teatrale

Giovani tra cui 
artisti indipendenti e compagnie teatrali di ricerca.
Gli attori e i "giovani del gruppo di ricerca arabesco" di Teatro Akropolis
Infine:
Ariela Fajrajzen - figlia del Maestro, Presidente della Fondazione.
Ariela, nome “determinato” al femminile dal padre che nella figlia mette nell’apparire al mondo l’essenza di Ariel della Tempesta di Shakespeare, tra terra e cielo.
Una foto. Alcuni scritti. Un ritratto a matita. Un video con letture recitate dirette da Silvio Araclio e interpretate dagli attori diplomati all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica "Silvio D'Amico".
Ecco i nomi di quel che c’era al Teatro Akropolis alla Festa per Fersen.
Ciò che non è scritto non c’era. Non c’era chi solitamente riempie i teatri di Genova. Non c’erano neanche i Teatri. I giornali. La televisone. Nel non potere nominare i loro nomi l’altra sera non abbiamo neppure posseduto la loro presenza. Non sta forse nelle parole e nel loro mistico segreto l’eternità delle cose?
Fersen c’è e in questo spazio resta.  Come si fanno  “cosa”  queste parole di Clemente Tafuri che assieme a David Beronio offre una delle rare vie di ricerca teatrale in Italia:
Studiare l’opera di Fersen significa studiare l’opera di un uomo di pensiero che ha trovato nel teatro il luogo in cui tentare di dare forma alle proprie ricerche filosofiche, un luogo privilegiato in cui l’uomo con tutta la sua potenza e la sua fragilità può diventare il vero veicolo per la creazione di un’opera che possa uscire dal giogo della rappresentazione, che possa finalmente scoprirsi in tutta la sua onestà. Un filosofo che si è servito del teatro. Un filosofo che riflettendo sulla condizione umana ha dato all’arte un contributo essenziale che è bene iniziare a conoscere. La Fondazione Fersen sta portando avanti un lavoro che non ha niente di nostalgico, nessuna commemorazione. Ogni incontro che organizza, come questo insieme a Teatro Akropolis, ha sempre un significato operativo, è sempre un punto di partenza per definire un percorso di lavoro. Ed è questo lo spirito con cui ci si dovrebbe avvicinare ai maestri. Non costruire mausolei ma, nel rispetto dell’artista e dell’intellettuale, capire la traccia del suo cammino per continuare ad approfondirne i temi. Soprattutto, come nel caso di Alessandro Fersen, quando i temi sono tanto complessi e tanto ampi da diventare oggetto di riflessione per chiunque, non solo per chi, diciamo così, fa teatro o si occupa di teatro”.
Ora voi passeggiate nudi, buoni e cattivi. E per l’uomo perdutamente innamorato

della conoscenza, è una festa. ( Friedrich Nietzsche ).

Inserita il 06 - 12 - 11
Luciana Lanzarotti
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