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All'Eliseo "Il sapore della cenere”: un grido contro le vittime delle violenze
All Eliseo
Vuole scuotere da quel torpore che ci ha resi sonnolenti di fronte al dolore, all’orrore, alla crudeltà e all’ingiustizia. È una messinscena nella quale non vi sono personaggi. Gli attori, tutti giovani professionisti, presteranno la loro voce e la loro emotività per restituire le esperienze di uomini e donne che hanno conosciuto la violenza, la tortura, la guerra, tratteggiando nell’aria gesti, movimenti che richiamano alla memoria quelle ferite che un conflitto, qualsiasi conflitto, lascia nel cuore dell’essere umano. Lo spazio visivo sarà un luogo astratto e spettacolare, uno scenario feroce dell’animo, che prevede l’interazione tra testo, musica, proiezione di immagini di video arte su un grande schermo. La musica appare là dove la parola diventa respiro, in un susseguirsi di situazioni che stimolano fortemente l’immaginario del pubblico. “Il sapore della cenere” è un momento di riflessione sui diritti umani, che vuole coinvolgere e appassionare ma anche sensibilizzare contro gli abusi in atto nel mondo. Tratto dal libro "Speak truth to power", dell’attivista per i diritti umani Kerry Kennedy, figlia di Robert, il testo teatrale è stato scritto dal celebre drammaturgo cileno Ariel Dorfman. La messa in scena dello spettacolo è stata affidata al regista e coreografo colombiano Juan Diego Puerta Lopez, da anni in Italia, che per una coincidenza di percorsi lavora da tempo su tematiche molto vicine a quelle contenute nel libro della Kennedy. A produrre lo spettacolo è la Khora Teatro, di Alessandro Preziosi e Tommaso Mattei. Dopo il successo dell’anteprima tenutasi nel luglio scorso presso il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato alla presenza della signora Kerry Kennedy e dell’autore Ariel Dorfman, la Khora ha deciso di adottare il progetto con la prospettiva di realizzare una serie di eventi sul territorio nazionale e, in collaborazione con la Fondazione Kennedy, una capillare distribuzione per le scuole per sensibilizzare soprattutto i giovani alla cultura della difesa dei diritti umani. Dopo la significativa adesione di Piera Degli Esposti, Enrico Lo Verso e Alessandro Preziosi (presenti nello spettacolo con la loro partecipazione straordinaria in video) il progetto si propone di creare un vero e proprio network di attori che con la loro immagine diano un contributo attivo, attraverso la loro partecipazione allo spettacolo, in difesa dei diritti umani. «Ho pensato questo spettacolo – spiega il regista - come un “teatro di documenti”, fatto sopratutto di testimonianze: voci di uomini che hanno lottato (e continuano a lottare) per affermare i diritti umani nel loro paese. Ed è proprio da questo sentimento di “non indifferenza” che ho iniziato il mio lavoro costruendo un percorso lungo e difficile con un gruppo di attori, a cui ho chiesto sin dall’inizio la massima dedizione. Ci siamo chiusi in uno spazio, e abbiamo lasciato che le emozioni scorressero lungo la pelle, che i ricordi affiorassero per restituirci quelle sensazioni di sofferenza che percepivamo nelle parole di Dorfman. E poi è affiorata anche la mia infanzia, i ricordi del mio paese, della gente comune che soffriva quotidianamente, delle ingiustizie che oramai erano “consuetudine di vita”, uno sguardo stanco sulla vita di ogni giorno. Le feste del mio quartiere, i riti del mio paese, le processioni, i giochi infantili nel “barrio”, le vittime sull’asfalto, insomma i ricordi e l’amarezza che ne conseguiva. E’ proprio il gioco dei bambini la matrice che mi ha guidato. Sette bascule (mataculin), come quelle che si vedono nei parchi giochi per l’infanzia, di colore nero, diventano un pretesto per essere strumento di tortura, usate in diverse combinazioni, fino ad elevare gli attori in una sospensione verso la libertà. Non ci sono solo i difensori, ma ho voluto mettere in scena anche il risvolto della medaglia, i torturatori, i carnefici delle vittime. Il video entra nella scena restituendo tutta la crudezza della tortura e dei torturatori. Mentre in altri due schermi, si notano i particolari degli strumenti di morte, dei passatempi, dei riti dei carnefici. Il gesto è pregno di significato. Come durante i giochi dell’infanzia, gli oggetti di uso quotidiano, diventano nell’immaginazione infantile, qualcosa di altro a cui si attribuisce un valore più grande o immaginifico: semplici legni diventano scettri, corone di plastica cingono la testa di un re stanco che cerca giustizia, fiori che vengono donati come offerta votiva; e il rito che si consuma in una processione tipica del folklore di alcuni paesi del latino america, fatta di simboli e di religione, sospesa tra il sacro e il profano. E la cenere, soffiata come le parole che volano fino al cuore dello spettatore».
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Inserita il 18 - 05 - 09
Giuseppe Distefano
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