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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Leo Gullotta : l'onestà del teatro
Leo Gullotta : l onestà del teatro
Ha un illustre predecessore, un grande interprete all'epoca di Luigi Pirandello autore del “Il piacere dell'onestà” messo in scena da Ruggero Ruggeri, un attore che recitò il personaggio di Angelo Baldovino per 285 volte fino alla sua ultima stagione teatrale. È Leo Gullotta protagonista dell'emblematica commedia scritta dal drammaturgo siciliano nel 1917, come è siciliano anche l'attore che da giovedì 15 a domenica 18 gennaio sarà in scena al Teatro Comunale di Bolzano, con lo spettacolo prodotto dal Teatro Eliseo di Roma, ospite del Teatro Stabile di Bolzano, in prima regionale. Una commedia che affronta il tema dell'onesta di cui Pirandello era un convinto sostenitore. L'onestà è anche per l'attore protagonista, una scelta artistica e civile, voluta fortemente e realizzata insieme al regista Fabio Grossi, lo scenografo Luigi Perego, Germano Mazzocchetti alle musiche, lo stesso team di lavoro artefice del successo della scorsa stagione “L'uomo, la Bestia e la Virtù”, dove l'autore agrigentino propone in entrambe le sue creazioni, l'uso ideale della “maschera” per far fronte alle perbenistiche convenzioni della società e dimostra come l'essere e l'apparire siano in realtà categorie senza alcun valore, frutto delle convenzioni e del conformismo. Leo Gullotta ci ha rilasciato un'intervista dove si parla anche di etica. Un attore sensibile alle tematiche che attraversano la nostra società. Lo si evince dal suo sito www.leogullotta.it in cui appare sul banner in evidenza la scritta “Solidarietà”. Ci si aspetta di leggere la sua biografia artistica, il resoconto di 45 anni di carriera, la sua filmografia , i 70 lavori teatrali portati in scena, e così è. Ma lei da molto spazio anche a temi sui diritti universali degli uomini, cita la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, scrive sulla necessità di essere solidali, fa appello alla sensibilità e all'intelligenza del suo prossimo. Non è poco le pare? “È la mia vita. Per me è importante dividere il lavoro di attore, il teatro e il cinema da quella che è la mia vita dove osservare delle cose che vanno oltre, i ricordi, le iniziative sociali. Per me è importante interrogarsi come uomini, come cittadini. Un modo per evitare e dire no a certe blandezze gossipare! Si cresce. Io faccio il mestiere dell'interprete ma non sommo mai alla vita il mio lavoro. Ho 63 anni e da 47 faccio il lavoro dell'attore, colui che dovrebbe spogliarsi del vestito che interpreta, per indossarne un altro”. Dal suo osservatorio di attore e artista come vede la situazione attuale in Italia? “La realtà culturale italiana soffre di una grande pesantezza, una crisi economica evidente ma anche una moralità distrutta da parte dei nostri governanti. Si sono costruiti un potere a loro uso e consumo, distruggendo il cittadino. Prima c'era una moralità anche se disturbata, ma dopo Tangentopoli tutto è stato trasformato in lucro, in guadagno. Non è più fare politica. Mi riferisco a chi ricopre cariche importanti i quali non dovrebbero occupare solo una poltrona. Un controllore politico che non aggiusta l'amministrazione che dirige dovrebbe essere decurtato dello stipendio. Si è venuto a creare un comitato d'affari, non c'è più politica. Oggi si cammina con gli slogan e non con i principi sociali. Certe leggi sono state fatte in un Paese che si è adeguato, un Paese che non ama più la legalità, la diversità. L'Italia è sempre stata opportunista in cui la furbizia è qualcosa benedetta da Gesù, e non l'intelligenza. Per fortuna c'è ancora onestà in Italia”. Quali sono le cause che secondo lei hanno portato a questa situazione? “Non c'è più qualità nelle cose che si fanno. La televisione ha trasformato la gente. Un elettrodomestico che entra nelle case di tutti e fa parte del cambio che si è venuto a creare a livello antropologico. Un concetto sociale che ha lavato i cervelli. Meno pensi e meno crei problemi. Lo Stato però non è una azienda opportunista. Si è creato un cicibeismo sociale spaventoso! La gente non vuole approfondire, non vuole leggere. Si tratta di un opportunismo storico”. In teatro però si osserva la tendenza contraria. Accorre per venire a vedere lei che recita Pirandello. “Perché è un contemporaneo che affronta le apparenze, l'ipocrisia, la borghesia, le diversità e il pubblico vuole bere un'acqua diversa, aprire i cassetti dell'anima. In teatro ci si interroga mentre in televisione si subisce. Centra la professionalità. A teatro si sceglie cosa andare a vedere, così al cinema. La gente vuole emozionarsi anche con la qualità teatrale, con l'affascinazione della parola. Ma anche in questo dal punto di vista della cultura si subisce il rischio dei tagli ai finanziamenti. C'è la volontà di chiudere a chiave i luoghi di pensiero”. Ora è in scena con Il piacere dell'onesta, campione d'incassi dopo il successo del L'Uomo, la Bestia, la Virtù. Che differenze ci sono tra i due testi? L'Uomo, la Bestia, la Virtù è una commedia grottesca, Il piacere è un dramma grottesco. Due letture con lo stesso regista dove l'onestà è qualcosa da offrire nello spettacolo che recito con il medesimo team dell'altro spettacolo. In questo lavoro c'è l'emblema dell'apparenza e la scenografia crea l'equivalente di questo emblema molto forte. Tolta la scena borghese è stata concepita una casa di cristallo in cui tutti vogliono apparire agli altri. Qualcosa di analogo delle case disegnate dai bambini dove mettono in risalto tutto, dove la casa è trasparente”. Lei è attore teatrale, cinematografico, televisivo, passando da un ruolo drammatico a quelli leggeri . Come riesce ad essere così flessibile? “L'attore per definizione è quello che è in grado di offrirsi a 360 gradi e deve conoscere tutti i linguaggi. Io ho iniziato a dieci anni calcando il palcoscenico del Teatro Stabile di Catania dove la mia formazione base è stata quella di stare accanto a Turi Ferro, Sciascia, Randone. Faccio il mio lavoro con onestà. Quello che si vede in televisione che un tempo si chiamava cabaret, ora negli ultimi dieci anni è diventata una specie di corrida dove si raccontano le barzellette. Non si vanno a cercare gli attori bravi ma dilettanti allo sbaraglio. Sono finite le scuole di recitazione, ora ci sono le furbizie spicciole e il teatro non è mai stato divulgato e insegnato nelle scuole. Fenomeni come Allevi oggi sono frutto di marketing e l'offerta si è diversificata molto. La qualità bisogna saperla riconoscere, c'è un abbassamento del livello preoccupante, imputabile anche alle redazioni gossipare di certi giornali. Si è venuta a creare una degenerazione socio – intellettuale”.
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Inserita il 12 - 01 - 09
Roberto Rinaldi
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