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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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La vita, la morte, e i miracoli di Paolo Villaggio, attore sì ma anche scrittore
La vita, la morte, e i miracoli di Paolo Villaggio, attore sì ma anche scrittore
Volete sapere tutto sulla vita di Paolo Villaggio? Basta andare a teatro e vederlo recitare in “Vita, morte e miracoli” in scena al Teatro Puccini l'1 dicembre a Merano per la stagione di teatro di Merano Viva scritto e interpretato dal celebre attore, indimenticabile protagonista del personaggio Fantozzi. Un recital in cui i ricordi riaffiorano leggeri, come condotti per mano sul filo della tenerezza o su quello, più graffiante, dell'ironia, un registro più consono alle doti di Villaggio. Attraverso le tappe più curiose o divertenti di una vita raccontata a partire di quella degli anni '30 e '40 a Genova, sua città natale. I ricordi dei giorni di scuola, le prime disavventure amorose e il tempo trascorso con gli amici Gassman, Tognazzi, de André, Ferreri. Nella sua biografia si legge che ha un fratello gemello, Piero, professore di matematica alla Scuola Normale di Pisa “ma lui si abbassa l'età di tre anni per vanità come se fosse una zitella irlandese”. La carriera di Paolo Villaggio inizia nel 1968 in televisione, realizzando poi ben 74 film, scritto 20 libri, tra cui “Storia della libertà di pensiero”, dedicato a “quegli uomini che hanno finito per cambiare il mondo e dal loro mondo non sono stati creduti, perché dicevano la verità”. L'attore sul palcoscenico riporta in scena le sue emozioni provate in gioventù, i ricordi vissuti condivisi con il pubblico dal vivo su un palcoscenico dove l'attore e scrittore si esibisce tra divertimento e un pizzico di malinconia. Vita, morte e miracoli. Un bel titolo suggestivo. Autobiografico naturalmente? “In realtà visto che me lo chiede le devo dire subito che è un titolo monco quello che si legge sulle locandine. Quello completo è vita morte e miracoli di un pezzo di merda. Cioè io! L'ho inteso così in modo scherzoso, più ironico, meno commemorativo. Dire pezzo di merda è eliminare l'autoglorificazione. Non ne posso più di quelle persone che si glorificano. Tendono a sopravalutarsi . Io non mi tratto male è solo che non sopporto chi è autoreferenziale!”. E il tema della morte come lo intende? Come immagina la sua morte? “Io ho sempre giocato sulla favola della notte della mia morte e mi sono inventato in maniera ignobile la storia che una sensitiva, una specie di maga, mi aveva predetto la data esatta della mia morte. Non esiste l'immortalità. Tutto qua, quello che so è che non vorrei vivere in questa era occidentale povera. C'è troppa voracità, voglia di avere, tutto si basa sul profitto, l'accumulo. Lo scambiare la felicità per l'avere, l'appagarsi per sembrarsi felice. Io ho molto successo e sono felice per l'apparenza di credere di essere felice . Questo deriva dalla cultura americana laica, non più felice. I segni del malessere si vedono. Viviamo in una società dove si dà fuoco ad un barbone, e la confessione è paradossale. Sono segni di infelicità”. Sembra emergere una vena nostalgica dal testo del suo spettacolo.. “Non direi sulla nostalgia, anzi io tendo al futuro. La tendenza ad esaltare il passato appartiene più agli uomini di destra, da sempre la paura del fascismo è quella per il futuro. Il mondo, invece, è andato sempre avanti. La forza e il fascismo hanno cercato di fermare la scienza, la cultura, in modo implacabile. Così come ha fatto la Chiesa. Penso alla ricerca sulle cellule staminali, trovo paradossale che la Chiesa non rinunci a dire che la scienza è nemica di Dio. Io come atteggiamento nei confronti della vita provo invidia per il futuro e non rimpianti per il passato”. Nel testo però si parla del suo passato quando ricorda gli anni giovanili “Racconto quando avevo 17 anni nel 1950, un periodo più vivibile a differenza di oggi nelle megalopoli e dell'inquinamento che non c'era. Ora non c'è più il mare pulito di Genova, come non c'è più in Polinesia! La nostalgia è per un habitat naturale scomparso. Qualche rimpianto per gli anni '50 c'è, ma io vorrei vivere nel 35mila e arrivare a capire l'origine dell'universo, chi è il vero creatore. La Chiesa impone un Dio paradossale”. Nel suo libro “Storia della libertà di pensiero”.. scrive che è “facile prevedere una nuova terribile, invisibile, subdola forma di dittatura che riporterà a quella condizione della assoluta mancanza di libertà di pensiero..” C'è il rischio che accada? “C'è il rischio di limitare la libertà di pensiero, altrimenti diventa tutto ingovernabile, penso ad una dittatura, ad un Grande Fratello, ad un controllo dei comportamenti, ad una felicità collettiva, e non dei singoli. Una previsione terribile. Io preferisco vivere nel futuro, arrivare a capire il motivo di tutto. Ma sono molto critico anche nei confronti della fede”. In Islam ad esempio c'è una fede che non mette nulla in discussione, quando da noi questa fede non l'ha nemmeno Ratzinger. Questo papa tedesco non ha ancora capito che la pompa medievale è anacronistica. Dovrebbe vestirsi da francescano e andare sulla striscia di Gaza con l'Islam e l'Induismo dove tutti chiamano Dio in modo diverso e l'universo, l'unico depositario della Verità, un'eredità degli Ebrei”. Per cosa vorrebbe passare nella Storia? “Per un scrittore. Una volta sono stato invitato dalla Fondazione Cini a Venezia dove si riunivano autori che scrivevano in cirillico e russo. C'erano anche Moravia, la Maraini, tanti autori che mi avevano bistrattato come scrittore comico. Mostruosi scrittori! Ad un cero punto si è alzato lo scrittore Evtusenko e disse che l'unico autore che poteva assomigliare a Cechov era un certo Vigliaccio, che è qui seduto tra di noi. Capì che stava parlando di me”. Uno scrittore che ha inventato un linguaggio parlato dai suoi personaggi e attraverso i libri. “Tramite Fantozzi ho creato un'oggettivazione nuova, dei neologismi. L'italiano non sembrava la lingua adatta per questo personaggio. Fantozzi quando sbatte la testa dice che craniata. Viene fotografato l'evento. Ho innovato il modo di raccontare e creato oggettivazioni diventate d'uso comune”.
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Inserita il 29 - 11 - 08
Roberto Rinaldi
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