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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Speciale: Valeri, Zappa Mulas e "Le serve" di Genet
Speciale: Valeri, Zappa Mulas e
Nel mese di aprile Treviso ha dato appuntamento al teatro di Jean Genet. Due gli eventi che hanno permesso al grande pubblico d’avvicinarsi ad un drammaturgo così oscuro e criptico. Alla messa in scena sul palco del Teatro Comunale dello spettacolo “Le serve”, diretto da Giuseppe Marini, s’è accompagnato un incontro-dibattito, tenutosi nel centralissimo Palazzo Bomben, con Franca Valeri e Patrizia Zappa Mulas, che assieme ad Annamaria Guarnieri formano il cast della piece prodotta dalla Società per attori. L’incontro, grazie anche alla presenza di critici teatrali Paolo Puppa e Stephan Solier, ha affrontato diverse tematiche ricorrenti nella poetica di Genet, utilizzando “Le serve”, in scena nel capoluogo trevigiano, come continuo punto di riferimento. Lo spettacolo: “Le bonnes” tra ambiguità e simbolismo. “In una casa dalle finestre chiuse, piena di fiori come un sepolcro, si consuma una storia di tradimento ed odio, di ammirazione sconfinata e di perversione: due serve, le sorelle Solange e Claire Lemercier, sognano di uccidere la loro padrona…” “Le serve” ha debuttato nel 1946 e rappresenta il primo testo che Genet ha scritto per il teatro. L’azione si svolge all’interno di uno spazio geometrico chiuso dove due persone interagiscono, le donne di servizio Solange e Claire, preparando l’incontro con un terzo personaggio assente, Madame. Il pensiero geometrico non coinvolge solo la scena, ma si riflette anche nella struttura narrativa: non a caso Puppa identifica con un “triangolo scaleno” i segmenti di teatro nel teatro in cui Claire e Solange, impersonificando la serva e la padrona, aprono le meta-rappresentazioni dell’assassinio di Madame. A tal proposito Stephan Solier parla di una forte ambiguità psicologica che invischia i personaggi presenti sul palco e che sfocia in un gioco d’identità e sentimenti. Ed in più di un'occasione, ricorda il critico francese, l’odio si associa ad un’attrazione erotica che rimane comunque enigmatica. Ma l’ambiguità nei rapporti si serve anche di forti richiami ad elementi simbolici: “Durante la discussione tra Solange e Madame sul vestito da indossare appaiono un abito bianco, colore del lutto per le regine di Francia, ed uno rosso, emblema dell’erotismo, ma allo stesso tempo del sangue e del delitto”. In questa indeterminatezza si aprono canali di comunicazione altri tra le figure che popolano il palcoscenico: ad esempio durante il cambio d’abito, quando Madame non vuole essere toccata e avverte il contatto fisico come una minaccia, Solange dimostra d’essere in grado di distruggere la bellezza, la bellezza di Madame, attraverso lo sputo con cui lucida le scarpe, attraverso le “gocce di saliva che sono come i diamanti di una collana”. La scenografia dell’opera è onirica ed è formata da un letto nero sovrastato da un enorme ed inclinato specchio deformate. L’apparizione sul palco di alcuni oggetti enormi (una cornetta, una sveglia, dei fiori ed una chiave), usualmente calati dall’alto, detta il tempo dello spettacolo e, anche attraverso richiami sonori, ne sottolinea le svolte. “Gli oggetti che scendono dal cielo sono a loro volta dei personaggi – spiega Patrizia Zappa Mulas – che contengono molti riferimenti pittorici, un esempio su tutti è la cornetta telefonica che si aggancia in modo chiaro alle opere di Magritte”. Un frammento di conversazione: Franca Valeri e Patrizia Zappa Mulas. “Ho avuto la fortuna di conoscere Jean Genet, seppur in modo fugace, durante una cena a Roma – ricorda Franca Valeri – e in quell’unica occasione mi era sembrata una persona ruvida ma allo stesso tempo gentile”. “Allora non pensavo che un giorno avrei recitato un suo testo – continua sorridendo l’attrice milanese – invece prima di quest’ultimo lavoro m’era capitato di interpretare un’altra sua opera, “Il balcone”, della quale però non mi è rimasto un buon ricordo”. La Valeri, che ne “Le serve” interpreta il ruolo di Solange, la serva cattiva, confessa d’aver molto apprezzato la scelta effettuata da Giuseppe Marini, regista dello spettacolo, di lavorare con “un’interpretazione ridotta all’osso”. Obiettivamente le scelte di regia sembrano più che mai azzeccate nel misurarsi con testi come quelli di Genet che “contengono dei meccanismi che li rendono difficili da recitare, per l’attore, ma anche ardui da comprendere, per il pubblico; il suo teatro non offre risposte, ma apre e lascia aperti molti dubbi”. Il personaggio di Solange è “feroce e contrario alla mia natura”, confessa l’attrice milanese, “ma questo mi ha consentito di confrontarmi ogni sera con sentimenti profondi e distanti dal mio essere attrice di formazione naturalista: attraverso questa via avevo sempre interpretato i miei personaggi, ma in questa occasione è stato più difficile perché dovevo fare una serva in un testo dove non compare una sola parola che direbbe una serva”. La singolare situazione tratteggiata dalla Valeri viene confermata anche da Patrizia Zappa Mulas che sottolinea come Genet abbia messo in bocca al personaggio di Solange “parole che si addicono più ad un poeta che ad una serva”. Zappa Mulas ne “Le serve” interpreta il ruolo di Madame, figura attorno alla quale ruota tutta la rappresentazione ma che allo stesso tempo “sembra quasi non esistere”. L’attrice spiega che per stare in scena usualmente ha bisogno di prefiggersi un obiettivo: in questo caso “credevo che l’obiettivo di Madame fosse quello di interrogare le serve sulla vicenda giudiziaria, un po’ surreale, che funge da sfondo, poi però mi sono accorta che questo era vero solo in parte, molte battute di Madame fanno pensare che lei cerchi conferma ai propri sospetti, invece quando i collegamenti appaiono più chiari essa se ne allontana”. “In questa edizione – spiega Zappa Mulas – il regista ha scelto di allontanarsi un po’ dal realismo originario dell’opera, ma d’altro conto già Genet s’era allontanato dalla pura commedia nera attraverso l’utilizzo di parole che vengono adoperate per parlare d’altro, pur mantenendo gli aspetti principali della commedia”. Appare, infine, interessante la chiave di lettura offerta dall’interprete di Madame che definisce l’opera come una possibile “parabola teologica, dove le serve rappresentano l’uomo che si auto-crea immagini idolatriche”. “Le serve – conclude Patrizia Zappa Mulas – sono come gli uomini che si inventano un dio che poi tentano d’uccidere, ma non riuscendovi rivoltano contro se stessi tutta la rabbia e l’energia profusa nel tentativo”. La questione della lingua. La lingua utilizzata da Genet nei suoi componimenti teatrali, a detta di Puppa, appare muscolare e lascia facilmente intuire diversi collegamenti con l’irregolare adolescenza vissuta dal drammaturgo francese tra periodi passati in casa di correzione, in cella e tra le fila della Legione Straniera. Il teatro di Genet, che appare onirico e provocante, è con ogni probabilità innervato da narrazioni di carattere autobiografico. A tal proposito Puppa indica che l’identità dello scritto francese si è formata attraverso quello che gli altri gli dicevano contro, seguendo nella vita e nel teatro il pirandelliano processo del “noi siamo la somma algebrica di quello che gli altri dicono di noi”. I testi teatrali di Genet, anche e soprattutto nel caso de “Le serve”, appaiono di vocazione letteraria e non sembrano di certo scritti per essere detti: le qualità della scrittura emergono da un testo teatrale che, per una volta, non sembra curarsi troppo di custodire le caratteristiche dell’oralità. Si calano in questo contesto anche i diversi riferimenti letterari presenti ne “Le serve”: uno su tutti potrebbe essere il richiamo iconografico della tazza di tiglio, già efficacemente ripresa da Proust, avvelenata con 10 gocce di Gardenal. Ma già lo stesso titolo dato allo spettacolo, in lingua originale, gioca su un piccolo artifizio letterario: “Le bonnes” potrebbe essere tradotto in “Le serve”, in modo oggettivo, oppure in “La bontà”, seguendo un’etichetta antifrastica in relazione al contenuto dell’opera. Il servo serve al padrone, ed il padrone serve al servo. L’assassinio di Madame è un gioco, quasi onanistico, inscenato dalle due serve, che si interrompe nel momento in cui Claire beve la tazza di tiglio avvelenata, destinata alla padrona, e Solange si prepara per essere arrestata e portata in prigione. La relazione messa in luce tra il servo ed il padrone appare biunivoca e necessaria ad entrambi per poter coesistere. Una figura risulta indispensabile all’altra come nel processo dialettico del servo e del padrone di Hegel o come le rappresentazioni di Brecht in cui chi era in basso in basso era costretto affinché chi era in alto in alto rimanesse. In questa piece, sottolinea Puppa, le serve non sono confidenti ma antagoniste. Esse si staccano nel modo più deciso dalla figura delle servette della commedia dell’arte, sino quasi a raggiungere la rappresentazione di una lotta di classe. Questo anche se lo spessore culturale delle serve è paragonabile a quello della padrona e nasce da fonti popolari e secondarie come la lettura di romanzi gialli “detective” o la partecipazione alle corti d’assise, che negli anni centrali del 1900 fungevano da vera e propria agenzia formativa.
Inserita il 05 - 05 - 07
Mauro Favaro
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