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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Ricalzone-Barlotti: una vita insieme...a teatro!
Ricalzone Barlotti: una vita insieme...a teatro!
Una lunga e intensa intervista “doppia” a Lucia Ricalzone e Giorgio Barlotti, coppia nella vita e nel lavoro da 45 anni. Un sodalizio rarissimo e forte; una storia d’amore tra uomo e donna, ma anche una storia d’amore con il teatro, ripresa, più viva che mai, dopo 30 anni in "stand-by". Lucia Ricalzone. Figlia d’arte, pronipote dell’ attore Ermete Novelli, Lucia Ricalzone ha debuttato a sei anni con Emma Gramatica e con lei ha successivamente lavorato in “ La sconcertante Missis Savane”, “ La nemica”, “Venerdì Santo”,“ La damigella di Bard”. Ha poi lavorato con i migliori attori come Arnoldo Foà, Elio Pandolfi, Bianca Toccafondi, Luigi Vannucchi, Alberto Lionello, Giulio Bosetti, Ave Ninchi, Ileana Ghione e con registi quali Lucio Chiavarelli, Guglielmo Morandi, Carlo di Stefano, Vittorio Cottafavi, Ottavio Spadaro, Giorgio de Lullo e, nella stagione ‘95/96, con la compagnia di Marina Malfatti in“ Come prima meglio di prima “, regia di Luigi Squarzina. Nelle stagioni ‘97/98 e ‘98/99 con il Teatro Stabile di Genova ha interpretato il ruolo della Duchessa di Valmonté, con Mariangela Melato ed Eros Pagni, ne “ La Dame de chez Maxim” di G. Feydeau. E’ presente in televisione dal ‘60 con Arnoldo Foà, con Alberto Lionello, poi con Giulio Bosetti ed Ileana Ghione e ultimamente con Mediaset in alcuni sceneggiati. Nel 2003 e 2004 è stata con Pamela Villoresi e Valeria Ciangottini ne “Le tre sorelle“ di Checov. Nel 2006 ha recitato con Pietro Longhi e Angiola Baggi in “Mia Famiglia” di E. De Filippo. Giorgio Barlotti. Diplomato all’Accademia Antoniana di Bologna ha debuttato con la compagnia de “I Giovani” sotto la regia di Giorgio de Lullo. Con “I Giovani” e sempre sotto la regia di Giorgio De Lullo, ha preso parte anche a “ Le donne di buonumore” di Goldoni , “ La dodicesima notte” di Sakeaspeare , “ Romeo e Giulietta” per la RAI. Ha vinto il premio per la migliore regia al 2° Festival Internazionale “ Salvo Randone” di Sciacca nel 1992. Fino al ’95 ha firmato la regia di numerose commedie di cui è anche stato interprete. Con la regia di Squarzina ha partecipato, nella stagione ‘95/96 , a “ Come prima, meglio di prima“ di Pirandello, con Marina Malfatti. Negli anni successivi ha lavorato prima con Lando Buzzanca, poi con Riccardo Garrone, Nino Castelnuovo, Valeria Ciangottini, Pamela Villoresi e ultimamente,nel giugno 2005, con Giuseppe Pambieri al teatro Greco di Taormina. A settembre sarà a Roma, chiamato da Riccardo Garrone, per interpretare con lo stesso Garrone “La Bottega del Caffè” di Goldoni. Avete messo in scena a Imola, la vostra città, “L’Agave” di Aldo Nicolaj, un testo particolare, di difficile allestimento. Qual è stato il motore di questa scelta? Che ne farete ora? LR: Per me come attrice è stata una sfida, non credevo di poter interpretare il ruolo della Donna del treno, mi sentivo più vicina a Pierina la madre, temevo di essere ridicola. Ora speriamo di proporla in altri teatri sarebbe un peccato non proporla più. GB: Si, un testo difficile da mettere in scena perché ha un taglio schiettamente da film, con situazioni da sogno, facili da realizzare per lo schermo, ma in teatro… ! La difficoltà era però alleviata dal mio innamoramento del testo. Un amore che rendeva piacevole affrontare le difficoltà. Il motore della scelta è stata proprio l’atmosfera della storia, intensamente nostalgica, intensamente impregnata di pensieri di un passato felice lasciato alle spalle e verso cui si vorrebbe tornare. Che ne farò, ora? E’ una creatura nata. La amo. Vorrei vivesse al meglio e vorrei farla conoscere a più gente possibile. Avete conosciuto Nicolaj come autore, ma anche come amico. La domanda che sorge è questa: come vedete, voi, la scarsa fortuna che Nicolaj ha avuto in Italia? LR: Me lo chiedo spesso anche io. Sicuramente c’è poco coraggio da parte del teatro nell’allestire cose nuove, basta guardare i cartelloni dei teatri. Le commedie di Aldo sono intelligenti, ironiche, nostalgiche, parlano dell’essere umano mettendone a nudo pregi ma soprattutto difetti. GB: Nonostante il fatto che pubblico italiano ami le favole, ami i racconti di fantasia - siamo o no un popolo di “sognatori”? – stranamente nel teatro si preferisce vedere lavori già consolidati nella notorietà. Mi spiego meglio: si vuole andare sul sicuro! Il titolo famoso, l’attore famoso… Aldo è famoso, famosissimo all’estero. In Sudamerica è conosciuto più di Pirandello. Ma il suo è un teatro di fantasia. Pur essendo crudele nella critica dei difetti attualissimi delle persone, Aldo lo fa con ironia, con il sorriso e, a volte, con la risata e vestendo il tutto di tanta fantasia. Un esempio brevissimo: la sofferenza di un giovane che non si integra con la società aridamente utilitaristica come la nostra, lo porta a sognare la libertà nella sua forma più ampia: senza le regole del nostro mondo. Vorrebbe essere un pesce. Compra un acquario e giorno per giorno (in scena !! ) l’acquario diventa più grande e finirà, lui il ragazzo, per sparire dentro l’acquario. Come può non piacere una vicenda così a un artista! Ma come può piacere a un pubblico che non riesce a sognare… Siete coppia nella vita e nel lavoro. Come vi siete conosciuti? LR: In teatro, e dove altro??! In una delle più belle compagnia che il teatro italiano abbia mai avuto,”LA COMPAGNIA dei GIOVANI”, anno 1961. GB: Eh si, in teatro, scritturati tutti e due dai grandi “Giovani “ Giorgio de Lullo, Romolo Valli, Rossella Falk… Io ero un giovincello appena debuttante, lei era più giovincella di me, ma con molti anni di teatro alle spalle! Mah…chissà perché le sono piaciuto ! A un certo punto però avete scelto di lasciare il mondo teatrale per dedicarvi alla famiglia. Indubbiamente, il periodo d’arresto ha condizionato la vostra carriera. A posteriori e sinceramente, quanto è pesata quella scelta? Rimpianti? Pentimenti? LR: Indubbiamente ha condizionato la mia carriera, ma ancora oggi sono convinta di aver fatto la scelta giusta, soprattutto quando guardo i miei figli e i miei nipoti. La strada non è stata sempre facile ma al mio fianco c’era Giorgio. Certo non sarebbe stato possibile se uno dei due avesse continuato a fare l’attore e l’altro no. GB: Potendo ri-scegliere… rifarei la stessa identica cosa! Com’è riprendere in mano, dopo 30 anni, un filo interrotto? LR: Per me è stato come ritornare a casa dopo tanto tempo e ritrovare le cose che avevo lasciato, una grande emozione e anche incredulità per la fortuna avuta. GB: Pensa a una persona, un sognatore, costretto per trent’anni a vivere con i piedi saldamente in terra e che deve far finta di essere una persona “matura”. Poi gli viene detto: ora sei autorizzato a tornare a vivere come da ragazzo! L’uscita da una prigione! Dopo trent’anni. Ma com’è difficile reinserirsi ! C’è stato mai un momento in cui a solo uno dei due si è prospettata la Grande Occasione, quella della vita? LR: La Grande Occasione….forse deve ancora arrivare! GB: Alla fine del 1962 i “Giovani” fecero una tournée in Russia, a Mosca. Allora c’era ancora la cortina di ferro. La fecero con “I Sei personaggi” di Pirandello e volevano che ritornassi sulle mie decisioni per andare con loro. Forse sarebbe stato il mio definitivo inserimento nel Grande Teatro Italiano di allora. Ma avevo deciso di sposare Lucia e volevo lasciare il teatro … e così ….(ha trovato un’altra Grande Occasione, Lucia...! n.d.r.) E pensate che la Grande Occasione esista per tutti gli attori o è una scelta casuale del destino che fa passare il treno solo per pochi eletti? LR: In un mestiere così aleatorio come quello dell’attore, la fortuna può essere determinante. A volte lavori tutta una vita sulle tavole dei palcoscenici e sei conosciuto solo dagli addetti, poi imbrocchi una pubblicità importante e la gente ti riconosce per strada. GB: Casualità, fortuna, destino …. Ma più ci si impegna, più si vale e maggiori sono le probabilità che il treno passi … Bisogna poi vedere se uno lo sa (o lo vuole ) prendere. Nel lavoro, nonostante siate coppia nella vita, vigerà senz’altro stima, ma anche rivalità. Ma invidia, anche non reciproca, mai provata? Sinceri! LR: La rivalità ci vuole altrimenti non ci sono stimoli a fare sempre meglio. Invidia onestamente no, anche verso i compagni di lavoro non l’ho mai provata. GB: Mai!! Anche se a noi due piace giocare, con gli amici, a far finta di essere rivali e invidiosi! In verità, mai successo! Qual è stato il momento più emozionante della vostra carriera? LR: Ogni volta che si apre il sipario è un momento di grande emozione, ma forse il più bello è stato il rientro dopo la lunga assenza, quando nel ’95 Luigi Squarzina ci ha voluto nel “COME PRIMA MEGLIO DI PRIMA “ di L. Pirandello con la compagnia di Marina Malfatti. Grazie a lui oggi siamo qui, non l’avrei mai immaginato! GB: Sicuramente il mio secondo debutto. Anche per me, quando dopo trent’anni sono tornato in scena con Marina Malfatti per la regia di Luigi Squarzina. Teatro, cinema, TV, pubblicità: è il mondo dello spettacolo, in cui tutti, in un certo modo, si definiscono “attori”. Ma chi è, per voi, l’attore? LR: Che domanda difficile! Il dizionario italiano dice attore è: “chi partecipa attivamente ad un avvenimento”. Io preferisco la definizione inglese “player”, uno che gioca con le emozioni e che cerca con amore di trasmetterle al pubblico. Non sempre oggi succede! GB: L’attore è una persona che sente la necessità di esprimere agli altri il mondo di pensieri, di emozioni, di elevate vette di gioia, di profondi abissi di tristezza che la sua sensibilità gli genera. E vuole capire queste stesse cose provate dagli altri, e le studia, le fa sue, le amplifica e le invia a un pubblico perché le possa condividere. E così si sente meno solo. Ma oggi la grande maggioranza degli attori sono solo esibizionisti, affetti da ostentazione e protagonismo. Qual è il significato del teatro al giorno d’oggi? Cosa è cambiato in questi 40 anni? LR: Credo che il significato del teatro sia sempre lo stesso da sempre. Mettere a nudo i pregi e i difetti della società, è cosi da secoli. Certo, è cambiato il modo di fare teatro, il pubblico è più esigente grazie ai mezzi tecnici, cinematografici e televisivi. Ma il teatro ha una sua magia e a volte anche senza grandi scenografie riesce a catturare il pubblico per la bravura degli attori. E’ chiaro, abbiamo perso tanti Grandi Attori e non c’è stato un cambio generazionale, mancano anche i grandi impresari come Paone, Cappelli, Ardenzi …oggi si pensa soprattutto a fare cassetta con nomi di effimero successo televisivo; ma il teatro è una forma d’arte viva anche se lo danno sempre per morto: basta una sala buia, uno spettatore, il sipario che si alza… e la magia riprende ! GB: Il teatro non è cambiato, ma è cambiato il mondo intorno a lui. La gente ha riferimenti più comodi: la TV in ciabatte e canottiera a casa. Il teatro non cambia: è lo specchio della vita. E lo sarà sempre. A teatro ci sono uomini in carne ed ossa che parlano “sempre” di uomini. Al cinema, alla Televisione, ci sono fotografie di uomini che parlano a volte anche di uomini. C’è un progetto – anche non lavorativo beninteso - che avete nel cuore e che vorreste realizzare? LR: Artisticamente ce ne sono talmente tanti… che mi ci vuole un'altra vita! Come Lucia ho un sogno che dura dal ’53, tornare a Buenos Aires dove ho vissuto sette anni della mia infanzia, forse rimarrò delusa come Leo il protagonista dell’Agave ? Chissà….. GB: Vorrei vedere la Patagonia prima di morire!
Inserita il 08 - 02 - 07
Fabienne Agliardi
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