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Teatro Totale
Teatro Totale
“Teatro Totale” si può certamente definire un libro complesso, problematico e problematizzante. Il testo riporta le relazioni di un convegno tenutosi sul tema del Teatro Totale. E’ un testo breve ma arduo da leggere, un testo che affronta il teatro come linguaggio cercandone il codice, la simbologia, il senso più profondo, indagandone la collocazione nella società, comprendendone le varie forme divergenti in una presunta unità. L’obiettivo è naturalmente quello di riconoscere le differenze come un patrimonio di ricchezze che va difeso e coltivato in una società aperta, tollerante e sensibile all’arte teatrale in tutte le sue forme.
La pluralità del teatro è posta qui come una necessità sociale. Si riconosce la difficoltà di applicazione di questi principi nel sistema odierno italiano e se ne attribuisce la causa alla mancanza di un orizzonte culturale comune, libero da pregiudizi e da interessi politici di prevaricazione. La mancanza di quella “polis” capace di garantire cittadinanza alle “drammaturgie”, ai “teatri”, ai progetti culturali più disparati e innovativi o più tradizionali e consueti impedisce l’esistenza della pluralità teatrale. Il teatro è morto? Si chiede Petrini. “No. E’ gestito da ottantenni in divisa da generali”. Anche qui riemerge il solito drammatico problema italiano di una vecchia classe dirigente che si è spartita tutti i settori e ha mummificato il paese. Nel libro vengono suggerite delle riflessioni sui diversi teatri e sulle varie drammaturgie; si riflette sul teatro borghese, su quello futurista, sul melodramma, sul teatro di strada. Tutto è ricerca, espressione, sperimentazione, comunicazione artistica: teatro totale. La difficoltà della lettura sta nella sintesi estrema che traccia riflessioni e conseguenze da premesse date per scontate e conosciute. Delle varie forme di teatro infatti non se ne analizzano i principi né le caratteristiche e non se ne traccia la storia; si presume che il lettore colto sappia già e che possa così beneficiare di opinioni, citazioni, critiche, brandelli di teorie e posizioni di nomi proposti come illustri conosciuti che si esprimono sui vari generi dell’arte teatrale. Si scrive in questo libro di interdisciplinarità, di pratiche teatrali originali nate in Italia alla fine degli anni ’90, si tratta di multimedialità, di performance, di “esperienze teatrali”. Un libro per studiosi, per ricercatori, per accademici, specializzandi, dottorandi, professori associati, di ruolo e non. Sconsigliabile ad un pubblico che non conosce la critica teatrale internazionale nei minimi dettagli, gli studi più attuali sulle avanguardie contemporanee, la semiologia del gesto, la simbologia dell’atto, la disputa sullo spazio scenico come non-luogo.
Il testo è scritto ad intermittenza, ricercando la discontinuità, l’espressione a tratti. Per tre righe pare un saggio, tre righe dopo un monologo e poi via fino al testo letterario e poi subito un pezzo di intervista, mista ad una citazione. Il tutto chiuso in un’analisi e sovrastato da vari titoli di svariati paragrafi sparsi. La mancanza di unità e la disarmonia si spiegano in parte con la natura stessa del libro che riporta interventi e relazioni del Primo Convegno Internazionale sul Teatro Totale svoltosi a Roma il 15 settembre 2001. Il mondo aveva appena assistito al più grande evento mediatico della storia: un attentato artistico, 3000 morti in diretta, un dramma irripetibile.
A Roma un sontuoso convegno discuteva di Teatro Totale sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il Patrocinio di Senato, Ministero Beni e Attività Culturali, Ambasciate di mezz’Europa, Provincia di Roma, Sindacati vari, e organizzazioni di tutti i tipi.
Il teatro totale è parte dell’arte totale. Questo libro certamente è un testo di scrittura totale. La sua lettura ed un eventuale mio commento sono assolutamente parziali.
Alfio Petrini
Teatro Totale
Edizione Titivillus 2006
Pag.189 Euro 14,00

Inserita il 09 - 10 - 07
Fonte: Elena Siri
Commenti
Teatro Totale
"La mancanza di unità e la disarmonia" che lei attribuisce al libro non
dipendono dal fatto che ho utilizzato alcune relazioni del convegno (poche
pagine su 173 che cosituiscono il libro), ma da una scelta rigorosa e
motivata. Volendo e dovendo scrivere un libro sul teatro totale (un genere
che sta al di là dei generi in quanto li comprende o li può comprendere
tutti) , ho pensato che sarebbe stato divertente (per me certamente, ma lo è
stato anche per alcuni lettori) scegliere la strada della pluralità del
linguaggio che ben conosco. Ho ritenuto quindi di usare la forma del saggio,
del teatro ( i dialoghi), della letteratura, della poesia, tanto per fare
alcuni esempi molto evidenti nel libro. Altri miei libri non hanno questa
caratteristica.
14 - 11 - 07 - di: ALFIO PETRINI - Nuovo CommentoNuovo Commento

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