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Bobby Previte and Pan Atlantic Band
Bobby Previte and Pan Atlantic Band
Terzo ed ultimo concerto per Manerbio Jazz 2007. Dopo il groove di Brian Auger, che ha infiammato la platea del Politeama, è la volta del sound sofisticato e cosmopolita di Bobby Previte e “The Pan-Atlantic Band”. Prima band acustica del batterista americano, da qualche anno a questa parte, la Pan-Atlantic Band, unisce in un energetico nuovo quintetto italo-franco-austro-danese-americano alcuni fra i nomi più interessanti del panorama della scena jazz europea contemporanea. Lavorando attorno ai significati di “nuova scena jazzistica” e di “world music”, Wolfgang Puschnig, Benoit Dalbecq, Gianluca Petrella, Nils Davidsen e Bobby Previte uniscono le loro straordinarie capacità creative in una combinazione decisamente eccitante e dal fascino davvero fuori dal comune. Riconosciuto da molti anni quale uno dei più grandi ed illuminati innovatori della “downtown scene” newyorkese, Bobby Previte è sicuramente da inserire nel libro magno del jazz contemporaneo. Inutile enumerare l’enorme messe di riconoscimenti e premi raccolti negli anni della sua lunga carriera: in tutto il mondo Previte è considerato un vero e proprio must del suo strumento e del jazz moderno. Un raro caso di musicista “pensante” ed “intelligente”, capace di lasciare profondi segni nella storia del jazz contemporaneo. Inoltre è da tutti universalmente riconosciuto come un vero e proprio maestro anche in campo compositivo.. I suoi primi album da leader, apparsi nel 1987, ne consolidarono la reputazione di musicista “totale”, nonché di compositore di straordinaria levatura. Ha scritto e diretto lavori per insiemi di percussioni, complessi cameristici e circhi moscoviti, guidato gruppi dal nome e dalla propulsione artistica stimolanti come gli Empty Suits, Bumps the Renaissance e la Voodoo Orchestra. La sua realizzazione più ambiziosa, The 23 Constellations Of Joan Mirò, è stata accolta come “un salutare aggiornamento dell’intero spirito della musica contemporanea occidentale”. Un sognatore e un avventuriero: potrebbero essere queste le aggettivazioni migliori per identificare il pianista francese Benoit Dalbecq, conosciuto forse più dagli appassionati dell’Underground” parigino, specialmente grazie alla sua attività nel collettivo Hask (1992-2004), formazione “cult” delle filosofie tangenziali al jazz che hanno contribuito alla rivitalizzazione della scena più creativa del jazz francese degli ultimi decenni. Serenamente a suo agio sia nel campo della tradizione che in quello dell’avanguardia, Dalbecq è sistematicamente acclamato sia quando è alle prese con le performances di “piano preparato” (una delle sue “specialità” artistiche), sia quando è attivo nell’elettronica pura. Gianluca Petrella, ospite lo scorso anno a Manerbio con Indigo4, è considerato un giovane musicista di raro talento e creatività che ha significativamente fatto registrare al jazz italiano un successo senza precedenti. Il musicista pugliese, infatti, ha conseguito nel 2006 (bissando anche quest’anno) la vittoria nell’importante referendum annuale “Critic’s Pool”, organizzato dal jazz magazine di riferimento “Down Beat”, nella categoria “Rising Stars”, piazzandosi al primo posto tra i trombonisti. Si tratta della prima affermazione assoluta di un musicista italiano nella storia del referendum. E’ invece del 2007 la conquista del Paul Acket Awards (meglio conosciuto come “Bird Award”), consegnatogli nella prestigiosa sede del Royal Conservatory de L’Aja, in qualità di “Artist Deserving Wider Recognition”. Vero cosmopolita del suono contemporaneo, Wolfgang Puschnig incorpora come ogni buon onnivoro, il senso più totale del musicista a 360°. Attivo da moltissimi anni, è stato “lanciato” innanzitutto dalle sue numerose partecipazioni alle avventure della Vienna Art Orchestra di Mathias Ruegg. Accanto al celebrato direttore ha contribuito a far nascere veri e propri capolavori del jazz continentale quali “Concerto Piccolo” (1980), “From No Time To Rag Time” (1982), “The Minimalism of Erik Satie”(1984) e “Lonely Nightride of a Saxophone Player”(1985) dove emerse anche come primo solista. Uno stile davvero personale e la capacità rara di sviluppare creativamente linee compositive lo fanno riconoscere come una voce unica nel panorama europeo attuale. Nils Davidsen è presente seriamente sulla scena jazz danese da non meno di un ventennio. Ha collaborato con artisti del calibro di John Tchicaï, Tim Berne, Dave Liebman, Marc Ducret, Django Bates, Ray Anderson, e Herb Robertson, lavorando anche creativamente con diverse band danesi come When Granny Sleeps, New Jungle Orchestra e il Copenhagen Art Ensemble. Ringraziando il numeroso pubblico che ci ha seguito calorosamente nelle serate precedenti, Manerbio Jazz Festival si congeda e da appuntamento al prossimo anno.
Inserita il 21 - 11 - 07
Patrizia Dolfin
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