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Le mostre d'arte consigliate e commentate da Francesco Rapaccioni

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Fausto Pirandello alle Quadriennali del 1935 e del 1939
Fausto Pirandello alle Quadriennali del 1935 e del 1939
La mostra raccoglie quasi tutti i dipinti di Fausto Pirandello (1899/1975) presentati in occasione delle due Quadriennali d'arte. Così scelse Claudia Gian Ferrari quando si trattò di pensare a una mostra in occasione della presentazione del catalogo generale dell'artista pubblicato da Electa. Claudia Gian Ferrari, scomparsa all'improvviso lo scorso gennaio, aveva lasciato una idea chiara della mostra, per cui da quella idea si è partiti. Così si può dire che la vera curatrice della mostra è proprio lei. Come si diceva, l'idea alla base della mostra era quella di presentare le opere di Fausto Pirandello delle Quadriennali del 1935 e del 1939 (allora ammirate da pubblico e critica) e inserire, attorno a queste, opere affini per tematica. In occasione della mostra i figli del pittore, Pierluigi e Giovanna, hanno donato alla GNAM il ritratto che apre il percorso espositivo. La scelta cronologica è netta: dal 1935 di “Pioggia d'oro” al 1939 di “Siccità”; il ritratto è in mezzo ai due. L'obiettivo è dimostrare quanto sia stato grande Fausto Pirandello (figlio dello scrittore e drammaturgo premio Nobel Luigi) e quanto moderna sia la sua pittura. Imperdibile “Ranocchi”, presentato alla mostra del 1939 e mai più visto: alla Quadriennale fu acquistato dal giornalista siciliano Teresio Interlandi; quando nel 1944 le truppe inglesi occuparono il villino Interlandi l'opera fu usata in sostituzione del vetro rotto di una finestra e divisa a metà. Interessante la storia di “Siccità”, acquistato nel 1939 dalla Galleria Nazionale nonostante la protesta del Duce all'inaugurazione per la presenza nel quadro di figure che indossano camicie rosse. Ma la fronda che spingeva per l'acquisto aveva una sponda al Ministero in Argan, che comperava opere per lo Stato con un certo significato di rivolta, seppure non apertamente, come questo Pirandello oppure il Guttuso di “Fucilazione in campagna” che faceva riferimento alla uccisione di Federico Garcia Lorca. Quegli anni erano luminosi per le Quadriennali romane, che erano al top del loro compito: documentare quanto di più interessante accadeva in Italia nel campo delle arti, con incentivi per gli artisti e una massiccia campagna di acquisti da parte anche dello Stato (merito del direttore Cipriano Efisio Oppo). Il percorso si apre con il ritratto di Pirandello con un figlio intitolato “Padre e figlio”, recensito all'epoca come uno “stornellatore in piazza col figlio che chiede l'elemosina”. Molti i quadri che non si vedevano dagli anni Trenta, tra cui il citato, tagliato “Ranocchi”. Nelle nature morte ci sono oggetti simili, addirittura un dipinto chiarisce l'altro laddove un oggetto è più in evidenza in uno piuttosto che in un altro (ad esempio una busta di carta). “La pioggia d'oro” offre un collegamento con il teatro e presenta l'interno di una casa di tolleranza; la gamba di gesso in primo piano ci riporta alla produzione dello scultore Giuncano, ammirata dal pittore. Dalle opere in mostra emerge il linguaggio anticlassicista di Pirandello, sviluppato sulla base di una rilettura metafisica e arcaicizzante del novecentismo, che egli esprime con una osservazione della realtà attenta agli aspetti e ai segni della vita quotidiana. Al catalogo, pubblicato da Electa come la monografia, hanno collaborato Elisa Camesasca e Flavia Matitti. In apertura un saggio di Claudia Gian Ferrari su Pirandello, seguito ad uno scritto di Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente della Galleria, sul rapporto tra i Pirandello padre e figlio; quindi uno studio di Flavia Matitti sulla figura di Teresio Interlandi, collezionista di Fausto Pirandello. I quadri in mostra sono riportati in modo chiaro: la sala personale di Pirandello alla II Quadriennale (da non perdere la “Figura meravigliata” e le “Donne del Lazio”), la sala personale alla III Quadriennale (da non perdere “La tenda rossa” e “Pastori”) e “Intorno alle Quadriennali” (da non perdere l'unico ritratto del padre e una “Composizione” che pare una interpretazione personale della danza di Matisse). Cospicua la parte degli apparati. Da rilevare la generosità della casa editrice Electa, che ha offerto il catalogo della mostra in memoria di Claudia Gian Ferrari: un'occasione in più per acquistarlo nello splendido bookshop della Galleria. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, fino al 02 maggio 2010, aperta da martedì a domenica dalle 8,30 alle 19,30 (lunedì chiuso), ingresso euro 10,00, catalogo Electa, infoline 06.32298221, sito internet www.gnam.beniculturali.it FRANCESCO RAPACCIONI
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Francesco Rapaccioni
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