LoginIscrivitiSegnala uno Spettacolo • Anno 6 - Numero 6  
Le Interviste di Teatro.Org
Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

 Cerca   
Il Vetro e l'Anima: intervista a Gianluca Bottoni
Il Vetro e l Anima: intervista a Gianluca Bottoni
Ho incontrato Gianluca Bottoni subito dopo la prima de "Il Vetro e l'Anima" al teatro Furio Camillo di Roma. Ammetto di essere rimasta piacevolmente sorpresa da tanta disponibilità. Un'intervista "a caldo" dietro le quinte è un'occasione che in pochi sono disposti a concedere. Ancor più raro che questo accada se ad offrire questa opportunità è l'autore e protagonista principale dello spettacolo, e soprattutto se il lavoro proposto è di un'intensità tanto viva, profonda e toccante come "Il Vetro e l'Anima". L'allestimento al quale ho assistito è da considerarsi, come esplicitamente precisato dalla produzione, come un primo studio teatrale per un lavoro - già proposto in una prima mise en espace in occasione dell'ultima Notte Bianca a Roma - destinato ad arricchirsi di ulteriori approfondimenti e contributi. Lo spettacolo affronta, con sensibilità e spiazzante realismo, il tema dell'elaborazione del lutto portando in scena la realtà familiare di due genitori che, quattro anni prima, hanno perso l'unico figlio a causa di un incidente stradale. Gianluca Bottoni, che ha curato l'adattamento e la riscrittura del testo da un racconto dello scrittore Pino Roveredo, sul palcoscenico veste i panni del padre del ragazzo scomparso. Nel breve ma significativo incontro che mi ha concesso dopo il debutto, ha risposto con viva partecipazione alle mie domande, analizzando per noi la pluralità delle tematiche che hanno portato alla realizzazione di questo lavoro. "Il Vetro e l'Anima"è stato ispirato dal racconto di Pino Roveredo "100! 120! 140!", contenuto all'interno della raccolta "Mandami a dire", vincitrice del Premio Campiello 2005. Tu stesso ammetti di esserti confrontato con molto pudore con questo testo. Quali sono state le principali problematiche da affrontare per realizzare un adattamento in forma drammaturgica del testo letterario orginale?
Decidere come parlare di qualcosa che si pone così tremendamente "fuori di noi" è il problema che, durante le prove, io e gli altri interpreti ci siamo posti più spesso. Noi raccontiamo qualcosa che accade tutti i giorni sulle strade. Il racconto di Roveredo descrive un interno familiare quattro anni dopo la tragedia, in cui i due protagonisti sono due morti anch'essi, due reclusi. Quello che che racconta "100! 120! 140!" è il post-trauma, il rimbalzo psicologico dopo la tragedia. Poi, però, di fatto la causa del lutto è spiccatamente e quotidianamente esterna. Pertanto, noi eravamo inizialmente combattuti nel decidere come raccontare qualcosa di reale, attuale e, sotto un certo aspetto, anche profondamente "meccanico": le automobili, la velocità... Come portare tutto questo in teatro? Come avete superato questa difficoltà?
Il testo di Roveredo poggia su un dramma familiare e "interno". Per noi la difficoltà principale è stata quella di equilibrare il dramma familiare e la realtà esterna, senza confinare quest'ultima nei gangli di una psicologia chiusa ma, a tempo stesso, con l'impedimento di portare in scena un ambientazione on the road. Abbiamo quindi tentato di realizzare il bilanciamento di un racconto interiore - in cui gli effetti del trauma vivono nella mente del padre del ragazzo scomparso, che dialoga faticosamente con se stesso e con la propria autocoscienza nel tentativo di raccontare a qualcuno quello che è successo, e nella reazione della madre, piombata in uno stato quasi catatonico - con quello che è accaduto ne che accade quotidianamente "fuori", all'esterno. Il lavoro è incentrato sulla tematica della perdita, traumatica e prematura, di un congiunto. L'attenzione è orientata soprattutto alla reazione dei familiari al dolore. Da cosa è nata questa scelta?
I familiari sono quelli che rimangono. Cinicamente, potremmo dire "pace a chi non c'è più" , ma non possiamo non confrontarci con il problema che rimane per sempre, in forma più o meno latente, per chi sopravvive. Esaminando dati e statistiche forniti da quella che oggi viene definita "psicologia dell'urgenza" - la cui importanza sta, fortunatamente, cominciando ad essere ora seriamente riconosciuta - si comprende come chi "sopravvive" non possa essere abbandonato a se stesso, né nella fase immediatamente successiva al trauma né negli anni successivi. L'evento della perdita di un familiare è talmente forte e dirompente che la mente, da sola, non è preparata a fronteggiarlo e ad elaborarlo. Quali riflessioni suggerisce questa prospettiva?
Principalmente, pone in rilievo due problematiche principali. La prima è: come affrontare il "dopo"? Noi non indichiamo nessuna via, limitandoci a fotografare una situazione. La seconda è domandarsi quanto siamo preparati, oggi e in prima persona, ad elaborare un lutto. Quali sono le tue impressioni e le tue considerazioni al riguardo?
Quando io ho letto il racconto di Roveredo, attraversavo un momento personale particolare, che assorbiva tutti i miei pensieri e la mia concentrazione. Leggendo "100! 120! 140!" non ho potuto fare a meno di domandarmi: "Se succedesse a me una cosa del genere, come ragirei?" Il teatro può fornire spunti di riflessione anche su questi interrogativi?
Si fa teatro anche per conoscersi, per studiarsi. Noi che lavoriamo in teatro forse siamo un po' strani, ci muoviamo in un mondo tutto nostro. Siamo capaci di diventare pazzi per delle cose da bambini, come un faro che non si accende, ma poi magari rimaniamo completamente spiazzati di fronte a eventi di vita vera tanto micidiali e forti. Questa consapevolezza impone necessariamente una presa di coscienza, una riflessione approfondita. Ci si confronta anche con la potenziale e totale impreparazione alla realtà di alcuni eventi. E' esattamente questo che è accaduto a me, ma credo che sia un tipo di reazione che si riscontra più o meno ovunque e per tutti. Il vostro lavoro sottolinea anche la reazione di rimozione e di "esorcismo collettivo" con la quale la società tende a rapportarsi con il dolore che non gli appartiene.
E' proprio questo l'aspetto che a noi sta più a cuore. E' innegabile: sono cose di cui nessuno di noi vorrebbe parlare, davanti alle quali siamo tutti portati a chiudere gli occhi. Tendiamo ad allontanare e a rimuovere completamente eventi e episodi che ci colpiscono per la propria irruenza emotiva, anche se costituiscono gli eventi chiave della vita reale. Il gruppo di Psichiatria Democratica, che già da tre anni lavora con noi, ci aiuta ad approfondire proprio queste dinamiche. Come si svolge il vostro lavoro con il gruppo di Psichiatria Democratica, e in che misura questa collaborazione ha contribuito all'evoluzione e alla scrittura di questo testo scenico?
Collaboriamo con loro da circa 3 anni. Quello che svolgiamo con il loro supporto un lavoro d'équipe che prelude e sostiene l'adattamento del testo. Lo leggiamo e lo "apriamo" insieme, nelle sfumature di tutto ciò che testi del genere possono contenere, in particolare per quanto riguarda il feedback psicologico e psichiatrico. In questo caso specifico, i sopravvissuti hanno forti problemi legati all'elaborazione della perdita subita. La consulenza psichiatrica nel post-trauma, fortunatamente, sta diventando una consuetudine necessaria per i parenti delle vittime. Qual è il "valore aggiunto" del lavoro che svolgete insieme a questa équipe di professionisti?
Il gruppo di Psichiatria Democratica ci aiuta soprattutto in un obiettivo: quello di focalizzare e stigmatizzare alcuni aspetti che si vorrebbero negare e non vedere. E' un percorso iniziato con l'allestimento dello spettacolo dedicato ai diari del pittore Munch e proseguito con successo nelle successive collaborazioni. Fra l'altro - concedendoci una breve digressione - : ancora oggi, confrontandomi con il testo del lavoro su Munch, non posso fare a meno di notare come alcune dinamiche relazionali presenti in una famiglia borghese, norvegese, di un secolo fa, siano profondamente analoghe a quelle contemporanee. "Il Vetro e l'Anima" si avvale anche di alcuni significativi contributi fotografici, proiettati nel finale della rappresentazione.
Si tratta di una piccola parte delle immagini realizzate da Simeone Ricci, nell'ambito di un lavoro fotografico che dovrebbe diventare una vera e propria mostra. Immagini di un'impatto dirompente, che dicono tutto su questa quotidiana semenza di dolore agli angoli delle nostre strade. In scena non trovano "casa" se non nel finale dello spettacolo, ma ci auguriamo che l'allestimento della mostra possa essere pronto già per i prossimi appuntamenti. Questo spettacolo nasce da una concezione del teatro come forma di impegno sociale?
Ovviamente. Passato Capodanno da poco, abbiamo letto tutti i consueti bollettini - tremendi - di morte sulle strade. E' vero che il teatro è una per cura chi lo fa, me è anche vero che - se il teatro vuole avere ancora un senso - deve anche "curare" chi lo guarda e chi vive intorno e fuori ai teatri. E' necessario dire qualcosa per noi stessi, ma anche esternare un messaggio sociale, per la gente e per il mondo al di fuori del palcoscenico. Che è lo stesso mondo in cui noi stessi, usciti da questi camerini, viviamo. Il "Vetro e l'Anima" ha ottenuto grande attenzione e sostegno anche da parte di numerose rappresentanze istituzionali. Quali sono le vostre speranze e i vostri progetti in proposito?
Spero che tutto questo possa essere una goccia lanciata nel mare della sensibilizzazione e della prevenzione che finalmente sembra si sta aprendo. Da parte nostra, faremo il possibile, Andremo nei municipi, nelle scuole, porteremo in giro sia la mostra che lo spettacolo. Io ho dato disponibilità assoluta a tutti, nella speranza che anche il nostro lavoro possa contribuire a sensibilizzare le persone, e in particolare i più giovani, sugli argomenti trattati. Personalmente, cosa ne pensi?
Mi sembra l'anno giusto. Fin da questo inizio d'anno, si stanno avviando molte nuove e importanti iniziative. Leggevo l'altro giorno che anche il ministro Bianchi ha proposto nuove norme per la sicurezza stradale. ...Ma quante morti ci sono volute per dire finalmente "E' l'anno giusto"? Non lo so. (Un ringraziamento particolare a Cristina Colaninno, responsabile dell'Ufficio Stampa di Gianluca Bottoni, che con la sua preziosa collaborazione ha reso possibile questo incontro e questa intervista.)
Inserita il 10 - 01 - 07
Claudia Bertozzi
Leggi altri articoli di Claudia Bertozzi

INSERISCI UN COMMENTO

Nome:
Titolo:
Commento:
Per inserire il commento devi effettuare il login.
Username:
Password:
Teatro.Org si riserva il diritto di cancellare commenti con linguaggio non adeguato ai contenuti del sito o fuori luogo. Per motivi di sicurezza viene salvato l'IP dell'autore del commento. Gli indirizzi email vengono salvati solo per scopi di sicurezza e non verranno utilizzati in alcun modo, né ceduti a terzi.
 

Serena Sinigaglia dirige 1989 CrolliPRECEDENTE SUCCESSIVOUmberto Orsini, una vita fatta d’arte

NEWSLETTER

 



IL CARTELLONE


IN SCENA

Abruzzo
Aquila - AQ Chieti - CH
Pescara - PE Teramo - TE
Basilicata
Matera - MT Potenza - PZ
Calabria
Catanzaro - CZ Cosenza - CZ
Crotone - KR Reggio C. - RC
Vibo Valentia - VV
Campania
Avellino - AV Benevento - BN
Caserta - CE Napoli - NA
Salerno - SA
Emilia Romagna
Bologna - BO Cesena - FC
Ferrara - FE Forlì - FC
Modena - MO Parma - PR
Piacenza - PC Ravenna - RA
Reggio E. - RE Rimini - RN
Friuli Venezia Giulia
Gorizia - GO Pordenone-PN
Trieste - TS Udine - UD
Lazio
Frosinone - FR Latina - LT
Rieti - RI Roma - RM
Viterbo - VT
Liguria
Genova - GE Imperia - IM
La Spezia - SP Savona - SV
Lombardia
Bergamo - BG Brescia - BS
Como - CO Cremona - CR
Lecco - LC Lodi - LO
Mantova - MN Milano - MI
Monza - MB Pavia - PV
Sondrio - SO Varese VA
Marche
Ancona - AN Ascoli - AP
Macerata - MC Pesaro - PU
Urbino - PU
Molise
Campobasso-CB Isernia - IS
Piemonte
Alessandria - AL Asti - AT
Biella - BI Cuneo - CN
Novara - NO Torino - TO
Verbania - VB Vercelli - VC
Puglia
Andria - BAT/BT Bari - BA
Barletta - BAT/BT Brindisi - BR
Foggia - FG Lecce - LC
Taranto - TA Trani - BAT/BT
Sardegna
Carbonia - CI Cagliari - CA
Iglesias - CI Nuoro - NU
Oristano - OR Sassari - SS
Sicilia
Agrigento - AG Caltanissetta-CL
Catania - CT Enna - EN
Messina - ME Palermo - PA
Ragusa - RG Siracusa - SR
Trapani - TP
Toscana
Arezzo - AR Carrara - MS
Firenze - FI Grosseto - GR
Livorno - LI Lucca - LU
Massa - MS Pisa - PI
Pistoia - PT Prato - PO
Siena - SI
Trentino Alto Adige
Bolzano - BZ Trento - TN
Umbria
Perugia - PG Terni - TR
Valle D'Aosta
Aosta - AO
Veneto
Belluno - BL Padova - PD
Rovigo - RO Treviso - TV
Venezia - VE Verona - VR
Vicenza - VC
ESTERO
Croazia Francia
San Marino Svizzera
HOME    Login    Chi siamo    I Redattori    Dalla Redazione    Dicono di Noi    Privacy    Contattaci    Preferiti    Imposta come Homepage - © 2003-2012 Teatro.Org - Intrattenimenti
Testata giornalistica registrata al ROC il 30 agosto 2006 - n. 14662 e presso il Tribunale di Milano il 30 maggio 2008 - n. 342 - Direttore Responsabile Gianmarco Cesario This website is ACAP-enabled