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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Le canzoni più belle delle Sorelle Marinetti
Le canzoni più belle delle Sorelle Marinetti
L'atmosfera è da radio d'epoca all'insegna dell'allegria e lo spettacolo in scena al Teatro Cristallo di Bolzano “Non me ne importa niente” promette di divertire il pubblico. Protagoniste le Sorelle Marinetti, un eccentrico trio “en travestì” che prende spunto da una particolare vocazione artistica verso le sonorità e lo stile della musica degli anni Trenta e Quaranta. Lo spettacolo inserito nella rassegna “Racconti di Musica”, curata dall'associazione L'Obiettivo”. Le Sorelle Marinetti interpretate da Nicola Olivieri, Andrea Allione e Marco Lugli capaci di rendere omaggio al gruppo più famoso degli anni Trenta, il celebre Trio Lescano che spopolava nei teatri italiani e alla radio, selezionati con un casting dal produttore Giorgio Bozza, attori e trasformisti e cantanti che si esibiscono dal vivo con l'accompagnamento di una band di musicisti diretta da Christian Schmitz. Nel febbraio 2008 hanno pubblicato un cd dal titolo “Non ce ne importa niente”. Il gruppo, il cui nome si rifà a quello del caposcuola del futurismo Marinetti ha in repertorio brani swing composti da noti autori degli anni Trenta come Giovanni D'Anzi, Il pinguino innamorato, Ma le gambe, Tulipan e La gelosia non è più di moda, eseguito originariamente dal Trio Lescano, e Non sei più la mia bambina, che fu lanciato a suo tempo da Delia Lodi. Il gruppo che accompagna le loro performance sul palcoscenico e in disco è costituito da musicisti jazz: Christian Schmitz pianoforte, Riccardo Tosi batteria, Paolo Dassi contrabasso, Pierluigi Petris chitarra; per la sezione fiati Alberto Ferrari clarinetto e sax contralto, Riccardo Gibertini tromba e Alberto Bollettieri trombone. La band sta lavorando a un proprio progetto discografico, prodotto da Giorgio Bozzo che pubblicherà un cd a fine 2008 con il nome di Orchestra Maniscalchi. Il titolo sarà "Blem blem fiu fiu dum dum" e conterrà brani strumentali originali degli anni Trenta. Il produttore Giorgio Bozza è l'ideatore dello spettacolo in scena oggi al Teatro Cristallo di Bolzano. A cosa si deve la scelta del nome Sorelle Marinetti? “Ad un gioco di società fatto all'inizio del progetto che è nato due anni fa. Non avevamo la certezza che funzionasse. Tre uomini che interpretavano tre personaggi femminili, non era scontato il successo e c'era il problema della vocalità. Raggiunta la preparazione tecnica ci siamo posti la domanda di come chiamarci visto che raccontavamo la carriera del Trio Lescano negli anni 30, nate all'inizio del secolo. Filippo Marinetti aveva pubblicato in quegli anni il Manifesto del Futurismo sul Figarò. Le Sorelle Lescano sono il frutto del Futurismo, donne libere di andare a cantare. Le tre Marinetti sono Scintilla, la più giovane e sfacciata, Mercuria, la sognatrice che vive di sentimenti, Turbina è il motore del gruppo”. Uno spettacolo basato sul recupero filologico di un repertorio musicale. Una rivisitazione di successi indimenticabili o c'è altro? “Uno spettacolo che non è solo musicale ma anche teatrale. Rifacciamo il decennio degli anni Trenta quando la radio entrava nelle case degli italiani e Mussolini sosteneva che non avrebbe avuto un futuro. Secondo lui non avrebbe funzionato. C'era la radio rurale quella di Ercole Marelli a basso costo. Uno spaccato sociale sugli anni precedenti al conflitto mondiale, la vita dell'epoca e un repertorio di canzonette frivole, un bisogno chiesto dal pubblico. Non è uno spettacolo comico ma ironico”. Un atto dovuto al celebre Trio Lescano. Molti ancora se le ricordano. “Erano delle ballerine acrobatiche e il loro nome originario era Leshan di nazionalità olandese. In Italia avevano raggiunto il massimo divismo ma nel 1942 furono arrestate a Genova al Teatro Grattacielo e portate in carcere a Marassi. Furono accusate dal Trio Capueri, loro rivali, di spionaggio, ma in realtà era perché erano d'origine ebraiche e di nazionalità italiana acquisita. Furono graziate ed espatriate in Argentina dove continuarono a cantare”. Lo spettacolo quindi è anche un recupero culturale e storico di un passato dove regnava sovrana la canzone. “Abbiamo lavorato molto per recuperare un repertorio di canzoni che sono belle, di qualità, canzoni dal ritmo che veniva definito sincopato come nello swing che nasce dalla musica nera. A quel tempo c'erano musicisti che suonavano sui transatlantici. Arrangiatori eccelsi come Petralia, Barzizza, Angelini, un repertorio musicale mutuato dalla musica nera. Il Trio Lescano ha prodotto ben 280 canzoni in se anni di attività e nello spettacolo ne ricordiamo dieci. Ho intenzione anche di scrivere la biografia di questo trio strepitoso”.
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Inserita il 17 - 11 - 08
Roberto Rinaldi
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