Nel corso di un’affollata e vivace conferenza stampa un appassionato Gianfranco Jannuzzo (Agrigento/Girgenti 1954), commediografo e attore, ha raccontato come si dipanerà lo spettacolo “Girgenti amore mio” in scena presso il Teatro Manzoni di Milano fino al 3 gennaio 2010.
Alla ricerca delle proprie radici Jannuzzo sviscera una passione profonda e sincera per la patria d’origine: occasione straordinaria per esprimere tutto il suo amore per la città natale, Agrigento, evocata con l’antico nome di Girgenti che sembra far riaffiorare affetti, tradizioni, usi e misteri antichi cari a generazioni scomparse che hanno comunque inciso profondamente nella storia.
Girgenti ha dato i natali a personaggi illustri quali Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri marchiando il loro animo come si segnano gli animali di proprietà: per ciascuno di noi la città o il paese natale sono come una seconda madre la quale lascia ricordi indelebili che non si scordano più.
Interessante la discussione nata sulla questione del dialetto che secondo Jannuzzo è una ricchezza ineludibile, vera espressione delle radici ancestrali di ciascuno anche se nello spettacolo in questione non viene usato salvo qualche espressione tipica.
Non si può non concordare con tale opinione considerando che i dialetti nella prima metà del ‘900 hanno subito una vera e propria ‘damnatio memoriae’ anche nelle grammatiche.
Attualmente sono protagonisti di una rivalutazione crescente tanto da indurre qualcuno a proporre di introdurli a scuola.
Resta il problema che, se un dialetto è parlato in modo stretto, risulta di difficile comprensione, quindi soprattutto per gli spettacoli dovrebbero essere distribuiti foglietti con i termini più ostici in modo da facilitare la comprensione e imparare le singole ‘lingue’.
Senza passare da un eccesso al suo opposto conserviamo e tuteliamo questi patrimoni linguistici, ma riconosciamo il valore della lingua italiana che nella valenza dotta ha secoli di storia.