Una 'donna non rieducabile'. Ottavia Piccolo fa rivivere Anna Politkovskaja
Anna Politkovskaja era una giornalista che amava fare il suo mestiere, sempre alla ricerca della verità. Per questo il Cremlino la definì “donna non rieducabile”. Per aver scritto e raccontato ciò che stava succedendo nel suo paese e in Cecenia, è stata assassinata il 7 ottobre 2006 davanti alla porta di casa sua. Due colpi di pistola al cuore e alla testa.
Lunedì 31 gennaio alle 20.30 va in scena il monologo "Donna non rieducabile" interpretato da , al Teatro Puccini di Merano (ingresso libero), nell'ambito della rassegna di eventi Il prezzo della parola. Percorso dedicato a Anna Politkovskaja ideato dall' Associazione Anna Politkovskaja di Merano che ha proposto un progetto all'assessorato alla Cultura del Comune di Merano e Biblioteca Civica.
Su invito degli organizzatori del Festival dell’Economia di Trento, (che si è tenuto dal 3 al 6 giugno con grande successo di pubblico) è andato in scena al Teatro Cuminetti, il monologo “Donna non rieducabile”, interpretato da Ottavia Piccolo, accompagnata dalle musiche d’arpa di Floraleda Sacchi, e la regia di Silvano Picardi. Il testo scritto da Stefano Massini è un adattamento teatrale di brani autobiografici e articoli scritti da Anna Politkovskaja. Pochi giorni prima di essere assassinata avrebbe pubblicato sul giornale "Novaja Gazeta" i risultati di una sconvolgente inchiesta sulle torture perpetrate in Cecenia dai russi, l'ultimo reportage all'insegna del coraggio, della verità, della lotta per i diritti civili. Ottavia Piccolo è nata a Bolzano nel 1949 e a soli 10 anni ha iniziato la sua carriera d’attrice interpretando Helen, la protagonista di “Anna dei miracoli” di William Gibson per la regia di Luigi Squarzina. In televisione esordisce nello sceneggiato “Le notti bianche di Dostoevskij”. Debutta al cinema nel ruolo di una delle figlie del Principe di Salina nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti. Nel 1964 conosce Giorgio Strehler, che la dirige ne Le baruffe chiozzotte e più tardi nel Re Lear shakespeariano. Altri suoi maestri saranno per il teatro Luca Ronconi (Orlando furioso). A teatro si distingue per aver recitato Shakespeare, Pirandello, Alfieri e Hofmannsthal; ma si fa conoscere al grande pubblico per i sceneggiati televisivi, Il mulino del Po e La coscienza di Zeno con la regia di Sandro Bolchi e La Certosa di Parma, con la regia di Bolognini.
Cosa rappresenta per lei portare in teatro una storia così drammatica che ha scosso profondamente le coscienze di tutto il mondo?
“Sono molto orgogliosa di recitare questo testo che è stato capace di tradurre dalle parole di Anna, leggendo tutti i suoi scritti, traendo spunto per il testo che io recito. Si compone di 19 istantanee sulla sua professione e sulla sua vita. Sono tre anni e mezzo che lo porto nei teatri di tutta Italia, ma fino ad ora l’ho fatto solo in poche piazze. Nella prossima stagione continuerò a portarlo in scena il più possibile. Sarò a Milano al Teatro Puccini – Elfo, e devo confessare che sono anche molto onorata di andare a Bruxelles in ottobre al Parlamento Europeo, dove ci hanno invitato per rappresentarlo nella sala dedicata proprio ad Anna Politkovskaja. Abbiamo portato lo spettacolo anche a Borgo Valsugana (Trento), dove si è tenuto una tavola rotonda (Festival (P)rose dei venti) dove Claudia Zanghetti, la traduttrice dal russo degli scritti di Anna, ha spiegato come aveva cercato di andare più vicino alla sua lingua, colta, non una ricerca parlata, ma molto precisa. E ha riconosciuto a Stefano Massini la capacità di dire le cose di Anna, asciugandole al massimo, conservando il senso. Come una messa in poesia senza tradire l'originale”.
Anna non aveva paura di parlare attraverso i suoi articoli. La sua è una lezione di civiltà. Cosa pensa di questo suo coraggio sapendo di rischiare anche la vita?
“Provo un’ammirazione sconfinata per questa donna. Massini quando mi ha mandato il testo perché lo leggessi, mi ha detto che era come una fucilata. L’ho letto subito e in una settimana lo abbiamo messo in scena all’ex ospedale Gaetano Pini di Milano, per una rassegna sui diritti umani. Ci siamo accorti che il pubblico era catturato dalle mie letture, ma il merito è della potenza della sua voce, di Anna. Di là delle cose che dice, lei è entrata nel mito, nel racconto. A volte mi chiedono se ho paura nel portare in teatro questa storia. Ma il teatro, per fortuna, non ha grandi responsabilità.”.
A Trento al Festival dell' Economia ha parlato anche Roberto Saviano per parlare delle mafie. Un uomo che deve vivere sotto scorta per aver detto e scritto cosa succede nel nostro paese. .
“Roberto Saviano quando è andato da Fabio Fazio in televisione, ha letto in diretta brani del testo di Massini. Saviano ha scelto con grande coraggio ciò che sta facendo per noi tutti”.
Dal teatro alla televisione, il passo è stato breve per il suo monologo. Di che si tratta?
“La traduzione della parole di Anna è stata tratta dai suoi scritti grazie a Massini. Dal teatro al video il passaggio è stato realizzato da Felice Cappa, una versione televisiva andata in onda nel mese di ottobre del 2009 e trasmessa dal programma Palcoscenico (ora Palco e retropalco) della Rai. In libreria si può acquistare un libro-video della Promo Music con il testo di Messini e il dvd dello spettacolo. Questa versione è molto bella e non descrittiva. È stata trasformata dalla piéce teatrale in un'altra espressione. Ma anche il cinema si è accorto del nostro lavoro e il direttore artistico della Biennale Cinema, Marco Muller, lo ha visto e ha voluto inserirlo alla Mostra del Cinema di Venezia. Ha così acquistato una sua dignità cinematografica indipendente dallo spettacolo a teatro”.