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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Manuel Frattini è Robin Hood, un eroe sempre attuale
Manuel Frattini è Robin Hood, un eroe sempre attuale
Raggiungiamo telefonicamente Manuel Frattini durante le prove di “Robin Hood – Il musical”, che andrà in scena il 29 dicembre 2009 al Teatro Creberg di Bergamo. Siamo ormai alla seconda stagione di repliche per il fortunatissimo musical di Beppe Dati, che vede Frattini vestire i panni dell’eroe più famoso del mondo anglosassone. Con un anno di ritardo finalmente arriva al Creberg di Bergamo il musical “Robin Hood”. Quanto è cambiato lo spettacolo da una anno a questa parte? Sono molto felice di potere recuperare la tappa di Bergamo perché è una città a cui tengo molto. Purtroppo l’anno scorso le scene sono andate distrutte per un tamponamento dei camion che le trasportavano e non siamo riusciti ad andare in scena. Il lato positivo dell’inconveniente è che arriveremo a Bergamo con uno spettacolo assolutamente maturato, migliorato in alcuni aspetti e con un ritmo diverso. Il nostro “Robin Hood” – al di là della storia, che è nota a tutti – è un musical inedito e, come ogni spettacolo che parte da un foglio bianco, subisce, nel corso del tempo, una serie di cambiamenti, di miglioramenti: è un continuo work in progress. Possiamo ritenerci fortunati per il tamponamento, allora… Ma sì, in qualche modo possiamo dire così; vediamo il lato positivo. L’ideale, forse, sarebbe stato poterlo vedere due volte, una l’anno scorso e una quest’anno. Certo, anche per notare il cambiamento. Spesso il pubblico che torna a rivederci è felice di poter assistere a qualcosa di diverso rispetto alla replica precedente. Che Robin Hood è Manuel Frattini? Nelle ultime stagioni dico sempre che tra Pinocchio e Peter Pan mi ero un po’ dimenticato di essere un adulto; invece lo sono, guardiamo in faccia la realtà! Inizialmente c’è stata una crisi per quanto mi riguarda. Il fascino di questo lavoro è riuscire sempre a trovare degli stimoli nuovi, potere recitare in altre corde, diverse da quelle abituali. È stato un lavoro che mi ha dato grande soddisfazione. È un eroe e mai avrei pensato che mi sarebbe stato offerto il ruolo dell’eroe. Io stesso immaginavo un eroe alto uno e ottanta, spallato, alla Kevin Costner, invece ve ne ritrovate uno più magretto, alto uno e settanta. Ma questo non vuol dire che non si possa essere eroi comunque. È un lavoro che mi ha stimolato moltissimo, perché noi raccontiamo prima di tutto la storia di Robin di Loksley, il quale soltanto attraverso una serie di esperienze ed avvenimenti diventerà l’eroe che tutti conosciamo. Spesso tutti conoscono gli episodi più noti di Robin Hood, senza sapere per quale ragione sia arrivato a fare ciò che ha fatto. Quando veste i panni di Robin Hood si sente più Errol Flynn, Kevin Costner o la volpe del lungometraggio Disney? Mettiamoli tutti insieme in un frullatore e ne uscirà il mio Robin. Il nostro è uno spettacolo che ha un taglio cinematografico. Ci siamo allontanati volutamente dalla versione disneyana perché, arrivando io da Peter Pan, sarebbe stato facile pensare che sarebbe stato un Robin Hood alla Disney. È un Robin Hood più cinematografico, ma questo non vuol dire che non sia uno spettacolo per bambini: è uno spettacolo indubbiamente per tutti. Ormai, dopo una stagione di centoquaranta repliche, lo posso dire con assoluta certezza. È uno spettacolo che tocca tutte le sfere emotive: ci si diverte molto e il ragazzino può ritrovare Little John, lo Sceriffo di Nottingham, la Tata - che è esilarante – e poi la mia innamorata, Marianna. Che è molto nota al pubblico televisivo, grazie ad “Amici”, ma non solo. Sì, ha avuto una bellissima carriera. È una collega straordinaria, dotata di grandissimo talento. Abbiamo una grande intesa in scena e sono molto felice di potere lavorare con Valeria Monetti. Qual è la Sherwood moderna, metaforicamente per lei? Vorrei che fosse il luogo dove rifugiarsi per tutti gli eroi di cui c’è bisogno adesso. Essendo molto legato al mio lavoro che è anche la mia passione, credo che, in questo momento storico veramente difficile e nelle crisi che stiamo attraversando, gli eroi veri siano coloro che hanno il coraggio di inseguire i propri sogni, anche quello di intraprendere questa carriera. Non bisogna mai rinunciare ai propri sogni, ma in questo momento ci vuole un grande coraggio. È uno spettacolo pieno di speranza. Robin Hood viene a conoscenza della povertà della sua gente - tema assolutamente attuale - e questa sarà la scossa più grande che lo spingerà a diventare un eroe. ”Robin Hood” è il terzo musical inedito tutto italiano che la vede come protagonista, dopo “Pinocchio” e “Peter Pan”. A quale si sente più legato? Quale ritiene abbia contribuito maggiormente a fare conoscere il talento di Manuel Frattini? Chiaramente mi affeziono molto a ogni nuovo progetto, al personaggio che sto interpretando. Forse rimango legato al primo dei progetti di questo genere, Pinocchio, per il quale ho un grande affetto per i più svariati motivi: è stato il primo ruolo da protagonista, in un musical che è stato presentato come un colossal, il primo musical italiano al cento per cento, per il quale è nato un teatro. Quest’estate – sono orgoglioso di poterlo dire – siamo stati il primo musical italiano a varcare i confini europei; siamo stati in Corea, a Seul, con “Pinocchio” ed è stato un successo pazzesco. Ero molto curioso di vedere la reazione di un pubblico così lontano dalla nostra cultura ed è stata incredibile. Forse anche per questo ultimo episodio, che è motivo di grande orgoglio, qualche legame in più con Pinocchio c’è. Tre aggettivi per Robin Hood… Colorato, emozionante e… terapeutico. I messaggi che vuole lanciare ci possono fare bene, in qualche modo. Grazie mille a Manuel Frattini, tanti auguri di Buon Natale a lui e al suo Robin Hood
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Inserita il 22 - 12 - 09
Petra Motta
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