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Tutta colpa di Garibaldi secondo Gioele Dix
Tutta colpa di Garibaldi secondo Gioele Dix
Prodotto dalla Compagnia La Contemporanea con la regia di Sergio Fantoni, che ha contribuito con lo stesso Gioele Dix e con Nicola Fano a scriverne il testo, il nuovo spettacolo presentato dal famoso 'automobilista incazzato' racconta la vita dell'eroe dei due mondi usando uno stile colloquiale e raccontando dettagli assolutamente precisi e storicamente fedeli grazie a un trucco da palcoscenico. Finge di fare le prove di uno spettacolo su Garibaldi che forse si farà ma che di sicuro non avrà l'altisonante debutto promesso, con tanto di importanti uomini politici nel pubblico della prima serata. Lo spettacolo è al Teatro Carcano di Milano fino al 20 aprile. Il protagonista è affiancato dall'attrice brasiliana Edmarcia De Andrade e dal contrabbasista Matteo Malavasi nel ruolo dell'uomo-orchestra. In note autobiografiche, il simpatico attore racconta di aver scelto il proprio nome d'arte abbinando follemente innumerevoli parole, mescolate a casaccio, convinto infine di aver pescato il peggio. Eppure è così che David Ottolenghi è riuscito a diventare un artista celebrato per il suo profondo, sarcastico umorismo, capace di mostrare il lato peggiore dell'uomo medio senza però renderlo odioso. Con Tutta colpa di Garibaldi, spettacolo per il quale si è lungamente preparato, Gioele dimostra che da secoli il cosiddetto 'uomo medio italiano' è un personaggio meraviglioso ma anche orribile. Lo intervisto per chiedergli se sarà sempre così. Gli italiani appaiono da sempre pressapochisti, voltagabbana, vivacchiano arrangiandosi alla bell'e meglio. Sei un vero cinico o solo un pessimista? Il cinismo forse non mi appartiene perché ha sempre dentro un po’ di morte, è distruttivo. Pessimismo invece è distacco, ironia. Secondo me, ci sono pochi spazi di manovra e siamo pieni di talenti sprecati. Sicuramente, quando siamo in difficoltà, con l’acqua alla gola, diamo il meglio di noi stessi ma altrimenti diamo il peggio. Siamo condizionati, rinunciamo a fare i conti coi talenti, coi sogni... Siamo sempre un po’ a metà tra il dire ‘tanto qui è sempre così’ e si continua. Insomma, la vedi male? Beh, naturalmente ci ironizzo su, faccio discorsi cattivi. Più l’autocritica è dura e magari fa bene. Essere incazzati serve a reagire. Credi davvero che gli italiani siano senza speranza? L'ultima battuta dello spettacolo è "Io non faccio l’italiano, sono italiano"e la faccio mia. Garibaldi nelle sue memorie dice: "Questa gentaglia non è degna di cuori come i nostri’. La battuta si riferiva ai Savoia ma pure a una fauna molto variegata, che bordeggia il potere e condiziona chi ha talento. Chi ha voglia di fare, come ricordo ero io da giovane, incontra sempre qualcuno che ti guarda col sorrisetto e dice ‘Ma fai il favore, tu non combinerai mai nulla’ oppure quelli che dicono e dicevano ‘Io ho la tessera’. Vorresti tornare a fare la rivoluzione? Non credo di poter fare un tale proclama, in teatro non si può proporre la morale o fare proposte reali. E’ un luogo dove si danno chiavi di interpretazione che servono a pensare. Garibaldi era un uomo di grandi ideali, che non ha mai adoperato a proprio vantaggio il suo carismo: era a disposizione degli altri e conosceva l’importanza della comunicazione mediatica. Era ondivago, cambiava posizione e anche lui, in fondo, era uno che 'se la cava'. Ti senti fatalista? Studiando Garibaldi ho analizzato la frammentazione, la velleità di questo grande Paese, pieno di stimoli e di ideali. C'è bella gente in Italia, ma è ancora doloroso accorgersi che potremmo pretendere di più, se fossimo diversi. Siamo sfiduciati e sì, sono un po' fatalista ma il mio è un argomentare aggressivo, non di gente che ha deciso di arrendersi. Vogliamo lottare, mettere insieme delle intelligenze, non per 'cavarcela' ma per fare. Sembri documentatissimo sull'Ottocento. Come ti sei preparato? Ho studiato molto. Ricevo continui attestati. Anche il direttore del Museo Risorgimentale mi ha detto "Guardi , lei è quasi più preparato di me". Come hai fatto? Quando ti appassioni di un argomento vuoi dominarlo, non puoi dire stupidate. Non è che ci contaminiamo con la cronaca spicciola, ma quando racconti della nascita dei moderati nel 1848, quando parli di Cavour che si comportava come un faccendiere, vedi tanti personaggi di oggi. E' tutto scritto, basta leggere. Come mai queste cose non si studiano a scuola, in questo modo? Il Risorgimento è stato un po’ addomesticato e la storia la scrivono i vincitori. Quindi l’ha scritta la classe politica nata intorno ai Savoia e a Cavour e poi tutti sono confluiti da quella parte. Non è in discussione che Garibaldi fosse l’eroe, ha avuto il maggior numero di statue in Italia, ma lui dice attraverso la mia voce: ‘Smonumentalizzatemi’. Cioè, è stato usato come un burattino dal potere? Chiese di essere cremato alla sua morte ma la Chiesa non volle, considerandolo peccato. Si appropriarono delle sue volontà e non lo cremarono. Ma Garibaldi ha vissuto da indipendente, è stato un battitore libero, pieno di contraddizioni. Infine afferma: "L’unità d’Italia: missione incompiuta". Davvero lo pensava? E tu? Non credo che ce la faremo noi, ma vedremo. Lui voleva un'Italia certamente diversa, più aperta, che si occupasse di diritti. E' stato il primo che abbia concepito una Carta dei Diritti per gli Animali: era molto avanti rispetto ai tempi. Era un grande combattente ma pacifista, disatteso. Paradossale che sembri un eroe: succede quando il sistema si appropria di tutto ciò che prima ha combattuto. Che farai prossimamente? Teatralmente nessuna novità. D’estate faccio un giro dei cabaret come comico puro con L’automobilista incazzato. Questo Garibaldi invece dovrebbe reggere anche la prossima stagione e vorrei farlo durare di più. Per ora abbiamo fatto 77 repliche ma vorrei farne il doppio, il triplo se possibile.
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Daniela Cohen
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