Potrebbero essere definiti i Fruttero e Lucentini del teatro italiano: due protagonisti della scena teatrale ligure che un bel giorno hanno deciso di scrivere un testo insieme e ci sono riusciti talmente bene che, dopo una serie di tappe decisamente apprezzate, lo spettacolo è candidato ad approdare nella prossima stagione al teatro Stabile di Genova.
Parliamo dei genovesi Lazzaro Calcagno, attore, regista e direttore artistico del Teatro Piccolo di Arenzano e Matteo Monforte, scrittore televisivo, radiofonico e teatrale, autori di “La notte in cui Oscar tornò a casa”, ottimo prodotto che riporta alla ribalta un genere poco praticato in Italia, quello del giallo teatrale, cioè della pièce che sviluppa tra quattro mura una storia che potrebbe essere benissimo tratta dai romanzi noir di Rex Stout.
Come è nata l’idea di lavorare insieme?
Matteo: Sinceramente credo di essere stato io il fautore del sodalizio. Frequentavo il Sipario Strappato quando facevo parte dei Quellilì e con Lazzaro abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto di stima reciproca. Così, quando ho avuto l’idea per “La notte in cui Oscar tornò a casa”, gli ho spedito subito la prima bozza di copia. Lazzaro all’inizio è stato un po’ titubante, poi ci ha messo mano, abbiamo finito di lavorarci assieme e da lì è nato tutto. Ma ho dovuto insistere parecchio perché lo leggesse, ricordo ancora che lo chiamavo quasi tutti i giorni dalla Spagna!
Lazzaro: Come molti che vengono dal teatro “serio” avevo un po’ di diffidenza nei confronti di chi proviene dal cabaret. Nel caso di Matteo gli sarò sempre grato per aver sfatato questo stupido luogo comune che fa credere in maniera snobistica che ci siano artisti di serie “A” e artisti di serie “B”. Esistono solo cose belle in cui riesci a riconoscerti e cose brutte. Ringrazio Matteo per aver insistito e avermi fatto scoprire il suo mondo interiore con il quale mi sono trovato da subito a mio agio.
Esiste tra voi una divisione dei ruoli o lavorate in parallelo?
Matteo / Lazzaro: In realtà non sappiamo bene nemmeno noi come lavoriamo, ma sta di fatto che il risultato finale è ottimo. Solitamente accade che uno dei due ha l’idea iniziale di un testo (per La notte in cui Oscar… , Matteo e per “Come l’erba ai bordi della ferrovia” Lazzaro) e poi, se valutiamo che possa funzionare, ci si lavora assieme. Di solito la prima stesura del copione la fa Matteo, Lazzaro fa la seconda e insieme ci riuniamo per la terza e definitiva. Ma in mezzo a queste tre fasi ce ne sono un’altra serie in cui ci vediamo – solitamente in un bar – per parlare, rielaborare e approntare il tutto.
Quali sono le caratteristiche di una pièce teatrale avvincente?
Matteo / Lazzaro: Alla gente devi raccontare delle storie. Delle storie vere, storie nelle quali si possano riconoscere. Devi parlare loro di città, di marciapiedi, di bar, di spazzini, di calcio, di sesso, di stress, di birra e di sigarette, di amore, di traffico, di periferie…Sì che il teatro è finzione, ma ai giorni d’oggi, con tutta questa tv, a quel tipo di finzione non crede più nessuno. La gente va meno a teatro perché ormai non si riconosce più in quello che il teatro gli racconta. Siamo continuamente immersi in una realtà virtuale dove i protagonisti sono comunque altri. Ecco perché crediamo che i protagonisti debbano essere persone comuni alle quali però capita qualcosa di straordinario.
Avevate già scritto altri spettacoli ciascuno per proprio conto?
Matteo: io ho scritto soprattutto spettacoli teatrali di comici., che poi è il mio lavoro primario. Ultimo dei quali di cui sono stato autore è ITALIANI. IT di e con Beppe Braida.
Lazzaro: sono autore di diversi testi teatrali che hanno avuto riconoscimenti in Italia. Uno in particolare “Uomini in fuga dagli uomini” è stato tradotto in Germania ed è stato portato in scena da una compagnia tedesca proprio in questa stagione riscuotendo un grosso successo di critica.
Qual è la storia di La notte in cui Oscar tornò a casa?
Matteo / Lazzaro: È soprattutto una storia di amicizia. Se poi nell’amicizia è compreso anche il tradimento, allora, è anche una storia di tradimento. Ma è soprattutto la storia di 4 amici da sempre che hanno avuto la sfortuna di nascere in un paesino che non offre nulla.
Vi piace la definizione di “giallo teatrale”?
Matteo / Lazzaro: A noi non piacciono le definizioni in genere. E poi dipende cosa si intende per giallo. Se si intende “poliziesco” allora non è il caso nostro, ma se si intende l’arrivare assieme a scoprire un qualcosa nascosto tra le righe allora sì. Comunque, alla fine, La notte in cui Oscar tornò a casa” ha le sfumature di un giallo… certo, un giallo più “Tarantiniano” che magari un giallo di Simenon , però alla fine è tutto un chiacchiericcio dei protagonisti che porta alla risoluzione di un mistero.
E’ un genere che vi interessa più di altri?
Matteo / Lazzaro: Crediamo di no, anche se, fino ad adesso, tre nostri testi su tre hanno un risvolto giallo finale, pensiamo sia un caso; perché per noi l’importante è raccontare delle storie, se poi il contenitore è il mistero di una pistola che non si trova più piuttosto che la sparizione di un amico, allora, ben venga.
A cosa state lavorando adesso?
Matteo / Lazzaro: Abbiamo appena ultimato altri due testi dei quali siamo molto contenti. Uno si intitola “Come l’erba ai bordi della ferrovia” che verrà messa in scena a Febbraio 2010 per la regia di Lazzaro e con lo stesso cast attoriale de “La notte in cui Oscar” (Raffaele Casagrande, Luigi Marangoni, Enzo Paci, Federica Ruggero). È anche questa una storia di amicizia, birra, canne e periferia, ma con un risvolto psicologico molto profondo. L’altro invece si intitola “Il giro dei tocchi” ed è la storia di tre frequentatori di un pub genovese che ci raccontano la stessa serata al bar ma dal punto di vista dei tre monologhi differenti. La novità è che di questo testo, però, non sarà Lazzaro a curare la regia…
Cosa pensate della nuova drammaturgia italiana? Ha buone prospettive di sviluppo?
Matteo / Lazzaro: Siamo fiduciosi, anche se il panorama italiano non è che brilli di particolare originalità. Bisognerebbe che chi facesse teatro imparasse quali sono i propri limiti, e non peccasse sempre di presunzione, anche a costo di fare qualche passo indietro. Il problema del teatro moderno è che c’è pieno di registi che con la scusa della ricerca teatrale si improvvisano scrittori senza esserne minimamente in grado, e il risultato è quasi sempre quello di un testo senza senso e logica, contornato da attori a piedi nudi che si rotolano sul palco. E il pubblico inesorabilmente diminuisce.