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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Siamo tutti 'Cavemen'
Siamo tutti  Cavemen
Incontriamo Maurizio Colombi, interprete del celeberrimo “Caveman”, one-man show dal successo planetario che ha spopolato anche nella nostra penisola. Lo spettacolo torna, a grande richiesta, al Teatro Ciak Webank.it di Milano (via Procaccini 4) dal 13 al 17 maggio. Due repliche speciali il 22 e 23 maggio. Si sta concludendo la stagione teatrale 2008-2009 e Caveman compie 1 anno di repliche: qual è il bilancio? Il bilancio è ottimo. “Caveman” è uno spettacolo famoso in tutto il mondo. In questa stagione teatrale lo abbiamo fatto conoscere anche in Italia e ha funzionato benissimo. Ovviamente non è una sorpresa che abbia avuto successo, ma solitamente, nei paesi latini, dove l’uomo e la donna sono più uomini delle caverne, meno evoluti rispetto ai paesi anglosassoni e nordici, trova maggiori difficoltà a imporsi. Ho visto il pubblico numerosissimo lasciare il teatro ridendo e ripensando alle battute (ovviamente gli uomini le hanno capite solo a spettacolo concluso…). È sempre stato così? In tutte le regioni e le piazze italiane il messaggio di Becker è stato recepito e apprezzato allo stesso modo? C’è una grande differenza tra il pubblico dell’Italia del nord e del sud. Faccio un esempio: lo spettacolo inizia con un video che dice che gli uomini sono tutti stronzi e il pubblico femminile del nord solitamente applaude con vigore; al sud, invece, le donne non si permettono di applaudire. Devo quindi escogitare altre tecniche per coinvolgere il pubblico nello spettacolo, forse con maggiore successo, ma certamente con un risultato molto diverso. Gli uomini del sud fischiano quando c’è quella frase iniziale, invece al nord - dove l’uomo ha ormai assimilato il concetto di essere stronzo - i maschi incassano e applaudono insieme alle donne. A Bellinzona, nella nordica Svizzera, lo spettacolo ha avuto un successo strepitoso: cinque giorni sempre con il teatro esaurito. Nella ‘settentrionalissima’ Torino tornerò per tre settimane consecutive, dopo avere replicato per tre settimane anche in questa stagione con il tutto esaurito. Ho assistito allo spettacolo all’inizio della stagione. È cambiato durante i mesi? Ci sono state integrazioni, idee, battute nuove inserite in corso d’opera? Dall’inizio della stagione lo spettacolo è cambiato molto; l’ho arricchito collaborando con Teo (Teocoli) che mi passa le battute che gli vengono in mente, mi suggerisce delle innovazioni, degli aggiustamenti. Molte novità sono scaturite dal pubblico stesso. Ogni volta gli spettatori mi scrivono le loro opinioni, mi mandano delle e-mail. Ci può raccontare qualche aneddoto di questa lunga tournée del suo “Caveman” italiano? Episodi divertenti in scena, fuori scena, fra il pubblico? Nei teatro piccoli di 300-400 posti lo spettacolo è diventato una specie di talk show, tanto che una sera ho portato sul palco un uomo tra il pubblico perché esprimesse le sue opinioni davanti a tutti, dal momento che non mi permetteva di proseguire, continuando a commentare; un’altra sera ho fatto salire una coppia perché rendessero tutti partecipi della loro discussione. È uno spettacolo che, secondo me, si gode molto meglio in teatri piccoli e intimi, oppure grandi ma con una struttura più raccolta, come a Bellinzona. Si è mai verificato il caso di coppie che, dopo avere assistito allo spettacolo, sono riuscite a capirsi meglio, o hanno rotto definitivamente? Non so se ci sono coppie che hanno risolto i loro problemi con lo spettacolo, ma alcune si sono affezionate a me e mi scrivono continuamente e-mail chiedendomi consigli come se fossi uno psicologo. Mi hanno preso per uno psicoterapeuta delle coppie, ma io sono solo un attore. Mi mandano inviti a corsi prematrimoniali, domande di consulenza... Tuttavia lo spettacolo ha arricchito molto anche me, mi ha fatto conoscere e comprendere un po’ di più il mondo femminile. L’analisi di Rob Becker può essere banale, perché non dice niente di nuovo, ma permette di mettere a fuoco per la prima volta alcune realtà, alcune situazioni, delle quali non ci si era mai accorti. Non è importante tanto la ricerca sull’uomo preistorico - uomo-cacciatore, donna-raccoglitrice – quanto la morale secondo la quale, per quanto l’uomo e la donna siano diversi e facciano fatica a capirsi, alla fine vince il rapporto di coppia, la comprensione reciproca, l’accettazione dell’altro. Questo è un messaggio molto cristiano, universale, positivo. Non è dettato da una logica scientifica o da un’analisi di Rob Becker, ma dal buonsenso. Infatti la parte finale è quella che preferisco: l’uomo e la donna devono ritrovare l’equilibrio che c’era al tempo delle caverne e riuscire ad essere felici insieme come nella Preistoria. È un po’ il concetto dell’amore spiegato nel “Simposio” di Platone, la descrizione del mito degli esseri sferici divisi a metà da Zeus in due parti incomplete destinate a cercarsi in eterno. Bello… È molto toccante quando cita l’unione tra uomo e donna che dà vita a un nuovo essere umano. Esatto, sono due creature così diverse che, però, unite, creano un valore ancora più forte, il concetto della famiglia. E negli altri stati in cui “Caveman” è portato con successo in tournée da molti anni? Voi interpreti del monologo vi conoscete reciprocamente, vi scambiate impressioni, idee, battute o siete tutti entità indipendenti? Io conosco molto bene Pierre Dubey, l’attore che interpreta “Caveman” nella Svizzera francese. Ho visto le sue repliche, ci sentiamo spesso, ci passiamo le battute. Io gli ho prestato molte battute italiane; lui è molto mimico, come tutti gli attori francesi, noi invece gesticoliamo molto, ma diamo maggiore risalto alla battuta e rendiamo lo spettacolo più confidenziale. Io ho cercato di imitare la sua mimica quando scimmiotto la donna. Poi conosco l’attore tedesco che è molto famoso in Germania, una specie di Fiorello tedesco. Secondo me, invece, “Caveman” dovrebbe essere interpretato da un attore non famosissimo, perché non incarnerebbe l’uomo normale. Io sono adattissimo, perché non sono molto conosciuto. beh, non sei televisivo, è diverso… È vero, hai colto il punto. Ogni tanto sono ospite in televisione e poi mi chiama il mondo intero; ho fatto vent’anni di teatro e non lo sa nessuno. Eppure faccio fatica ad andare in televisione. Ora una domanda indiscreta: è vero che hai una moglie come quella di cui parli nello spettacolo? È tutta finzione o esiste anche lei come esiste l’amico Paolo? Che cosa devo rispondere? Mi hanno rivolto questa domanda anche a Sky e mi hanno preso alla sprovvista, perché… io non sono sposato. Ho convissuto per 16 anni; ora sono fidanzato e io e la mia compagna stiamo per avere un bambino. Perciò è come se fosse un matrimonio, senza carte e certificati, ma un matrimonio. Ovviamente molti aneddoti e battute che ho inserito in “Caveman” sulla moglie del protagonista non esistono nel testo originale, ma le ho tratte dalla mia esperienza. Spesso a casa cerco di sperimentare quello che dico nello spettacolo per vedere se le battute funzionano. Invece l’amico Paolo esiste davvero, è Paolo Barbera e viene praticamente a tutte le repliche di “Caveman”. È addirittura più conosciuto di me. Mi fa arrabbiare moltissimo, perché si mette fuori dal teatro per salutare gli spettatori e farsi riconoscere. Lui è esattamente come lo descrivo: è sfigato, ma non si lamenta ed è contento di essere così. Gli voglio molto bene, perché mi sostiene, mi dà consigli, mi appoggia in ogni occasione.
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Petra Motta
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