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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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LORELLA CUCCARINI : TALENTO, PROFESSIONALITA' E SIMPATIA
LORELLA CUCCARINI : TALENTO, PROFESSIONALITA   E SIMPATIA
Icona televisiva per grandi e piccoli, nel 1997 decise di passare al teatro con uno dei musical più noti al grande pubblico, “Grease”. Tutti coloro che salutarono con scetticismo questa scelta dovettero ricredersi perchè Lorella Cuccarni, lanciata ad appena diciotto anni da quel grande talent scout che è Pippo Baudo, non ha mai ceduto alla tentazione di sedersi sugli allori della popolarità, ma ha sempre abbinato all' indiscusso talento e alla travolgente simpatia, uno studio intenso che l’ha portata a perfezionarsi, oltre che nel ballo, nel canto (ha partecipato anche ad un'edizione del Festival di Sanremo) e nella recitazione. Dopo qualche anno di lontananza dai palcoscenici, eccola di nuovo in teatro dove interpreta la protagonista di “Sweet Charity”, di Bob Fosse su testi di Neil Simon, rifacimento made in Usa in chiave musical de “Le Notti di Cabiria”, uno dei capolavori di Federico Fellini. Con lei in scena un gruppo di bravi e seri professionisti quali Cesare Bocci, Gianni Nazzaro e Crescenza Guarnieri. Solare, energica, frizzante, ha concesso quest’intervista prima di entrare in scena in una delle repliche dello spettacolo, in questi giorni al teatro Augusteo di Napoli. Nove anni fa lei debuttò con successo a teatro con il musical "Grease". Allora era all’apice della sua fama televisiva e scelse un musical ben presente nell’immaginario collettivo del pubblico, grazie al film con Travolta e la Newton John. Ora, per il suo ritorno alle scene ha invece optato per "Sweet Charity", una scelta sicuramente meno scontata e popolare, dalla complessa costruzione drammaturgica e musicale. È una sfida? Certo. È sempre importante cambiare. Quando il regista Saverio Marconi me lo ha proposto ho trovato la cosa molto stimolante, tanto più che non è stato mai rappresentato prima in Italia, e solo di recente è tornato sulle scene di New York. A questo aggiungo la mia adorazione per l’autore Bob Fosse, che considero il padre del musical contemporaneo. Se potesse tornare indietro nel tempo, alla luce delle soddisfazioni che le sta dando il palcoscenico, si concederebbe di più al teatro? Io credo che in realtà ogni cosa arrivi al momento giusto. Quando nove anni fa affrontai “Grease” avevo finalmente la maturità artistica giusta per questo tipo di lavoro. Poi una gravidanza e gli impegni contrattuali con la televisione mi hanno tenuta un po’ lontana dalle scene teatrali. Ora, con “Sweet Charity” ho recuperato questo rapporto che ho intenzione di mantenere nei prossimi anni anche con altri progetti. Con "Sweet Charity" affronta per la prima volta l’esperienza della tournèe, come la vive? Con molto entusiasmo. È bello testare lo spettacolo e la mia prestazione con pubblico sempre diverso. Certo “Grease” aveva una struttura molto impegnativa sia di scene che di cast, per cui sperimentammo, per la prima volta in Italia, la forma del long running show, rimanendo per mesi a Milano prima e poi a Roma. Ora abbiamo cercato di organizzare l’allestimento in maniera da poter consentire una tournèe, anche se “Sweet Charity” ha comunque numerosi cambi di scena e necessita quindi di strutture adeguate, per cui potremo toccare solo alcune città italiane. In questo spettacolo lei dimostra, oltre alle già note qualità di ballerina e di cantante, anche ottime capacità d’attrice. Ha mai pensato di passare alla prosa? La scommessa era proprio quella di misurarmi con un personaggio più complesso della Sandy di “Grease”. Charity ha una gamma di sfumature molto variegate, sfiorando in alcuni momenti anche il dramma. Per quel che riguarda un mio eventuale futuro nella prosa, non saprei. Saverio (Marconi, regista sia di “Grease” che di “Sweet Charity” n.d.r.) mi pungola continuamente con delle proposte teatrali piuttosto allettanti, ma io non mi sento ancora pronta per fare un salto così impegnativo. La mia formazione è quella del musical, che ho amato da sempre. Si figuri che con i miei primi guadagni, a diciotto anni, partii per New York dove ho assistito a tutti i musical in scena. per me fu una vera vacanza studio. Quali sono stati i suoi punti di riferimento nel teatro? Prima di quel famoso viaggio a New York per me il musical era soprattutto il cinema americano con Cyd Charisse, Liza Minnelli e Shirley McClean (quest’ultima interprete della versione cinematografica di “Sweet Charity” n.d.r.). pertanto posso dire che sono stati loro i miei primi punti di riferimento. C’è invece un collega con cui vorrebbe dividere la scena? Senza dubbio Fiorello. È sicuramente il numero uno tra gli show-man italiani, anche se predilige una forma di spettacolo diversa dal musical, il cosiddetto one man show. E lei ha mai pensato di proporsi in un one woman show? Fiorello, così come Brignano, Montesano e tutti gli altri artisti impegnati in questo tipo di spettacolo, hanno una caratteristica comune che è quella di essere anche dei comici. Io sinceramente non me la sento di intrattenere il pubblico per due ore senza un personaggio da sostenere. Giampiero Ingrassia, che fu suo partner in “Grease”, ha dichiarato di aspirare ad un ruolo di cattivo. Se la sentirebbe “la più amata dagli italiani” di sostenere in teatro un personaggio negativo. (ride n.d.r.) Chi nasce tondo non può morir quadrato. Non credo di risultare credibile. Forse potrei sostenere un ruolo simile in un cameo nell’ambito di una fiction. Sua figlia ha dodici anni, è quasi un’adolescente. Come reagirebbe se le chiedesse di partecipare ad un programma come Amici. Non vedo nulla di male nella trasmissione “Amici”, anzi la seguo volentieri. Però credo che a mia figlia, così come a tutti i giovani che intendessero entrare nel mondo dello spettacolo, consiglierei una via più tradizionale, con la classica gavetta. Mettere i ragazzi alle prime armi in una cassa di risonanza così forte, potrebbe anche essere nocivo per loro. Lei probabilmente fa parte dell’ultima generazione che ha fatto una gavetta per diventare famosa. L’importante, per chi vuole affrontare con professionalità il mestiere dello spettacolo, è prepararsi adeguatamente, anche se dovesse avvenire dopo una fama guadagnata con un reality. Positività, entusiasmo e classe. Questa l’energia che sprigiona una delle più intelligenti primedonne dello spettacolo italiano. E quando le si fa notare che non è mai caduta, anche in quest’intervista, nella facile polemica, laddove altri, in questi tempi di litigiosità a tutti i costi, si sarebbero volentieri buttati a pesce, sorridendo risponde: “E perchè mai? La vita è così bella!” Brava Lorella.
Inserita il 28 - 02 - 07
Gianmarco Cesario
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