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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Un incontro con Beppe Braida prima del suo Italiani.it
Un incontro con Beppe Braida prima del suo Italiani.it

Venerdì 16 dicembre Beppe Braida ha presentato il suo spettacolo Italiani.it alla sala della Buonamorte di Monselice; l’atmosfera è fantastica e piena di storia, all’interno del museo della città, con affreschi medioevali e ritrovamenti archeologici e vieni riscaldata dalla brillante comicità dell’attore, famoso per la sua presenza a programmi televisivi come Zelig e Colorado cafè.
Con l’occasione ho avuto la possibilità di incontrare il capo comico per una breve intervista e capire così il suo punto di vista rispetto all’Italia che ha voluto raccontare, riscuotendo un grande successo di risate e applausi tra il pubblico. Perché forse, proprio come ci dice Braida, in un momento come oggi è anche importante riuscire a far ridere.
In un momento così difficile per il nostro paese, cosa significa riuscire a far ridere?
Significa far dimenticare momentaneamente i problemi con cui tutti i giorni facciamo i conti, quindi è forse meglio seguire uno spettacolo e cercare di dimenticare quei problemi per un’ora e mezza, piuttosto che non subire soltanto quei problemi tutte le ore della giornata.
Come viene rappresentata l’Italia di oggi nel tuo spettacolo? Qual è il messaggio che vuoi lasciare di questa terra?
Un’Italia cialtrona, un’Italia fatta di intrallazzi, di furbetti del quartierino e di persone che pensano sostanzialmente ai loro profitti piuttosto che a quelli della comunità. L’Italia di oggi.
Com’è il rapporto tra il lavoro di attore che fai e l’Italia di oggi che ci racconti?
Io in questo spettacolo ho preso nove querele, quindi penso proprio di essermi scontrato.
Come senti e vivi il passaggio dal mondo televisivo al mondo teatrale? 
Sono due realtà totalmente differenti, anzi io preferisco quasi di più il teatro perché c’è il contatto diretto con il pubblico, cosa che in televisione non sempre hai. Sono quindi due realtà differenti ma sono anche le due facce della stessa medaglia, si parla sempre di spettacoli.
La tua gavetta è stata molto lunga ed ampia ma qual è stato il lavoro che personalmente ricordi con più piacere?
Mi ricordo l’esordio a Zelig e quando mi sono accorto che i telegiornali funzionavano molto sul pubblico, con il tormentone. Quello è un gran bel ricordo.
Visto che inauguri la seconda stagione teatrale di Monselice, nella sala della Buonamorte, che anticipa un po’ la situazione culturale e teatrale di oggi, tu come artista ti senti colpito?
Io mi sento colpito come persona normale, più che come artista, perché come tutti ho anch’io gli stessi problemi, cioè che andremo in pensione a centoventi anni se ci arriviamo e avremo problemi nel pagare ogni sorta di tassa. Quindi come artista non me ne può fregare di meno, come persona fisica sono un pochettino incazzato.
E se dovessi dare un consiglio a noi giovani, per il nostro futuro?

Emigrate. Noi siamo davvero un popolo fantastico,  un popolo di persone geniali, però non siamo messi in condizione di lavorare e sfruttare le nostre capacità ma questo grazie ai nostri governi in generale. Quando vedremo dei giovani anche al governo, allora forse si può pensare che in Italia è davvero cambiato qualcosa.
 

Inserita il 28 - 12 - 11
Alessandra Burattin
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