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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Un tuffo negli anni '30 con 'Le Sorelle Marinetti'
Un tuffo negli anni  30 con  Le Sorelle Marinetti
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Dal 17 al 20 marzo, arrivano al Teatro Ciak Webank.it le Sorelle Marinetti in “Non ce ne importa niente”, di Giorgio Bozzo per la regia di Max Croci in un viaggio musicale a ritroso nel tempo che fotografa il bianco e nero degli anni ’30 e ’40 riportandolo, a colori, ai giorni nostri.

Si approssimava la II Guerra Mondiale, ma erano anche anni di grande fermento e voglia di creare: nascevano infatti i primi autori, cantanti e direttori d’orchestra dell’Eiar (l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, poi diventata RAI) e con loro nasceva tutto quello spensierato repertorio musicale che si canticchia ancora oggi.

Interpreti di questo viaggio sono Le Sorelle Marinetti, un trio di “ragazze” davvero particolari: Turbinia, Mercuria e Scintilla seguono le orme del mitico Trio Lescano, calandosi nei panni di tre signorine anni ’30. Le Marinetti - che altre non sono che Andrea Allione, Marco Lugli e Nicola Olivieri – raccontano dunque la società del tempo tra falsetto, sketches e canto armonizzato.

Parliamo dello spettacolo con Christian Schmitz, direttore dell'Orchestra Maniscalchi, preparatore vocale delle Sorelle Marinetti e arrangiatore di tutti i pezzi del repertorio. Diplomato in pianoforte e composizione al Conservatorio di Milano, ha dedicato particolare attenzione alla musica del Novecento e da diversi anni si dedica allo studio della musica jazz e leggera italiana degli anni Trenta e Quaranta.

 

Lei è un grande studioso ed esperto della musica anni ‘30 e ‘40. Da dove nasce la l’idea di realizzare questo spettacolo?
Tutto l’interesse nasce cinque anni fa, quando Giorgio Bozzo, autore di questo spettacolo, mi propose di fare un tuffo nel passo rievocando e riscoprendo il repertorio italiano, jazz swing e leggero con una sorta di omaggio al trio Lescano. Infatti all’epoca stavamo ricercando materiale sul Trio; avevamo l’idea di farne una biografia ma a lui venne in mente invece di farne ascoltare la musica. Poi c’è da dire che sono stato sempre incuriosito dalla realtà jazz americana: lo swing è stato un fenomeno unico. Come non appassionarsi?


Ultimamente si vede un certo ritorno alla tradizione musicale di quegli anni. Come mai secondo lei?
Il peso specifico musicale di molti di quei pezzi è altissimo. In Italia operavano quotidianamente compositori e arrangiatori di musica leggera di grande qualità. Le voci di quel tempo sono rimaste nella memoria collettiva. Basti pensare ai Cetra che negli anni 50 erano uno dei fenomeni più vistosi. E, andando più indietro, penso sempre al Trio Lescano o ad artisti come Silvana Fioresi.


Manca un po’ di solidità nella musica contemporanea?
Nel corso degli anni le mode e le tendenze cambiano. La cosa che mi ha colpito di quel tipo di musica è la sua intrinseca complessità, le modulazioni, le armonie spesso non facili, ma che riescono comunque a convogliare un messaggio di grande immediatezza e semplicità. Poi quei testi leggeri, sciocchini, surreali, che rimanevano subito impressi.


Che spettacolo è “Non ce ne importa niente”, in poche parole?
E’ uno spettacolo teatral-musicale con canzoni tratte dal repertorio dei Lescano, oltre ai cantanti che ho armonizzato per il Trio (per esempio “Non sei più la mia bambina” di Delia Lodi a voce singola). Bisogna ricordarsi che anticamente le canzoni erano la base: una bella melodia veniva arrangiata, tanto che c’erano etichette diverse con voci diverse per la stessa canzone… poi ognuno trovava il suo arrangiatore preferito. Insomma, ci saranno brani bellissimi swing alternati a breve skecthes che narrano la vita sociale degli anni 30 e 40 in modo molto lieve, divertente, divertito ed elegante in cui si traccia il profilo della società.


Cosa significa studiare composizione oggi?
Significa confrontarsi con molti linguaggi, conoscere realtà musicali diverse e contemporanee. E’ una vera sfida perché non è facile trovare un proprio linguaggio.


Che tipo di lavoro filologico c’è in questo spettacolo?
Filologico è la parola corretta. C’è un grande lavoro di recupero degli arrangiamenti musicali del tempo, oserei dire quasi maniacale! Sono melodie particolari, c’è questa rotondità molto caratteristica. E queste melodie possono essere rese perfettamente solo con gli arrangiamenti che le ha viste nascere. Il risultato è che si ricrea un effetto vintage che alle persone piace molto.

 

Prezzi da 20 a 28 euro
Teatro Ciak Webank – Fabbrica del Vapore
Via Procaccini, 4 - 20154 Milano - Tel. 02.76110093 - Fax 02.76110322
www.teatrociak.it
Orario casse: dal martedì al sabato dalle 12.00 alle 18.30

 

Inserita il 10 - 03 - 11
Fabienne Agliardi
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