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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Una vita da tenore. Saimir Pirgu : da Claudio Abbado a Woody Allen.
Una vita da tenore. Saimir Pirgu : da Claudio Abbado a Woody Allen.
Si definisce “l'ambasciatore nel mondo”del suo paese, l'Albania, e ne va fiero: “La mia nazione anche se si trova in difficoltà, mi ha sempre sostenuto nel mio ruolo di cantante”. A dirlo è il tenore Saimir Pirgu, divenuto in pochi anni una celebrità della lirica mondiale. Un'amicizia con Luciano Pavarotti, conosciuto a Merano nel 2002 con il quale ha studiato anche Traviata, Elisir d'amore e Rigoletto. La celebrità arriva però con Claudio Abbado quando lo fa chiamare per un'audizione a Ferrara, per sostenere un ruolo in Così fan tutte di Mozart. Con il grande direttore tornerà a cantare nel Requiem di Mozart con la Mahler Chamber in aprile del 2009 a Torino, e a Bolzano nel mese di maggio, una data straordinaria che ancora non appare nel sito della MCO. In questi giorni il tenore è a Bolzano dove martedì alle 20.30, si esibirà all'Auditorium in un recital con l'Orchestra Haydn, diretta da Gustav Kuhn. Un programma di arie d'opera da Mozart, Verdi, Donizetti, Massenet, oltre a brani sinfonici di Beethoven. Saimir Pirgu ci ha concesso un'intervista nel corso del del programma radiofonico Zeppelin condotto da Paolo Mazzucato, dalla sede Rai di Bolzano, in una divertente commistione tra generi musicali diversi, dove il “free rock”, si mescolava alla “nobile”lirica. In studio la band di Chicago volcano!invitati da Vanja Zappetti l'organizzatore di “Sensational gigs”, una rassegna di concerti “indie” al Buolevard di Bolzano. Aaron Widt, Mark Cartwrigt e Sam Scranton, si sono esibiti in diretta alla presenza del tenore lirico che ha confessato di amare la “contaminazione di suoni e di ascoltare di notte mentre lo stesso genere musicale dei “volcano!, il jazz e quella elettronica” e di “passare la sera dopo le recite nei pub ad ascoltare della buona musica, come fanno tutti i giovani”. Saimir Pirgu è diventato un beniamino del grande pubblico, uno dei protagonisti della scena lirica, tanto da essere chiamato negli Stati Uniti dove di recente si è esibito a Los Angeles nel Gianni Schicchi di Puccini, con la regia di Woody Allen, scelto dal direttore dell'Opera di Los Angeles Placido Domingo che lo ha segnalato ad Allen. Quella di Saimir è una carriera precoce, dotato di un talento straordinario. Studi al Conservatorio di Bolzano con il suo maestro Vito Maria Brunetti, chiamato da Alberto Zedda, direttore artistico del Rossini Opera Festival di Pesaro, dove il tenore ha studiato e cantato nel L'equivoco stravagante e nel Viaggio a Reims di Rossini, parlando del tenore dice che “Pirgu in Bolzano ha trovato la sua vera patria che gli ha permesso di studiare, e secondo lui, lo ha saggiamente guidato a fare i passi giusti. A queste raccomandazioni ho aggiunto le mie e spero possa tenere fede alle promesse fatte”. C'è differenza tra cantare un'opera lirica e in un concerto di arie d'opera come quello in programma a Bolzano? “Non c'è dubbio che sia più difficile cantare in un concerto. Le arie sono quelle più impegnative e le parti più culminanti. Nell'opera le emozioni sono suddivise in tutti i tempi, mentre nel recital la difficoltà è tutta concentrata. Nelle arie c'è un rapporto stretto tra rischi e soddisfazione” In un concerto come questo si devono scegliere le arie meno problematiche e si deve prestare attenzione ad accostare arie di Mozart e Donizetti a quelle di Verdi e Puccini che vanno proposte dopo. Hanno un vocalizzo diverso, stessa tecnica ma per motivi di scrittura inizi 800 e fine secolo, e successivamente nel '900 con il verismo, la tecnica vocale non è cambiata ma si è creato un modo differente di apprezzare la lirica”. Cantare diretto da Abbado a soli 22 anni. Un record. Si ricorda come si è sentito quando è stato scelto? “Abbado ha molti amici fidati che gli consigliano chi chiamare per le audizioni. Hanno sentito parlare di me e lui mi ha voluto ascoltare. Sono arrivato un'ora in ritardo per colpa dell'aereo e quando ha sentito la mia voce ho potuto cantare solo metà aria. Mi ha fermato e mi ha detto che avevo una voce bellissima e sono stato scritturato per interpretare il personaggio del cavaliere albanese. All'epoca non immaginavo nemmeno come era fatto Abbado, prima di conoscerlo. Iniziare la carriera con lui è stato incredibile. Prima avevo lavorato con tutti ma non era la stessa cosa. Claudio Abbado sapeva che abitavo a Bolzano e io so che lui viene spesso qui a dirigere. Avevo vinto il concorso Caruso a Milano e il Tito Schipa a Lecce e la mia voce lo convinse. Abbado ha avuto la pazienza di insegnarmi. Aveva l'orecchio lungo e ha creduto in me. Come Alberto Zedda a Pesaro. Ma so che devo ancora raggiungere la mia maturità artistica”. Significa dover studiare molto? “Non dedico ore allo studio del canto, per lo più devo riposare. Dopo una recita a cui segue spesso una festa, il giorno dopo devo dormire molto. Per chi canta nella lirica significa avere a che fare con la scienza di fare musica, l'acustica, la tecnica di proiettare la voce, la qualità del suono. La voce poi deve riposare, le corde vocali sono come dei muscoli. Dopo una recita bisogna stare zitti e far scendere il livello di adrenalina in corpo. Come succede ad un calciatore”. Ora che arrivato al successo pieno a soli 27 anni, le è restato un ricordo degli anni trascorsi a Bolzano o fa già parte del suo passato? “Tanta gente ancora fa fatica a credere che io abbia raggiunto questa affermazione. Nel 2001 ero qui e già un anno dopo ho vinto i primi concorsi. Bolzano per me è molto cara, la gente che mi ha aiutato è perbene. Io stavo al Rainerum dai Salesiani e lavoravo come lavapiatti per potermi mantenere. L'ambiente musicale della città ha fatto molto per me, devo tutto al maestro Vito Maria Brunetti che è stato trascurato da molti, ma la carriera la devo a lui. Mi ha trasmesso l'idea della tecnica vocale che manca in altri insegnanti. Tanti amici qui mi hanno anche consigliato di restare con i piedi per terra. Chi ha sofferto il comunismo non può vivere da esagerato nel capitalismo”. Ora torna da tenore affermato... “Nel 2004 ho registrato il cd Angelo casto e bel (edizioni Universal, ndr) chiedendo la collaborazione dell'Orchestra Haydn e del direttore Kuhn, in cambio ho offerto la mia disponibilità di cantare. L'Orchestra Haydn è diventata internazionale e la reputo un'ottima orchestra. E fa bene a espandersi. Bolzano ha un piccolo difetto, pensa di essere al centro del mondo, invece deve aprirsi sempre di più!”. Da albanese d'origine come reputa la nostra società? “Trovo che l'Italia si sia un pò troppo seduta (nello studio Rai dopo Pirgu ha parlato Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere della Sera che presentava “L'orda, quando gli albanesi eravamo noi”, ndr), e mi sorprendono certi comportamenti, visto che gli italiani sono stati un popolo di emigranti. La nostra società si sta aprendo sempre più alle altre culture e i diritti umani, purtroppo, non sono uguali per tutti. Oggi siamo noi gli albanesi, domani saranno altri. L'Italia aderisce alla Convenzione dei Diritti Umani, ma deve fare qualcosa di più, ma ritengo che non sia razzista. Io vivo da tanti anni qui e mi trovo bene e ho casa a Verona”. Successo ma anche tanta fatica per arrivare ai suoi livelli. “Noi cantanti siamo tutti discutibili ad ogni livello, facciamo per un mestiere per pochi mentre per i direttori è diverso. La cosa più importante per un cantante è il contatto con il pubblico che giudica come cantiamo, se gradisce o no, questo ci costringe sempre ad avere una forte motivazione per fare meglio”. Lei però la motivazione per diventare un cantante l'ha sempre avuta o aveva in mente di fare altro? “Io ho iniziato a studiare il violino a sei anni e canto antico poi a Bolzano. Ho sempre cantato ma quando ho visto il concerto dei tre tenori a Caracalla allora ho capito e deciso che la mia vita era quella di fare il cantante. La conoscenza della lirica al grande pubblico. Prima era chiusa nei teatri per pochi. Pavarotti, Carreras e Domingo hanno permesso questo, ma quello che trovo incredibile è che di quel concerto se ne parlava sulle prime pagine dei giornali a Londra, in Cina, poco in Italia. Quando sono arrivato qui non ero consapevole che sarei diventato cantante. Studiavo composizione e direzione d'orchestra, ma ho capito che nono volevo seguire la moda di tanti tenori che vogliono fare anche il direttore d'orchestra. Non lo farò mai e resterà un sogno nel cassetto”. In un'intervista l'hanno definita predestinato a diventare l'erede di Pavarotti. Cosa pensa di questa affermazione? “A volte i media non lavorano bene e bisogna capire che non comanda il pubblico ma le case discografiche che spingono così fortemente un giovane come me a farsi dire un nuovo Pavarotti. Lo ritengo sbagliato cercare sempre di trovare qualcuno che raccolga l'eredità di un cantante famoso. La questione è solo legata solo al talento. La gente, invece, ha bisogno di un leader. Il pubblico è diventato più esigente. Ormai siamo condizionati da fattori estetici e non culturali, anche nel mondo della lirica”. Lui intanto ha un'agenda fitta di Traviate in giro per il mondo fino a maggio 2010 dove canterà l'opera di Verdi al Covent Garden di Londra, In Italia sarà anche al Teatro Regio di Parma con Lucia di Lamermoor a gennaio, il primo dell'anno a Zurigo con Rigoletto in un Gala Concerto e Parigi dove si esibirà nel Cyrano al Théâtre du Châtelet con Placido Domingo.
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Inserita il 25 - 10 - 08
Roberto Rinaldi
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