Presentata al ‘Teatro San Babila’ di Milano “Vestire gli ignudi”, commedia di Luigi Pirandello (Agrigento 1867 - Roma 1936), scritta nel 1922 e rappresentata nel medesimo anno a Roma.
Interessante il punto di vista di Walter Manfrè, regista dell’opera, da sempre affascinato dal grande drammaturgo siciliano verso cui prova una forte attrazione tanto da cimentarsi spesso con lui.
Dalle sue parole si evincono l’entusiasmo e la ‘vis’ con cui interpreta, legge e scava secondo una sua chiave di lettura i personaggi i quali in un certo senso tradiscono le aspettative di Pirandello che li ha creati e il loro rapportarsi reciproco.
Entusiasta Vanessa Gravina che ritorna nella sua Milano - “città in cui ho debuttato come attrice di teatro al Piccolo” racconta con la sua bella voce venata da un filo di emozione - con una ‘pièce’ che giudica estremamente moderna: riveste i panni non facili di una donna - una governante quindi non un personaggio borghese, ma circondata da borghesi perbenisti e ipocriti - a cui viene negata la possibilità di essere, di esistere, una figura mortificata da vari personaggi.
L’attrice paragona la sua Ersilia, vissuta all’inizio del XX secolo, alle donne dell’Est che oggi arrivano in Italia e finiscono spesso bistrattate e umiliate in una società che tende a ‘triturare’ il singolo.
Particolare la scenografia in cui i giochi tra luci e ombre vogliono evocare personaggi del passato da parte di una creatura che sentendosi ‘nuda’ indossa i panni, anche se consunti, strappati e sporchi, che gli altri le mettono addosso.
Non rimane che attendere con curiosità di vedere il frutto di questa interpretazione.